Gioventù senza Dio: allarme baby gang
Gioventù sempre più violenta, armata, distruttiva senza sogni ma in grado di innescare tanti incubi.
Ritorna a far parlare di sé l’adolescenza 2.0 con il suo essere al limite tra percosse e accoltellamenti e Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, avvisa “Abbiamo tutti abbassato la guardia”.
Sballo, alcol, soldi facili, social, notorietà e sempre più in tenera età anche la droga e lo stile di vita degli adolescenti si fa estremo: carnefici e vittime con giovanissimi che finiscono accoltellati perché “figli di” ma non solo anche ignari passanti.
Coltelli nelle tasche come fossero figurine da scambiare ed è emergenza in tutta Italia; a Napoli la polizia è stata costretta a munirsi di metal detector nel tentativo di contrastare le baby gang e scongiurare le loro “guerre” del sabato sera.
Una escalation di violenza con aggressioni da parte di gruppi di minorenni sempre più accaniti non solo nei confronti dei coetanei ma anche contro persone adulte picchiate solo per aver osato rimproverare comportamenti maleducati e pericolosi; 50enni picchiati selvaggiamente per aver fatto notare atteggiamenti molesti e forze dell’ordine bullizzate nei momenti dell’intervento di soccorso alle vittime, ecco come crescono gli ultras della malavita: bullizzare per non essere bullizzati, essere violenti per non subire violenza che in un certo senso ricorda un modo di dire romano “chi mena per prima, mena du volte”.
Ed è così che cresce il numero dei teenagers denunciati per possesso ingiustificato di oggetti atti ad offendere ed è così che è anche iniziata la guerra alla diffusione di queste armi tra i giovani.
Odio incontrollato e piacere verso il massacro, gli adolescenti diventano un argomento caldo della cronaca e di discussione dentro e fuori del Parlamento.
Sabato 19 ottobre 2019 è andata in onda una puntata di Sette giorni – Rai Parlamento che si concentrava sull’importanza dell’educazione civica e alla cittadinanza digitale come rimedio al fenomeno delle baby gang; un fenomeno in forte espansione che colpisce tutte le fasce d’età, classi sociali abbienti quanto quelle più modeste.
Un fenomeno grave ed invasivo il cui aumento sembra trovare spiegazione anche nella responsabilità individuale attenuata che deriva dell’essere parte di un gruppo-branco e come affermato dalla Professoressa Annamaria Giannini –dell’Università Sapienza di Roma.
Stando a quanto dichiarato dalla docente i ragazzi sembrano non conoscere l’empatia aspetto imputabile alla scarsa capacità di elaborare, mentalizzare e comprendere la realtà in modo ampio immaginando e prevedendo quali potrebbero essere le conseguenze delle proprie azioni e derivante da un atrofizzarsi interiore provocato da una dieta libresca molto povera; i ragazzi delle generazioni Y e Z, infatti, leggono molto poco ma in compenso risultano essere iper-esposti a videogiochi violenti con i quali passano moltissime ore e fra di loro coltivano progetti di questo genere diventando incapaci di separare gli estremismi della finzione dalla realtà ma anzi sarebbero portati a riprodurla.
Tenere monitorato il comportamento dei propri figli e le loro frequentazioni diventa, così, fondamentale per conoscere la loro adolescenza in quel controllo costante che spetterebbe alla famiglia in quanto prima interfaccia sociale dell’adolescente ma che, ad oggi, risulta versare in una crisi profonda a causa del vacillare della sua centralità e come del resto anche per la scuola.
Dialogo familiare e controllo dell’istituzione scolastica, infatti, potrebbero realmente aiutare ad identificare possibili disagi e variazioni nel comportamento di tutti quei minori che tendono o già sono parte di una devianza social che li porta ad essere “criminali online” per quelle azioni gravi riprese con gli smartphone per essere poi condivise nei social network.
Ed è così che sempre più famiglie si trovano molto spesso in difficoltà nel fronteggiare questo tipo di situazioni e proprio per questo necessitano di aiuti ed interventi sinergici di scuola, specialisti, politica e forze dell’ordine nel bisogno, mai stato così impellente, di un ritorno anche all’educazione civica che è educazione alla legalità e ha bisogno di tutti.
A volte, infatti, far capire dov’è l’errore può non bastare se non vi sono regole e controllo che diventano monitoraggio per provare a mutare la distruzione in futuro.
L’uso della forza fa parte dello stato di natura, come del resto il ricorrere alle armi nel piegarsi dell’intelletto all’istinto non solo offline ma anche nelle sue evoluzioni digitali come nel cyberbullismo.
Educazione civica e alla cittadinanza digitale diventano fondamentali per dare ai ragazzi gli strumenti necessari per comprendere e crescere nella consapevolezza.
Degrado, violenza, social non dovrebbero essere le uniche parole per descrivere la gioventù di oggi e da qui la necessità di rendere le nostre città più fruibili per i ragazzi con il coinvolgimento proattivo di diverse forze e tra queste anche quelle mediatiche.
I giovani sono molto più ricettivi di un tempo e arrivati a questo punto la legge sull’educazione civica approvata all’unanimità non dovrebbe più farsi attendere: fondamentale risulta essere, infatti, lo studiare non solo degli insegnamenti “classici” ma anche alla socialità connessa sempre più alle dinamiche del lifestream, social e rete.
Cittadinanza digitale in pillole
Il mondo cambia aiutato dal progresso e i suoi protagonisti vengono chiamati a nuove responsabilità: la cittadinanza digitale.
Con “cittadinanza digitale si intende “la capacità di un individuo di partecipare alla società online” esattamente come ogni attore di una normale società nel senso classico del termine.
Il cittadino come l’abbiamo sempre inteso noi diventa anche “cittadino digitale” portatore di diritti e doveri relativi all’uso dei servizi dell’amministrazione digitale per cui il concetto di “cittadinanza digitale” risulta essere l’estensione diretta della cittadinanza “tradizionale” grazie ai media che sono entrati a far parte della nostra vita quotidiana e che risultano essere strettamente correlati all’esercizio di alcuni suoi “classici” diritti come la partecipazione, l’informazione, l’interazione che proprio con l’avvento della tecnologia digitale ne hanno permesso l’implementazione ma da tutto ciò derivano anche dei doveri.
Il tema della cittadinanza digitale diventa, così, fondamentale a vari livelli sia istituzionali, sanitari, dell’istruzione, dell’informazione per quanto riguarda l’adeguamento di qualità, fruibilità, accessibilità e tempestività della tecnologia e volta a far scomparire il digital devide.
La disparità di trattamento dei cittadini in caso di tecnologia, infatti, risulta essere direttamente proporzionale alla capacità degli stessi d’accedere alla tecnologia e alla rete e proprio da questo si comprende l’importanza di fornire le conoscenze necessarie per non esserne esclusi ed esercitare, in questo modo, i propri diritti e doveri.
Per rispondere a tutte queste nuove esigenze il 7 agosto 2015 è stata pubblicata la carta della cittadinanza digitale: una legge delega nella quale si elencano alcuni principi fondamentali che aiuteranno il processo di ammodernamento della Pubblica Amministrazione e che garantiranno nuovi diritti ai cittadini tra cui la riduzione della necessità dell’accesso fisico agli uffici pubblici attraverso la digitalizzazione di dati, documenti e servizi; la definizione di livelli minimi di prestazioni facendo rientrare così la digitalizzazione dei servizi nella Costituzione; la definizione di requisiti minimi per la Pubblica Amministrazione riguardanti l’ambito digitale; modifiche al Sistema pubblico di connettività (SPC); modifiche per favorire l’uniformità del Sistema pubblico di identità digitale (SPID); creazione del domicilio digitale; ottimizzazione della spesa per la digitalizzazione.
E da tutto questo non è esclusa, per fortuna, la scuola; nel 2017, infatti, il ministero dell’Istruzione ha previsto un bando per diffondere nelle scuole la cittadinanza digitale e civica, due facce della stessa medaglia, votata all’unanimità e in attesa solo di essere finalmente insegnata…
…“L’istruzione è l’arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo” (Nelson Mandela)…
…Per il resto.…Chi vivrà…Vedrà….