Sexting #CUORICONNESSI
“Io rivedo quella scena e vorrei cancellarla.. Ho pensato di morire.. Gli altri ti guardano e tu ti senti sporca…
Ho dovuto cambiare scuola.. Ho il terrore che le persone che mi guardano sappiano..”
Parole dure, parole amare, parole di ragazze che non avrebbero mai immaginato che sarebbe potuto accadere.. eppure così è stato..
Ragazze che delle storie da bambine hanno dimenticato tutto e si sono fidate del lupo..
Ancora violenza declinata in diverse sfumature in episodi di bullismo connessi alla rete.
Ritorniamo a parlare di condivisione di materiale sessualmente esplicito questa volta da parte di persone non consenzienti: minori e sexting.
Il termine sexting è un neologismo che deriva dalla fusione di due parole inglesi sex (sesso) e texting (inviare messaggi elettronici) e indica l’invio di messaggi, testi e/o immagini sessualmente espliciti, principalmente tramite il telefono cellulare o tramite altri mezzi informatici.
Il sexting, secondo uno studio commissionato nel 2009 dal Center di Washington, può essere suddiviso in tre categorie: scambio di immagini e testi solamente tra due partner; scambi di immagini e testi che non coinvolgono solo i due partner ma sono condivisi con altri soggetti estranei alla relazione e scambi di immagini e testi tra soggetti che non intrattengono ancora una relazione ma dove almeno una delle due parti desidera averla.
I contenuti scambiati spesso sono realizzati con il cellulare e condivisi attraverso chat, social network, web e altre app: una pratica che spopola tra le nuove generazioni ed incentivato dall’interazione continua con le nuove tecnologie e che non fanno rendere conto i giovani utenti della pericolosità di questo tipo di condivisioni, ignorando, infatti, di scambiarsi e scambiare materiale pedopornografico che, nello stesso modo, potrebbe finire in mani sbagliate.
E poi vi è un sottile filo rosso che lega revenge porn e sexting due realtà che, per chi ancora non lo sapesse, sono strettamente collegate.
L’avreste mai pensato che le foto scambiate con gli amichetti o i fidanzatini un giorno potrebbero diventare motivo di vergogna??
Bhe questa per quanto possa risultare un’ipotesi remota, al contrario, è molto più reale e realistica di quanto si possa immaginare…
E se il sexting si basa sulla libera volontà delle parti di scambiarsi messaggi di un determinato tipo non costituisce un illecito, dall’altra quando il contenuto sessualmente esplicito viene divulgato a terzi senza il consenso di chi è ritratto, configura il suddetto reato di revenge porn.
Ma chi è il reo confesso o meno di questo reato finalmente riconosciuto? È colui che, in possesso di contenuti privati e sessualmente espliciti, decide di diffonderli, pubblicarli o cederli in modo indebito quindi senza il consenso delle persone “protagoniste” che così vengono letteralmente catapultate nella giungla virale del web.
Un reato complesso che può anche non essere commesso da chi ha condiviso la foto o i video in questione ma che nella loro condivisione ulteriore partecipa al reato scatenante in una catena che può essere percorsa a ritroso fino ad intercettare l’id “sorgente”.
Definite come le nuove “malattie” dell’adolescenza digitale, cyberbullismo e sexting mostrano come siano sempre più numerose le vittime di queste nuove piaghe sociali, infatti, secondo quanto dichiarato in un’intervista da Andrea Bilotto, psicologo, psicoterapeuta e presidente dell’associazione Italiana Cyberbullismo e Sexting, ne è vittima una ragazza su dieci dove, questo dato è anche strettamente correlato al tentato suicidio: un problema grave ancora sottovalutato a livello sociale.
Dati sconcertanti a cui s’aggiunge il fatto che i social e gli smartphone sono sempre più presenti nelle vite dei giovani e molto spesso si sostituiscono agli stessi rapporti con i familiari, diventando così gli strumenti di comunicazione e socializzazione primaria: il filtro attraverso cui approcciarsi al mondo, un mondo in cui la ribalta online voluta o no ricorda le atmosfere allucinogene di Coleridge.
Due facce della stessa medaglia: Cyberbullismo & Sexting
Proviamo a fare un po’ di chiarezza e cerchiamo di cogliere le sfumature per comprendere le differenze che intercorrono tra i due termini; con cyberbullismo, infatti si indicano i comportamenti messi in atto generalmente da ragazzi che aprono un “gruppo” su uno dei loro social, ci inseriscono il coetaneo che vogliono bullizzare e iniziano a offenderlo ad oltranza e in modo molto pesante cercando di far vacillare la sua personalità minando la stima in sé stesso tanto che, nei casi più gravi, si può arrivare all’istigazione al suicidio.
Quando si tratta di sexting, invece, è la vittima che innesca il suo calvario molto spesso inconsapevolmente: postando sui social una propria foto in atteggiamenti equivoci.
L’inconsapevolezza nei confronti degli effetti che una tale condivisione potrebbe creare molto spesso, infatti, deriva dalla mala fede di chi riceve quei contenuti come nel caso di ex fidanzatini o ex amici che, del momento in cui la relazione o l’amicizia naufraga, per vendetta o ricatto, possono decidere di divulgare quelli che sarebbero dovuti rimanere contenuti privati e che, invece, circoleranno per sempre in rete dal momento in cui vengono condivisi.
Un problema sociale che affligge in percentuali maggiori l’universo femminile e che si serve di diversi canali troppo spesso utilizzati in modo inappropriato come Istagram, TiK Tok, Tumbler, WhatApp e Telegram.
Quello che ne esce è un mondo pericolosamente iperconnesso e senza rispetto per l’individuo popolato da generazioni rabbiose, rancorose, allo sbando: figli di genitori sempre più assenti, impreparati, disorientati e incapaci di essere un punto di riferimento.
Genitori messi in discussione da un cellulare che “caricato” con gli esempi sbagliati può veramente trasformarsi in un’arma di distruzione di massa ed ecco come si fa spazio una sempre più forte consapevolezza nei confronti dell’importanza della prevenzione che consideri seriamente i rischi connessi alla rete e attuabile attraverso la media education di pari passo con l’educazione civica.
Promuovere la sicurezza nell’utilizzo dei new media è, così, sensibilizzare responsabilizzando nei confronti del web e dei cellulari i minori, la cui importanza viene celebrata ogni anno nel mese di febbraio con il Safer Internet Day.
L’organizzazione Save the Children, insieme alla Commissione europea, ogni anno promuove, poi, una campagna denominata “Posta con la testa” con lo scopo di rendere consapevoli i più giovani sui rischi che possono incorrere con la condivisione di immagini che, invece, dovrebbero rimanere private.
Detto questo manca una buona dose di coscienza per proteggersi e proteggere e la strada da percorrere sembra essere ancora molto lunga…