Parola d’ordine dell’entertainment? CROSSMEDIALITÀ
“Dio ha creato l’uomo perché ama le storie”
Nativi digitali vs migranti digitali, teorie del complotto, paura della democratizzazione dell’informazione, pulsioni disintermedianti, fanatici del web o nostalgici della vecchia cornetta e del tubo catodico, che apparteniate a una tendenza o all’altra, è in atto la rivoluzione digitale e tutti, in maniera più o meno attiva, facciamo parte di questo progresso.
La tv è sbarcata nel web, Instagram ha la sua tv, palinsesti on demand, on my demand, on my media, gli appassionati di web series non vivono più il dramma di “perdersi l’ultima puntata” che cade proprio il giorno del “compleanno della nonna” o di “quella cena aziendale” che “se non ci dovessi andare per forza.. me la risparmierei volentieri!”.
In un bellissimo libro di Max Giovagnoli (Apogeo saggi) dal titolo “Cross-media. Le nuove narrazioni” si viaggia nel tempo scoprendo come sia profondamente cambiato il mondo dell’entertainment e come lo stesso modo di creare contenuti per l’informazione non si possa più esimere dal contatto con un pubblico sempre più connesso che vuole essere raggiunto nei suoi devices di predilezione.
Una crisi che ha toccato la carta stampata mettendo in discussione non solo il contenuto in senso lineare in favore dell’immagine ma anche quella che per molto tempo fu l’indiscussa rivoluzionaria dominatrice: la televisione per lasciare spazio a quella fruizione sempre più su mobile e web.
Siamo circa 7 miliardi sul nostro pianeta, 5 dei quali mobile useres only, avezzi a contenuti che carpiscono l’attenzione di noi bulimici dell’informazione in click, connessione, navigazione che, per circa 6 ore, occupa la nostra giornata: la dieta mediatica.
Nativi o migranti digitali la società che si delinea è una networked society tanto che la nostra stessa vita, in tutti i suoi aspetti, si può definire mainstream entrando, a tutti gli effetti, in quegli schermi..
Lo schermo prima abitava solo le nostre case o i luoghi di incontro della comunità mentre, ad oggi, in ogni momento e in ogni dove, proprio quegli schermi, sebbene in formato più piccolo, sono entrati, invadendo, il nostro quotidiano.
Un “vita sullo schermo” e con lo schermo che, per Turkel, avrebbe portato all’alone together ma questa è un’altra storia.
Prendere atto che il consumer è diventato prosumer è il primo passo nella presa di coscienza di dover rimodulare i contenuti da veicolare dove lo step successivo è solo quello di riconoscere il “nuovo” imperativo categorico: cross-medialità.
I destinatari di beni e servizi, infatti, “non sono più quelli di una volta”; sono diventati “esigenti” e, al ruolo passivo, hanno sostituito la volontà di partecipazione rendendo sterile la semplice logica push e così traducibile in una altrettanto semplice parola che porta le gerarchie del trascendente nel rizoma immanente il grassroots degli user generated content.
Il pubblico vuole essere parte di quel processo produttivo sostituendo all’auctoritas dell’autore la creatività di un fluire che al punto fermo sostituisce i puntini di sospensione.
“Apocalittici ed integrati”, così Umberto Eco definiva coloro che vivevano la transizione; forse saremo anche “legioni di imbecilli” ma non accorgersi del cambiamento è voler a tutti i costi essere ciechi confidando nel ritorno di una lontana meraviglia per la scoperta del fuoco.
Oggi se non hai un profilo social, un sito e un avatar, non esisti e soprattutto non puoi raggiungere il tuo potenziale pubblico che, al contrario di te, sicuramente ha già tutto questo.
Nell’universo di Second Life, il più popoloso ed immersivo mondo della rete, Giovagnoli è Odisseus Writer, e nel suo libro anche i profani dell’entertainment possono incontrare e scoprire le logiche dell’experienced marketing.
E se la parola chiave è cross-medialità questa va di pari passo con il digital storytelling nella “chiamata alle armi” dei new media che spronano ad inventare nuovi modi di ideare e fruire le nostre storie: arene mediatiche dove le piattaforme tecnologiche si influenzano sempre più spesso tra loro nelle dinamiche editoriali come nelle forme di consumo determinando, così, quegli nuovi scenari e nuove “regole” per tutti coloro che desiderano creare ed investire nel mondo dell’informazione, dell’advertising, dell’entertainment e delle imprese.
Cross-medialità è per questo creazione e sviluppo di nuove modalità di narrazione in quelle nuove arene narrative globali che prevedono alchimie simultanee, la condicio sine qua non per la sua realizzazione che, attraverso diverse condizioni grammaticali, di linguaggio, tecnologiche ed esperenziali, nella perdita di importanza dell’auctoritas dell’autore/narratore nel senso classico del termine, riesce a produrre contenuti creati ad hoc per ciascun mezzo di comunicazione coinvolto nel progetto editoriale tout court.
L’homo faber diventa così homo ludens, l’homo ludens dell’infotainment in grado di personalizzare il suo consumo bramando una ricompensa per quella sua scelta, passando, così, dall’interattività di consultazione all’interattività di conversazione nella contaminazione di ruoli tra autori e fruitori che per questo sfocia in quella collaborative authorship di Tigri di carta dell’universo di Second Life dove i partecipanti, una volta registratisi e trasfigurati in forma di avatar, potranno finalmente incontrarsi in un universo in cui la realtà è esponenziata proprio come l’essere.
E se ragioniamo sulla base del web semantico le key words si moltiplicano e danno origine ad un dedalo di richiami baudleriani in una foresta di segni in cui non ci si può esimere dal riconoscere il concetto di stunt show narratives nella necessità di portare in scena il “vero più vero del vero” in cui il pubblico o meglio i diversi “pubblici” sono amaliati dal contenuto fruibile su più piattaforme iperconnesse, bramosi di intreccio mediale che permette quella citizenship della networked society 2.0.
Gli users realizzano così, forse anche inconsapevolmente, quella cosmopedia di Pierre Lévy, uno “spazio di conoscenza” in cui le persone, connettendosi, dibattono su “contenuti collettivi” rompendo le barriere geografiche.
Oggi essere prosumer ci porta ad essere autori delle nuove narrazioni e specialisti della gestione dell’immaginario, sperimentatori di nuovi sistemi narrativi, come demiurghi dialoganti con audiences diverse e raggiungibili solo attraverso le piattaforme e i media di utilizzo quotidiano.
Cross-media è così il potenziale in divenire di contenuti malleabili, liquidi come la modernità, il cui effetto lo si può riassumere sempre in un’altra parola chiave di quella prismatica cross-medialità: il long tail effect che, grazie ai point of access, permette di rivisitare, ampliare e far rivivere contenuti, ad oggi nel mondo digitale, non più definibili dogmatici nella nuova economia degli stessi e che, nella sua “amatorialità”, facilita la partecipazione stimolante dell’“effetto Ikea”.
È proprio così che si delinea una “nuova ecologia delle esperienze” per “far rivivere in prima persona” al pubblico la narrazione di un’arena mediatica sempre più diversificata e sempre meno incentrata sui suoi vecchi players.
E che l’egemonia della “tivvù” sia stata messa in discussione ce lo dimostrano anche le parole del Direttore di Rai 2 Carlo Freccero e del Consigliere d’Amministrazione Rai, Giampaolo Rossi, in un’intervista andata in onda sul Tg2 in occasione del festival di cultura digitale Medioera, Viterbo.
Interrogarsi su come sia cambiata la televisione da quando la rete è entrata a far parte del nostro quotidiano in modo sempre più inclusivo rispetto ai primati del passato, porta i mostri sacri dell’informazione e dell’entertainment a considerare il nuovo concorrente in modo più accurato per poter essere ancora considerati, infatti, ora, la concorrenza, non è più solo tra le reti ma il nuovo e famelico competitor è proprio il web.
La televisione generalista, satellitare a pagamento è messa in discussione da canali come YouTube e le nuove piattaforme di streaming in un mondo in continua evoluzione e argomento di discussione e riflessione del nuovo libro “Fata e strega. Conversazioni su televisioni e società” del Direttore di Rai 2, Carlo Freccero.
“Non esiste più la televisione, esistono le televisioni, ormai tv ed internet si devono integrare si devono sovrapporre e si devono in qualche modo ibridare e il nostro ruolo, la tv generalista, deve competere con la molteplicità di personalizzazione di canali, è una scommessa, ma credo che la tv generalista sia l’alfa e l’omega, l’alfa è la tv e l’omega è naturalmente internet”.
Così Freccero affronta il tema tra rischio e opportunità che, nelle parole del Consigliere CdA Rai, Rossi, sta portando le reti generaliste come la Rai a competere con il nuovo scenario realizzando contenuti ripensati in chiave cross-mediale per essere al passo con il cambiamento delle nuove piattaforme.
Una competitività che dovrà essere giocata su una nuova grammatica, su nuovi scenari quelli dell’expanded universe con la cooperazione drammaturgica del pubblico nella costruzione delle nuove narrazioni che portano a quel “Choose your own adventure”.
Le multiple audiences fatte da migranti digitali, generazione X e generazione Y non sono mai state così attive e volatili e il successo lo si misurerà nello scontro titanico del watch time e della audience retention che porterà alla ri-definizione e ri-mediazione dei contenuti non più solo in senso trans-mediale ma cross-mediale nella corsa all’intercettare il leisure time di un’esperienza che richiede sempre più d’essere una moving experience dinamica, liquida, fruibile comodamente dai propri devices, accattivante, curiosa, articolata ma accessibile con facilità non dimenticando mai il choice excitment.