La Bibbia 2.0
Il web non dovrebbe essere un far west ma dal Revenge Porn nessuno è escluso
“La vendetta è una specie di giustizia primitiva alla quale, quanto più la natura umana rincorre, tanto più la legge dovrebbe mettere fine” (Francis Bacon)
V di vendetta… V di veleno…V di volontà di colpire senza via di scampo…
Si perde il sonno meditando vendetta… Si uccide per vendetta…
La vendetta?!.. Può diventare un’ossessione che aspetta solo d’adempiersi e da servirsi preferibilmente su di un succulento piatto freddo.
Quale modo migliore per vendicarsi nei confronti del proprio ex per una storia finita se non appellarsi al grande potere del world wide web?? Come??? Fedeli non temete la Bibbia viene rivisitata e diventa 2.0 e vi dà il benvenuto nel revenge porn universe.
Se in passato vi erano le lettere anonime, i pettegolezzi, le maldicenze che assomigliavano a rivelazioni messianiche di segreti scabrosi per denigrare una persona, oggi, la vendetta si fa virale favorita dall’ “aggravante della diffusione a mezzo web” e che nel revenge porn si realizza con la condivisione pubblica di immagini o video intimi senza il consenso dei protagonisti in un comportamento che genera un vero e proprio abuso, infatti, la pubblicazione di questi contenuti solitamente avviene con lo scopo di umiliare la persona coinvolta per ritorsione o vendetta!
Una vendetta mirata a compromettere e distruggere l’immagine della persona che vi appare agli occhi di tutti coloro che entreranno in contatto con quei contenuti resi minuziosi dalla dovizia di particolari che ne permettono il riconoscimento.
E se all’inizio una relazione può apparire tutta rose e fiori, l’happy end non è poi così scontato: l’ex compagno, l’amante o chicchesia, un giorno, potrebbe decidere che gli scatti bollenti o i video ripresi per l’esclusivo piacere della coppia vengano divulgati per dispetto e nella fine del rapporto così sfociare in strascichi perversi e dolorosi che si realizzano in una nuova forma di stalking tecnologico che si serve del web per colpire una persona nel suo intimo più profondo.
“Vendicatori” frustrati e distruttori professionisti delle vite altrui che non si fanno scrupoli a screditare il proprio ex innamorato o flirt e che grazie al potenziale distruttivo del web vengono resi di virale implacabilità: con pochi click riescono a postare foto o video compromettenti e privati ritraenti ex in atteggiamenti che dovrebbero rimanere ad esclusivo appannaggio degli “attanti” e che rimarrebbero tali o almeno parzialmente anonimi se non fosse che a quei contenuti vengono collegati una serie di “metadati mirati per l’indicizzazione” come numeri di telefono, indirizzi di casa, profili social volti a facilitare e fugare il dubbio d’identificazione della vittima e, così, “sospendere la voyeuristica incredulità” dello spettatore.
Immagini scabrose pubblicate all’insaputa del protagonista di quello che può diventare un bieco ricatto celano un aspetto che non dovrebbe mai esser tralasciato: il doloroso imbarazzo per l’ingiusta violazione subita, per l’umiliazione e la ghettizzazione esterna e autoimposta per sfuggire agli occhi dei puristi.
L’esposizione alla gogna mediatica lacera così nel profondo la vittima di revenge porn che, se non abbastanza forte psicologicamente, può cominciare a covare un profondo senso d’insicurezza che pian piano può lasciare spazio al timore di relazionarsi con le persone a causa dello stato d’ansia che crea l’inquietudine di poter incontrare individui che potrebbero essere venuti in contatto con quei contenuti violati e che proprio così pone le basi per la genesi di quell’autoesclusione che nei casi più dolorosi ha portato all’autoeliminazione.
Quelle immagini imbarazzanti pubblicate per vendetta non sono per questo solo immagini hot con cui “sfidarsi” nel riconoscere i protagonisti che di quella fantasia non potevano immaginare la dirompente capacità distruttiva ignorando, infatti, lo scempio perverso della loro intimità che al contrario doveva essere protetta ma che invece viene data in pasto a sciacalli più o meno consapevoli.
Una frode che mina la tenuta emotiva di quelle vittime, perché di questo si parla, defraudate di contenuti che si pensavano privati e che ora diventano motivo di scherno e ingiusti etichettamenti.
Vittime perché quel materiale live privato ed intimo non avrebbe dovuto essere diffuso e che per questo diventa vilipendio che nell’inganno dell’insaputa s’avvale del potenziale velenoso della stikiness della divulgazione web che “eleva” i contenuti da privati a “di dominio pubblico” innescando meccanismi distruttivi e lesivi dell’altro e come denunciato dagli stessi fatti di cronaca che dimostrano come questa pratica possa portare anche al suicidio.
La deputata del M5S Giulia Sarti e la giovane Tiziana Cantone sono solo due delle vittime che hanno ottenuto attenzione ma chissà quante altre invece soffrono e muoiono nell’anonimato.
Diffamazione, istigazione al suicidio, materiale privato e sessualmente esplicito reso pubblico all’insaputa delle vittime, vittime troppo spesso ostracizzate; ecco perché in molti cominciano a pensare che il revenge porn sia molto peggio di un’altra ingiustizia che ha ereditato la digital life: il cyber bullismo.
Tendenze malsane nuove e per troppo tempo non regolate dalla giurisprudenza e che per troppo tempo ha lasciato spazio a vuoti legislativi che persone come la deputata di Forza Italia, Sandra Savino, invece, con lungimiranza avevano tentato di “riempire” con una proposta di legge che si arenò troppo presto in quanto al tempo considerata a tutela di un fenomeno ancora “marginale e poco urgente” agli occhi del legislatore.
Ma sembra essere sempre così, per capire l’urgenza “ci deve sempre scappare il morto” peccato che poi non si possa tornare indietro e ci si debba solo scontrare con il tormento dei giorni che seguiranno per chi resta.
E se non bastasse s’aggiunge il cattivo gusto del web con i meme che altro non fanno che riportare in auge la completa insensibilità nei confronti di coloro che sopravvivono e lottano tutti i giorni con il dolore e il vuoto lasciato da coloro che amavano ma che hanno deciso di togliersi la vita per porre fine all’onta subita; persone come la madre di Tiziana Cantone che ormai convive con quel dolore ma che non si rassegna di fronte alla necessità di porre fine allo scempio di sua figlia da parte del disumano web o meglio dei suoi netizen.
Meme che continuano a offendere la memoria di Tiziana, meme creati da persone che sembrano aver perso l’umanità e il rispetto almeno dei defunti, l’abominio di una dimenticanza grave quella della sensibilità nei confronti di vittime che hanno compiuto il gesto estremo per porre fine al brusio del tormento dato da quel maledetto online che s’appropria dell’offline.
Tiziana è morta per la vergogna.
Una vergogna che la malvagità umana ha voluto far piombare su di lei, una malvagità che si trincea nella superficialità offensiva della stessa memoria e il cui squallore non si ferma neanche di fronte alla morte mostrando una incontestabile povertà come nel caso del sito Porn Hub quando si è permesso di pubblicare gli auguri di buon anno con il video di Tiziana, morta per questo!
La “purezza” livellatrice del progresso è stata contaminata dagli uomini demiurghi killer della “creatura perfetta” che troppo spesso ne esaltano i lati più oscuri facendone una macchina del fango amplificata, sordida, illusoria la cui “follia” colpevolizza le vittime e scagiona gli aguzzini.
Porn re-vengers: la legge è “uguale” per tutti
Vendette giuste non ne esistono e la rete non sembra godere del diritto d’oblio.
Il revenge porn è stupro virtuale che intaccata la rispettabilità sociale della vittima che “non se l’è andata a cercare”, per quanto possa sembrare strano.
Tutto bene o quasi fino a quando non sono arrivati gli eredi dell’assiro Sardanapalo.
Chissà quanti si ricordano le parole di Dante che così recitava “non v’era giunto ancor Sardanapalo a mostrar ciò che ‘n camera si puote” che, con questa frase, fin dagli albori riconosceva come certe “cose” fosse meglio, per quanto possibile, mantenerle “questioni private”.
Resta il fatto che nell’era di internet risulta difficile cancellare il passato tanto che tutto quello che viene condiviso in rete diventa automaticamente disponibile a tutti anche nel caso di materiale condiviso senza consenso: dopo il danno la beffa esasperato quando si pensa che generalmente la cancellazione dei contenuti incriminati avviene sempre troppo tardi e a vendetta già deflagrata.
Senso di impotenza, depressione, sfiduciata, la pace perduta, la vittima sembra poterla trovare solo nella fuga da tutto e tutti e in aiuti surrogati come farmaci, droghe o con estremi rimedi: tentativi di suicidio e di cui troppo spesso veniamo informati quando ormai non c’è più nulla da fare.
Le vittime, anziché essere sostenute dalla propria comunità, infatti, vengono allontanate, escluse, licenziate dal posto di lavoro o abbandonate da amici e conoscenti, come se fossero state loro a cercare quel tipo di notorietà.
Un fenomeno che per il momento in Italia è ancora “limitato” ma che possiede un radioattivo potenziale: #nessunoescluso
Nel passato recente, diversi fatti di cronaca, infatti, hanno portato alla ribalta casi legati al revenge porn tanto da spingere la stessa giustizia italiana a decidersi di legiferare in merito e con diverse pronunce in base alla gravità del caso in essere: molestia, violazione della privacy, diffamazione e, in casi particolarmente gravi, anche di istigazione al suicidio.
Un reato ora riconosciuto a tutti gli effetti e introdotto al fine di contrastare la “moda” friendly di diffondere foto e video hard realizzate o meno con il consenso dell’interessato e che, in questo modo, risultano essere diffuse senza nessuna autorizzazione, andando a ledere non solo la privacy ma anche la reputazione e la dignità della persona-vittima.
Dark web: La Bibbia 2.0 è stata aggiornata
“Diffidate dalle imitazioni” o meglio oserei più dire “lasciate ogni speranza voi che entrate”!
Gli illuminati “evangelizzatori” dell’era digitale hanno creato un’opera omnia rivoluzionaria che sfida l’enciclopedico “decoro” ed invita a farsi discepoli dell’unica e sacrosanta verità: quella raccolta con metodica attenzione, mendeliana ispirazione e darwiniana categorizzazione.
Per chi non lo sapesse la bibbia 2.0 è un mastodontico archivio di foto pedopornografiche divise per “categoria” (https://www.laltroweb.it/la-bibbia-30-archivio-pedopornografico/): più di 10 mila foto molte delle quali accompagnate da nome, cognome e data di nascita come garanzia della minore età dei soggetti ma non solo e raccolte pubblicamente da gruppi facebook o instagram.
Ragazze come figurine, nude e/o ritratte in atti sessuali espliciti alle volte consapevoli di far parte del mastodontico “compendio” alle volte presenti a loro insaputa per vendetta e date in pasto agli abissi dell’arena delle 3W.
A guardarle potrebbero essere le nostre sorelle minori, le nostre cuginette, le nostre figlie, le nostre migliori amiche, ragazze e donne che forse non si rendono conto di cosa significhi essere “catalogate” nella bibbia 2.0 mentre altre lo sanno anche troppo bene tanto da sentire il bisogno di liberarsi dall’esistenza desiderando di sparire in una lotta impari alla diffusione di questi contenuti, infatti i link, file, download che di continuo vengono cancellati rinascono alla velocità della luce e per questo quasi impossibili da debellare.
La bibbia 2.0 sembra essere così un’idra che si rigenera sempre più forte di cui gli stessi autori si compiacciono con parole di sfida: “Denunciate pure; Possono scrivere quanto vogliono, non ci prenderanno mai; Adesso continuo a condividerla, che mi vengano a prendere; Lasciateli scrivere, noi troviamo la versione 3.1, forza!”
Uno degli argomenti più scottanti e delicati del momento ma che in realtà gira negli abissi del web già da diversi anni: la Bibbia 2.0 è un file marcio in cui molto spesso gira materiale condiviso contro la volontà dei soggetti che vi appaiono.
Un’anarchia in grado di distruggere intere famiglie, ma dai contenuti scambiati come delle figurine dimenticando che dietro quelle pose, dietro quegli sguardi ci sono delle persone che credevano nella persona che avevano davanti che al contrario ne ha tradito la fiducia.
“Fidarsi è bene non fidarsi è meglio” dice un detto popolare ma di inconfutabile verità e forse proprio per questo bisognerebbe insegnare non solo alle ragazze più giovani ad evitare la condivisione degli aspetti più intimi della loro persona ma educare al bisogno del rispetto dei rapporti che si basa sull’attenzione nei confronti delle persone.
Prevenzione: la risposta di Facebook
“Facebook chiede di inviare le proprie foto di nudo per la nostra sicurezza”
Potrà sembrare una richiesta ambigua ma forse è l’unica che può tentare di prevenire l’uso-abuso delle immagini intime di una persona divulgate senza consenso; è così che si configura il piano d’azione pensato da Facebook per combattere in maniera preventiva il revenge porn.
Grazie all’intervento di un dipendente dell’azienda, le immagini verranno prese in rassegna una per una e ne verrà creata un’impronta digitale da conservare.
Una volta realizzato questo passaggio il dipendente cancellerà gli scatti nel tentativo di recuperare un po’ di fiducia da parte degli utenti nei confronti dei social.
In questo modo Facebook, infatti potrà proteggere le vittime potenziali di questo tipo d’abuso che si realizza nella diffusione non consensuale di contenuti privati e sessualmente espliciti e che, attraverso la libera decisione dell’utente di fornire l’immagine “osé” di sé a Facebook, permette al social network di garantirne la tutela di incondivisibilità almeno in prima battuta.
La foto condivisa con lo staff Fb, infatti, viene effettivamente visionata da un team umano che la valuta e ne crea una sorta di impronta digitale: una rappresentazione numerica che gli algoritmi riconoscono come univoca; questo codice sarà, così, l’unico ad essere conservato e registrato proprio come un “marchio”.
E poi…
“Impara a giocare la carta dell’indifferenza. È la più scaltra delle vendette. Non c’è vendetta che valga quanto l’oblio, giacchè esso basta a seppellire il nemico nella polvere della sua nullità (Baltasar Gracián)
[NDD]
E se questo non vi basta ecco la pagina di YouPorn legata al Revenge-Porn [VIETATO ai MINORI]
