Da oggi chiamatemi “Dottor Influencer”
L’istruzione ormai lo sappiamo un po’ tutti non se la sta passando proprio bene e l’Italia risulta essere tra i Paesi con il più basso tasso di istruzione d’Europa e le cui già scarse risorse intellettuali sono per lo più cervelli in procinto di fuggire all’estero e dove tutti coloro che invece restano, sembrano avere, al contrario, le idee molto chiare sul da farsi e sulla fortuna che potrà riservargli quel nuovo settore “produttivo” o meglio dei “servizi”, quello degli influencer.
Alla fine che ti serve una laurea quando puoi andare sul trono di Maria e diventare l’idolo di milioni di persone? Perché impazzire sui libri per essere poi l’eterno stagista quando con qualche scatto o video “demenziale” ti puoi assicurare ospitate tv, in locali, copertine e vedere un cash flow che un normalissimo laureato non oserebbe nemmeno immaginare?
Resta il fatto che il pezzo di carta non ha prezzo e forse agli influencer non è mai andato giù non esserne in possesso.
Non sono bastate “le ospitate” nei più prestigiosi atenei a farli sentire meno in difetto di fronte a tutti quei “quattrocchi” a cui avrebbero dovuto insegnare qualcosa anche perché, magari, proprio con quegli influenti interlocutori tutti quei futuri fuggitivi non c’avrebbero neanche scambiato un calzino un po’ perché i trend setters di certo non sarebbero stati d’accordo ma anche perché quel “calzino” è prezioso per l’immaginario dantesco del topos dello studente che senza tanti filtri si sa appartenere al gradino più basso della piramide sociale: squattrinato ma ricco di sogni da conquistare libro dopo libro esame dopo esame.
Chissà poi cosa hanno pensato gli studenti dell’ateneo Iulm quando si sono visti di fronte la “cornuta” Giulia de Lellis pronta ad illuminarli sulla sua figura imprenditoriale con focus le strategie di social media marketing.
De Lellis allo Iulm, Ferragni ad Harvard, i docenti si fanno sempre più social friendly ma da questo ottobre 2019 si potrà studiare all’università per diventare Influencer!
A lanciarlo è stata l’università e-Campus con un percorso di studi triennale nella facoltà di Scienze della Comunicazione e il cui obiettivo è diventare come Chiara Ferragni: personalità in grado di guadagnare migliaia di euro grazie al business dei followers.
E se un tempo la concezione “classica” del lavoro ci portava ad immaginarlo legato ad un ufficio o comunque ad un’attività commerciale concreta, oggi, l’azienda può essere portata sempre in tasca con i nostri smartphone ed è proprio così che le auree regole del marketing diventano codici binari ricordandoci come i bisogni, una volta soddisfatti, lascino spazio ai desideri; desideri che nel singolo sono plasmati dalla cultura e dalle tendenze di un determinato periodo storico che, con la capacità di spesa, diventa domanda collettiva.
Non vedere i cambiamenti che sempre più da vicino ci interessano con le richieste di una società diversa da quella del passato, nel focalizzarsi esclusivamente sui propri prodotti senza proporne di nuovi e per questo ad essa più adeguati, altro non rivela che una forte miopia di marketing e l’università e-Campus sembrerebbe averlo compreso.
Quello della e-Campus appare, così, come un corso di laurea che si propone di fornire gli strumenti necessari e mirati per entrare nel meccanismo del marketing “influenzale” e che fin da subito ha fatto scalpore, sarà che c’era di mezzo la Ferragni, sarà che nelle pubblicità in tv l’ateneo telematico si è pure aggiudicato il volto sorridente del calciatore Cristiano Ronaldo ma che pensandoci bene tra gli epiteti formulari che lo contraddistinguono tutto può vantare tranne che l’essere famoso per le sue doti di studioso.
Ma alla fine comprendere il mercato è questo, scavarlo, intercettarlo, sniffarlo per comprendere a pieno le sue richieste e le personalità in grado di catalizzare i suoi sogni.
Lontane sono le domande “Cosa vorresti fare da grande?” seguite da risposte come “L’astronauta, il pompiere, il veterinario…” oggi ci sono influencer, blogger, youtuber…
Gli idoli non sono uomini di scienza, né di lettere… ed è proprio così che si fa spazio la “novità” di questa offerta formativa consultabile sul sito web dell’università e come riportato anche dalla testa Fanpage; infatti: “Questo corso di laurea ha l’obiettivo di preparare una figura in grado di esercitare la propria attività in maniera professionale, svincolandosi da quella mancanza di rigore e dall’utilizzo di cattive pratiche che penalizzano chi aspira al ruolo di influencer ma non ha un’adeguata preparazione per avvicinarsi con competenza a questo settore”.
Un percorso di studi che in tre anni propone di fornire competenze trasversali che spaziano dalla semiotica alla filosofia dei linguaggi, all’estetica della comunicazione all’informatica alla tecnica, storia, linguaggi dei mezzi audiovisivi, psicologia, sociologia della moda, diritto dell’informazione e della comunicazione, sociologia della comunicazione e dell’informazione per poi passare a laboratori tematici come quelli di scrittura istituzionale e pubblicitaria alla lettura dell’immagine.
Offerta che se analizziamo bene non è poi così dissimile da un tradizionale percorso di laurea triennale in comunicazione o corsi in digital pr e influencer marketing per web strategy e come si possono trovare anche presso altre realtà come nell’offerta del Il Sole 24ore.
Resta il fatto che l’università e-Campus ha trovato il modo di carpire l’attenzione con una key word, influencer, in una sfida molto social e da questa lanciata formalmente: trasformare i suoi studenti in chiacchierate star sul web con il “pezzo di carta” ed è proprio così che le università pian piano cerano di ritornare in auge rendendosi di nuovo appetibili per gli utenti e che proprio per questo necessitano di adeguarsi ai tempi che sono cambiati.
Il corso forma la figura professionale dell’influencer, il leader d’opinione, l’ “ambasciatore” di sé stesso e dei marchi che rappresenta.
Non serve essere per forza delle celebrità perché la stragrande maggioranza “viene dal nulla” ed ecco come la voglia di partecipazione dei networked publics dell’era crossmediale si vede inebriata dalla combinazione tossica d’aspettativa di fama e notorietà, soldi facili, gradevolezza estetica e forse nulla più e che diventa un lavoro attrattivo non più solo per i più giovani.
Chissà come saranno gli influencer di domani, fino a quel momento accontentiamoci della voce di un genio che anche ad oggi potrebbe essere un grande influencer, Pablo Picasso e rendiamoci conto della verità che celano le sue parole: “non giudicare sbagliato ciò che non conosci, prendi l’occasione per comprendere”.
Ed ecco come ha reagito la comunità degli YouTuber; alcuni video seri, altri… un po’ meno.
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