#SocialSurgery
Intervista al Dottor Massimo De Giuli, chirurgo estetico all’Umberto I, Roma
Roma,
“Specchio, specchio delle mie brame chi è la più bella del reame?”
Anche la regina malvagia di Biancaneve aveva a che fare con la smodata necessità di consensi e sebbene questa possa esser messa nell’informe gruppo degli haters di Biancaneve, anche lei, potentissima e magica cercava conforto non nei like ai suoi selfie in Instagram o Facebook su uno smartphone ultimo modello ma in uno specchio in grado di darle in tempo reale il feedback in un responso di sibilla.
Che abbiate visto o no l’ultimo Biancaneve nel 2012 del regista Tarsem Singh, poco importa ma qui l’uso delle scene è inequivocabile e porta alla ribalta una strega molto attenta alla #beautyroutine, con una Julia Roberts, come malvagia matrigna, intenta a farsi imbrattare di guano di piccione per la #skincare quotidiana a cui non poteva mancare la “punturina” dall’effetto #antiage e rimpolpante di api e scorpioni in una sarcastica visione dei trattamenti a cui quasi tutte le donne ormai si sottopongono.
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Dostoevskij sosteneva che la bellezza avrebbe salvato il mondo, ma cosa accade quando la bellezza diventa un’ossessione?
L’ideale estetico greco o il “Κάνον” dell’epoca raccoglieva le più desiderabili caratteristiche d’avvenenza fisica e morale: “kalòs kai agathòs” che ormai risultano obsoleti preferendo l’immagine al contenuto.
Canoni di bellezza che nel tempo mutarono e rimasero nella storia grazie agli scatti d’autore come quelli di fotografi come Patellani e ora conservati senza tempo al Museo della Fotografia Contemporanea di Cinisello (Milano) dove uno dei più celebri ritrae una giovanissima Sofia Loren con altre concorrenti selezionate per il concorso di bellezza a Salsomaggiore nel 1950.
Capelli cotonati, l’espressione che accenna un sorriso, uno scatto degno delle app per foto ritocchi o di filtri social ma la foto è originale in bianco e nero come la bellezza reale e non omologata di quelle giovanissime ragazze acqua e sapone.
“Il mestiere di vedere” dal titolo del libro di Neri Fadigati oggi è diventato il “mestiere di mostrare” o meglio, mostrarsi e che assomiglia sempre più a quel Narciso di Caravaggio intento ad ammirarsi in uno specchio d’acqua attratto dalla sua perfezione.
Narcisi moderni o esasperati tentativi di costruire una “realtà altra” cominciando dal proprio aspetto sempre più artefatto?
La bellezza parla la lingua dei social in quel tripudio di foto postate giornalmente che vanno ad accrescere il grande album degli utenti del web ed è proprio così che tutte quelle immagini e foto, costruite con dovizia e attenzione per i particolari, sposano appieno le logiche del mercato: “se hai follower esisti”.
Una realtà mediata, artefatta, filtrata, riscritta, targetizzata, photoshoppata ma anche ritoccata, molto spesso, dal chirurgo.
Che lo si voglia ammettere o no i social stanno influenzando sempre più la nostra percezione di bellezza che, per questo, deve essere perfetta, senza tempo, senza rughe, rigorosamente ricca e felice e forse sì anche senza anima.
E che l’aspetto stia soppiantando il contenuto ce lo mostra l’importanza dell’immagine che è sempre più l’unico biglietto da visita richiesto.
Scorrendo tra i profili social di Facebook o Instagram, ci possiamo rendere facilmente conto come l’ossessione per la perfezione e per la bellezza sia ormai da tempo radicata e dove la persona viene sempre più spesso valutata per la qualità delle foto, per il numero dei follower e sempre meno per il suo contenuto; e chissà se l’onda dell’oversharing in un prossimo futuro, riuscirà a sostituire anche il “come stai?” con “quanti follower/like hai ottenuto oggi?”
Una modernità mai stata così liquida, con influencer sempre più accaniti per raggiungere il risultato a qualsiasi prezzo e anche a costo di cambiarsi i connotati.
Ma che la bellezza venga “rivisitata” magistralmente o sommariamente con Photoshop o altri programmi di editing il ricorso ai bisturi rimane il ritocco più delicato e sempre più gettonato.
Che ci sia il rischio di diventare caricature di un “ideale di bellezza” trollato o no, storie come quella di Sahar Tabar la giovane iraniana che si sarebbe sottoposta a 50 interventi chirurgici per assomigliare ad Angelina Jolie, dimostrano come l’ossessione dell’apparire ed uscire dall’anonimato sia un fenomeno sociale spersonalizzante in tutti i sensi.
L’opinione pubblica, infatti, è sempre più social e la disintermediazione della stessa informazione porta alla ribalta l’interesse spasmodico per il “borderline”.
Geni del trucco, o geni di Photoshop, la postproduzione che sta dietro all’immagine è un vero business perché tutti, o quasi, sentono il bisogno di mostrarsi per quello che non sono cercando sicurezza nella confortante approvazione di un click in più.
La retorica del “non hai bisogno di follower per sentirti bella o una leader” sta diventando sempre più di nicchia e quasi anacronistica perché la bellezza social è affamata ed è il nuovo paradigma.
Una nuova dittatura che ha portato alla ribalta le figure degli influencer, le nuove star dei social network: ragazzi e ragazze dalle vite e dall’aspetto perfetto e con un numero impressionante di follower.
E se in passato c’era l’ammirazione per le star del cinema, oggi l’indiscussa appetibilità la fanno i social negli schermi come nella vita.
Una appetibilità sempre più costruita su dei paradigmi di successo come possono essere Chiara Ferragni (16 milioni di followers), Emily Ratajkowski (21 milioni di followers) che ne rappresentano solo alcuni esempi e che hanno fatto della loro persona un contenitore di business.
Ma che tutta questa storia abbia cominciato a mietere anche delle vittime ce lo ricorda un’intervista fatta a Valentina Dallari da Le Iene.
Vite perfette e fisici statuari che suscitano ammirazione e seguito e con cui splendidi profili di puro marketing illudono le persone fragili soprattutto quando si tratta di giovani users portandoli a pensare che la strada del successo sia solo una: la perfezione esteriore.
Valentina Dallari ha raccontato il suo dramma: “l’anoressia nata sui social”; perché quando si è “influenti” o si vuole diventarlo, avere seguito esige un dazio molto alto “il tuo corpo non è più solo tuo.. ma di tutti quelli che mettono like” (…) “1 kg perso = 1 follower in più”.
Un indice di gradimento spasmodico, 24h/24h, 7giorni su 7 e Valentina arriva a pesare 37 kg, il fisico deperisce, le labbra si gonfiano, i seni esplodono: Valentina diventa un’altra persona.
E forse questa la bellezza 2.0?
Massacrata dagli haters lei come tanti altri si sentiva il “dovere di perdere del peso” per le ragazze che “credevano in lei”.
Ma prima di diventare “influente” anche lei, Valentina, ha avuto dei modelli a cui ispirarsi ed è stata follower di una delle regine dei social: Chiara Ferragni.
Le sue parole inequivocabili non lasciano spazio ad interpretazione e sembrano il lamento dell’insoddisfazione nella ricerca spasmodica di un effimero miraggio: il paradigma della bellezza 2.0.
Una bellezza social che post dopo post detta le regole di una profezia autoadempiente che, nell’emulazione di fisici magrissimi e visi di porcellana, costringe a non accettarsi per essere accettati.
“Vedevo la Ferragni perfetta (…) aveva un sacco di seguito (…) 53 kg (…) presi quel numero come criterio della mia vita (…) per essere belle pensavo bisognasse essere come lei”.
Che tutto ciò possa sembrare impossibile o normale, i social dettano sempre più le regole del gioco trasformandosi non in consigli per essere più belle/i ma in dei veri e propri dictat.
Fisici spigolosi per essere più cool, muscoli a vista, glutei scolpiti, seni innaturali e prorompenti, labbra carnose e volitive a cui aggiungere l’immancabile garanzia del #thingap tanto che, se non ce l’hai, non potrai mai essere veramente “influente”, fanno sì che si ricorra con sempre più facilità non solo ad estenuanti diete fai da te distruttive ma anche ai bisturi con cui poter modellare la bellezza in modo sartoriale.
La bellezza cross-mediale abbraccia così sia i social che la tv con icone del piccolo schermo seguite passo passo nella loro vita mainstream dai loro profili ufficiali.
E che Photoshop sia ormai alla portata di tutti, più o meno sapientemente, sta anche rivelando la crescente tendenza della necessità d’apparire sempre più artefatti anche nel proprio quotidiano in cui la finzione e la costruzione del sé riproduce le dinamiche social con ritocchini chirurgici sempre più in tenera età.
Ed è proprio così che la smania d’apparire e avere seguito sfocia in la Barbie umana, il Ken umano degenerazioni di un apparire che dell’ironia del mito della dumb blonde girl sembra conservare ben poco.
Donne e uomini sempre più da copertina di Playboy dall’hashtag #luxuryhotgirl/man, #beauty, #hotfashion immortalati in pose plastiche che farebbero arrossire Rodin e scomodare il suo Pensatore.
E che l’immagine e l’apparire perfetti sia diventato un business lo dimostra la facilità con cui si possono anche reperire professionisti di settore: fotografi che propongono personal photosession con un pro photographer.
Pochi giorni fa, infatti, ho postato una foto su Instagram con tutti gli hashtag di rito, e come per magia sono stata contatta da un fotografo da più di 100 mila follower.
Questo, dopo alcuni messaggi, propone 2 ore di shooting per 400 euro, 20 foto ritoccate ad alta risoluzione a cui aggiungere l’immancabile video portrait per la modica cifra di 300 euro.
La sua proposta non ha suscitato il mio interesse visto il suo “catalogo fotografico” consultabile in Instagram che per quanto “artistico” non rispecchiava i miei interessi ma proprio in quel momento ho pensato a quante altre ragazze, invece, avrebbero visto come un’occasione d’oro entrare a far parte delle sue “super modelle posteditate” sparse per il mondo facendomi riflettere, così, anche sui risvolti psicologici che stanno alla base dei social.
In merito mi riferisco ad alcuni studi in materia svolti sul tema “Blog e social network” e che hanno dimostrato come tra gli utenti vi sia una buona parte di egocentrici e narcisisti che non aspettano altro che essere notati per le loro doti impareggiabili che, nella ricerca costante d’attenzioni e conferme sul proprio essere o meglio, sul proprio apparire, dal feedback del tutto illusorio, cercano di imporre, enfatizzando, la parte migliore di sé celando una profonda solitudine per arrivare, poi, a tutti coloro che, invece, si convincono che tutta quella perfezione ostentata sia reale e per questo da seguire ciecamente dimenticando un aspetto fondamentale e forse l’unico reale: il business.
Anche se un po’ di “amor proprio” non guasta mai, questo non dovrebbe comunque portarci all’autocelebrazione o all’idolatria, tanto più che questo tipo di contenuti sono da prendere con le pinze soprattutto quando passano attraverso l’ampolloso ed artefatto mondo mediato da uno schermo.
Gli standard della bellezza appaiono così sempre più inarrivabili come le loro icone sempre più seguite tanto da farci credere sempre più alla finzione social cercando di adeguarsi a standard che non esistono.
In un modo molto smart questa tematica viene trattata anche in un video su YouTube di Marco Montemagno che chiude il suo monologo di riflessione condivisa con quello che potrebbe diventare a tutti gli effetti un hashtag di “ribellione”: #patentedellarealtà.
Tutti questi interrogativi e il bisogno di risposte necessitano di parole autorevoli e chi meglio di un chirurgo estetico poteva dare un responso in merito?
Ho incontrato il Dottor Massimo Di Giuli, specialista in chirurgia estetica dell’Ospedale Umberto I di Roma che, grazie alla sua diretta ed operativa esperienza, poteva svelare, così, i canoni della bellezza 2.0.
Alcune domande per conoscerlo meglio, e già dalle prime risposte il suo profilo è chiaro: etica e passione.
Il Dottor Di Giuli vanta una lunga esperienza nel campo della bellezza e la sua bravura la puoi leggere nell’espressione soddisfatta dei suoi pazienti che ho potuto incontrare vedendo con i miei occhi quei sorrisi compiaciuti.
Dagli interventi ormai di routine come l’aumento del seno passando per la rinoplastica, la blefaroplastica e il nuovo addome scolpito, la lista potrebbe continuare ancora per molto per poi arrivare agli interventi più drastici: il cambiamento di sesso e l’allungamento del pene.
Un medico professionale e spontaneo che non nasconde i limiti di un intervento, aggiornato e al passo con i desideri dei suoi pazienti sempre più attenti alle influenze e alle tendenze della bellezza.
“Le è mai capitato d’avere pazienti che le chiedono d’assomigliare a personaggi molto popolari o a donne dello spettacolo molto forti anche nei social?”
La risposta è stata positiva e il Dottor Di Giuli non lascia spazio alle interpretazioni: “molti miei pazienti vengono in studio con la foto dei personaggi a cui vogliono assomigliare, è molto in voga Belen, per le donne”.
Scopriamo che gli interventi di chirurgia estetica sono sempre più frequenti anche tra i giovanissimi e che tra questi ve ne sono stati anche molti che hanno usato il linguaggio dei social rendendo i loro desideri di bellezza con quegli hashtag come “thingap” per chiedere un intervento mirato all’aumento dello spazio tra le gambe per esaltare la perfezione e la magrezza.
Fisici scolpiti e limati dalle nuove proporzioni nelle mani sapienti di un esperto come lui.
La chirurgia estetica è iperconnessa e il Dottor Di Giuli nelle sue parole rende tutto questo.
Una chirurgia che deve essere cosciente e messa in atto solo da mani che possono realmente farlo e non di certo rivolgendosi al suo alter ego clandestino.
L’intervista si conclude con una domanda personale: “Lei è un chirurgo estetico ma se potesse “costruire” una donna ideale, ha una sua immagine di questa o piuttosto la cercherebbe nella natura?”
Il dottore sorride, le sue parole sono sincere: “naturalmente la natura ci offre molti soggetti belli, poi una donna che si sente bella è già di per sé bella davanti gli occhi di chi la guarda, quello che riusciamo a fare noi chirurghi estetici è migliorare, aiutare un po’ la donna che si sente bella, sicuramente la sensualità e l’intelligenza sono le caratteristiche che a mio avviso una donna deve avere, per quanto riguarda l’aspetto generale, ma una donna con un bel seno e un bel sedere è sicuramente una donna che piace a tutti gli uomini.”