Si è fatta moltissima disinformazione sull’incidente nucleare (gravissimo) di Fukushima. Adesso, dopo oltre dieci anni, l’evento è nuovamente tornato alla ribalta delle cronache per l’annunciata intenzione del governo giapponese di versare, dopo averla filtrata e depurata dai nucleotidi radioattivi, l’acqua usata per raffreddare i tre reattori andati in meltdown della centrale.
Ovviamente una ricca occasione per il clickbait! Ma diamo la parola agli esperti per capire se è davvero così pericoloso oppure no…
geoPOP
A dieci anni dall’incidente nucleare, il governo giapponese riverserà in mare 1.2 milioni di metri cubi di acqua radioattiva adoperata per il raffreddamento della centrale di Fukushima.
Tokyo annuncia che lo sversamento avverrà tra due anni, scatenando le proteste degli ambientalisti e generando divisione nell’opinione pubblica.
La domanda che tutti si pongono è: il rilascio dell’acqua radioattiva di Fukushima nel Pacifico che conseguenze comporta? La reazione internazionale è chiara e mentre gli Stati Uniti hanno scelto una linea morbida, Cina e Corea del Sud hanno criticato con forza la decisione del Giappone.
C’è tanta disinformazione e in questo video capiremo come stanno veramente i fatti e analizzeremo i valori di radioattività di quest’acqua.
Tutto questo clamore è probabilmente solo l’eco della più importante guerra commerciale sanitaria del secolo, un conflitto finanziario silenzioso ma che coinvolge una quantità di persone e Stati maggiore di ogni altra guerra. La battaglia è sul prezzo e su quello che in economia si chiama “costo marginale“.
In economia, il costo marginale misura il costo che si sostiene per produrre un’unità aggiuntiva di un prodotto o il costo di un’unità maggiore di servizio. Questo concetto va ben compreso attraverso approfondimenti in quanto assume un significato rilevante nei modelli economici. Il costo marginale unitario corrisponde quindi al costo di un’unità aggiuntiva prodotta, cioè alla variazione nei costi totali di produzione che si verifica quando si varia di un’unità la quantità prodotta. Matematicamente corrisponde alla derivata del costo totale rispetto alla quantità prodotta.
Chi si è cimentato con qualche testo di micro-economia sa bene che in un sistema economico equilibrato, e quindi razionale, le differenze tra il prezzo e il costo marginale dovrebbero tendere allo zero, ma l’escamotage del profitto distoglie l’attenzione e ci fa illudere che quando c’e’ un alto margine il benessere generale migliori. Ma è abbastanza lapalissiano, e ben visibile ai giorni d’oggi, che ognuno di noi viva in un’illusione economica, e sociale, che è molto difficile smascherare.
Per questo motivo sembra che i prezzi dei vaccini siano troppo alti, e l’unica trattativa a prezzi calmierati, o politici, sembra essere stata fatta solo ad Oxford, non a caso l’università piu’ prestigiosa del pianeta.
Ma quanto costano le dosi?
In Europa i prezzi delle singole dosi sono stati negoziati attraverso accordi secretati tra l’Unione europea e ogni singola farmaceutica. Gli accordi sono stati stipulati in segreto da Bruxelles e i termini sono riservati. Da questo video del canale IndyWREP che qui pubblichiamo, notiamo che il vaccino AstraZeneca sviluppato all’ Università di Oxford, con la collaborazione si una farmaceutica italiana, è quello meno caro di tutti e probabilmente il suo prezzo è di soli 2 dollari.
Un prezzo anche di 9 volte inferiore a quello degli altri; 7 volte meno di quello Pfizer-BioNTech che costa circa 15 dollari. Moderna costa 18 dollari, mentre il Johnson & Johsnon sarà venduto probabilmente a “soli” 8.50 dollari mentre lo Sputnik sembra possa costare intorno ai 10 dollari.
Inoltre c’e’ da considerare che al costo va aggiunto il rischio di mantenimento di alcuni di questi vaccini, che devono essere tenuti a temperature bassissime con conseguenti elevati costi di gestione. I vaccini per prevenire il Covid sono principalmente di due classi, una di tipo tradizionale, come quelli di Oxford, che non necessitano di temperature proibitive e si possono trasportare anche con semplici frigoriferi e la classe di ultimissima generazione, mRNA, come quelli Pfizer e Moderna, che attualmente devono essere trasportati e conservati a temperature molto piu’ basse di quelle di un qualsiasi refrigeratore industriale.
Il vaccino Oxford-AstraZeneca (codice AZD1222) è un vaccino tradizionale che utilizza un vettore virale depotenziato ed è stato formulato presso il Jenner Institute dell’Università di Oxford in collaborazione con la società AstraZeneca e l’italiana Irbm Science Park. Questo vaccino ha un costo inferiore rispetto a quelli con la nuova tecnologia mRNA ed è un tipo di vaccino già utilizzato da tempo e non basato sull’emergente tecnologia a mRNA che di fatto si sta utilizzando in massa sull’uomo per la prima volta nella storia.
I vaccini “tradizionali” necessitano di un procedimento di produzione già in uso per numerosi vaccini presenti da anni sul mercato e risulta concettualmente molto più semplice e collaudato rispetto a quelli ad mRNA, fosse solo per la documentazione scientifica a disposizione e dal fatto che, ripetiamo, può essere conservato a temperature facilmente gestibili.
Il vaccini mRNA non sfruttano un vettore virale, ovvero un altro virus o parti di esso prodotto in vitro, ma di fatto costringono le nostre cellule a produrre esse stesse, ed esporre, parti del virus da combattere in modo che il sistema immunitario impari a riconoscerle. Non abbiamo ancora trovato delle documentazioni che ci possano spiegare esattamente come queste parti vengano esposte e quali siano le conseguenze a lungo periodo visto che è la prima volta che tale metodo viene utilizzato in larga scala sull’uomo.
Non sappiamo con precisione neppure se in larga scala i costi di produzione dei vaccini di nuova generazione siano inferiori o superiori a quelli tradizionali, possiamo solo immaginare che probabilmente i nuovi vaccini possano essere prodotti in larghissima scala in maniera molto più semplice di quelli a vettore virale in quanto non necessitano di “coltivare” e “modificare” alcun virus trasportatore. Pertanto possiamo solo continuare ad indagare per cercare di comprendere quale sia il vantaggio delle Farmaceutiche in relazione al vantaggio umanitario nello sviluppare e diffondere questo tipo di nuove tecnologie farmaceutiche a mRNA.
Il prezzo di vendita del vaccino sviluppato ad Oxford è di gran lunga il più basso in commercio e anche i costi di distribuzione e stoccaggio, ovvero di gestione, sono attualmente notevolmente ridotti rispetto ai “nuovi vaccini”.
Il contributo di GeoPop in collaborazione con GEOchannel per fare un po’ di chiarezza sullo scottante quanto grave problema dei rifiuti radioattivi.
[NDA,: in coda un video di aggiornamento con una intervista al dott. Fabio Chiaravalli di SOGIN]
GeoPop:
GEOchannel:
Rifiuti radioattivi in Italia. Intervista al direttore di Sogin, la società dello Stato italiano responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare. (a cura di GeoPop)
La Cina detiene il 95% delle terre rare, elementi della tavola periodica ormai indispensabili nella produzione di qualsiasi manufatto tecnologico in tutto il mondo!
Considerate che in una singola turbina eolica da 5 MW ci sono oltre 800Kg di Neodimio e 200 Kg di Disprosio!
Ma ora la parola a Andrea Moccia, su YouTube un ottimo divulgatore (Geopop) di come la geologia sia presente nella vita di tutti i giorni (e non solo quando si parla di vulcani e terremoti….)