“O famo strano”: digisessualità.
Amanti tutti cavi e microprocessori.
Nel film “Viaggi di Nozze”, la trasgressione di Verdone e Claudia Gerini al tempo sembrava essere molto azzardata, alta velocità, una cabriolet, occhiali truzzissimi e una Gerini molto molto coatta se non fosse che, ad oggi, la realtà ha superato di gran lunga l’immaginazione e l’intimità tra le persone forse sparirà..
Di cosa sto parlando? Una sola parola: digissessualità, il sesso all’epoca del tech.
Per chi non lo sapesse questo fenomeno sta incontrando parecchio favore in diverse parti del mondo e sempre più spesso, sia uomini che donne decidono di vivere la loro sessualità non più condividendo un rapporto con un partner in carne ed ossa ma con un robot.
A far pensare è la domanda sempre più in crescita di veri e propri partner dalla pelle setosa ma irrorata da cavi elettrici, robot vissuti come “veri e propri” compagni grazie alle sembianze umane che ormai hanno soppiantato le obsolete e brutte bambole gonfiabili per lasciare spazio ad umanoidi in grado di interagire con i propri utenti-amanti e che grazie all’intelligenza artificiale possono anche rispondere alle domande e “provare” e comunicare piacere; ma non chiamatele “bambole” perché questa nuova tendenza sta pian piano soppiantando le relazioni umane; una novità che ha portato diversi uomini a scegliere come uniche “partner” dei robot e che in alcuni casi diventano delle vere e proprie fidanzate, quindi non scandalizzatevi se un giorno ne vedeste qualcuna fuori a cena.
Un fenomeno, quello dei robot del sesso, in continua espansione e che recentemente ha persino visto aprire una casa chiusa a Barcellona all’interno della quale è possibile fare sesso solo con bambole robot pronte a realizzare i desideri più proibiti dei loro clienti e tra questi anche l’ombra della pedofilia con richieste di robot bambini.
Bambole personalizzate e non esenti da polemiche a causa della preoccupazione per la diffusione della “cultura dello stupro” visto che queste bambole, per quanto tecnologiche, sono comunque inermi e sottomesse.
L’evoluzione dei classici sex toys risulta essere così un tema ancora molto controverso tanto più se si pensa all’ipotesi ormai non più remota di storie d’amore uomo-macchina.
Un’ipotesi sempre più concreta e constatabile, almeno per una volta, nelle vite di tutti noi e dovuta proprio a quei dispositivi tecnologici con cui viviamo in simbiosi: digisessualità, infatti, non è solo scegliere un robot come partner ma anche la “mediazione” hi-tech che accorcia le distanze rendendo più semplici i rapporti a distanza e gli incontri hot e come abbiamo potuto riscontrare nell’intervista alla scrittrice di romanzi erotici Marina Rebonato a cui si aggiungono dispositivi dedicati per lui, per lei, per la coppia per stimolare il piacere grazie all’ausilio della tecnologia: sex toys “domotici” gestibili tramite app, braccialetti e anelli dall’effetto Tesmed che permettono la simultaneità del raggiungimento del piacere anche da remoto.
David Levy, già nel 2007 aveva preannunciato l’avvento di questa tendenza nel suo libro “Love and Sex with robots” e che si sarebbe realizzata appieno entro il 2050.
Quella dei robot e degli androidi dotati di intelligenza artificiale sembra essere, così, solo una seconda ondata di una evoluzione già in atto e che, per questo, non ci dovrebbe neanche più di tanto scandalizzare al pensiero che in un futuro non lontanissimo, ci si possa anche innamorare di oggetti tecnologici o tramite la realtà aumentata e dove casi come quello di Akihiko Kondo che in Giappone sposò un ologramma molto celebre, Hatsune Miku, non facciano neanche più così scalpore.