Ergonomia, questa sconosciuta
Alcune informazioni su un termine non noto a tutti, almeno così sembra…
L’Ergonomia è stata la fonte di lunghe discussioni fatte con alcuni architetti, ai quali contestavo spesso il poco senso pratico in tal senso. Con questo non voglio dire che tutti gli architetti non pensino a un uso pratico di un oggetto o a un ambiente, quando lo progettano. Ma, molto spesso mi è capitato di guardare un qualcosa e trovarlo scomodo all’uso di tutti i giorni. Vedere soggiorni, belli di per sé, ma adatti più a un’esposizione, che non a essere vissuti.
E qui la diatriba, può proseguire per giorni, attirandomi molte inimicizie se insisto nell’argomento. Premetto, che non sono un conoscitore storico, e non ho basi per capire a fondo l’Arte. Ma, riesco a riconoscere un oggetto, se, secondo il mio gusto personale, ha delle armonie. Se parliamo quindi di un oggetto che è pura rappresentazione di un’espressione artistica, non commento quanto sia particolare quel determinato oggetto, che sia un quadro, una scultura o un ambiente. Posso dire se si avvicina o meno ai miei canoni di bellezza, ma non sono in grado di giudicarlo. Ma… se quell’oggetto deve invece essere usato, anche con una frequenza non necessariamente quotidiana, ritengo che non debba essere solo bello (con tutte le accezioni personali di tale termine) ma pretendo che sia innanzitutto pratico.
Per spiegarmi faccio qualche esempio (e anche qui sono sicuro di attirarmi gli strali di più di qualcuno).
Tanto per cominciare sono partito subito “contro” una categoria, gli architetti. Anche se in molti casi non è con loro che pongo particolare attenzione (che hanno la colpa, solo quando pensano ad ambienti dove poi praticamente è impossibile vivere se non come in un museo vuoto), perché in realtà all’Ergonomia, afferiscono tanti campi.
Io li dividerei, fondamentalmente in tre, si parla di Ergonomia:
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molto spesso, associata al Design (con la definizione italiana legata al mondo della produzione industriale di oggetti, e quindi come “oggetto di Design”);
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anche per il Software, anche se in questo senso non ne trovo molte di attenzioni;
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del Lavoro.
Cominciamo innanzitutto dal termine, secondo Wikipedia [1], la definizione si può sintetizzare in: “L’Ergonomia, In pratica è quella scienza che si occupa dello studio dell’interazione tra individui e tecnologie ”, e mi piace, perché di fatto include un po’ tutto. Quindi se l’oggetto in oggetto (scusate il gioco di parole), riassumo crudamente, è fine a se stesso (cosa che ovviamente non è mai, anche se parliamo di arte pura) allora può anche essere spigoloso, irritante al tatto, scomodo e così via. Perché deve essere solo “guardato”. Ma, se l’oggetto, deve essere anche utilizzato, vissuto, allora il buon senso dovrebbe far sì, che quell’interazione di cui si parlava, sia la più piacevole possibile e la più vicina all’uomo (in senso di umanità) possibile…
Per scrollare il peso (e far rilassare, ma non troppo, gli architetti che avevano dissotterrato l’ascia) faccio un esempio che secondo me riassume almeno due delle tre grandi tassonomie di cui parlavo sopra.
All’inizio dell’era dei cellulari, oramai preistoria per la maggior parte dei giovani, ha spopolato il MicroTac [2] (e la sua successiva evoluzione con lo StarTac) per una decina di anni. E, specie i primi modelli, erano pesanti, ingombranti e non proprio facilissimi da tenere in mano e quindi non direi proprio ergonomici dal punto di vista fisico. Anche i tasti non sempre rispondevano in modo così immediato, o degradavano nel tempo.
Certo, se guardiamo i moderni smartphone, non sempre abbiamo grandi esempi di realizzazioni ergonomiche. Quanti degli attuali cellulari, vanno bene, per dimensioni, solo per utenti con delle mani abbastanza grandi? Ma che, di conseguenza, sono utenti che hanno anche grandi dita, che non sempre combaciano con le icone o i tastini delle tastiere virtuali (e già, nell’evoluzione, c’è stato un passaggio che prevedeva anche delle tastiere meccaniche, con tastini così piccoli che necessitavano di qualche attrezzo esterno per essere premuti).
I cellulari sono, oramai tutti, piatti e larghi e spesso anche scivolosi, tanto che è necessario metterci delle cover siliconiche, che ne rovinano le linee estetiche e li rendono, a volte, un po’ goffi. Tanto vale disegnarli (nel senso inglese del termine: progettarli) già come dovrebbero essere per esser facilmente utilizzati: comodi e pratici. Altrimenti a me, da sempre l’idea del bel divano in pelle, coperto da un non sempre altrettanto bel foulard, perché altrimenti si rovina o si macchia, o perché la pelle effettivamente si scalda un po’ troppo col corpo umano. Lo stesso dicasi per i sedili delle macchine.
Poi qualcuno ha inventato l’Alcantara.
Vogliamo parlare degli schermi degli smartphone o dei tablet, poi? Risoluzioni sempre maggiori, che consentono anche di avere caratteri e comandi minuscoli, peccato che non siano automaticamente adattivi al passare dell’età, che vede una diminuzione delle capacità visive e una diminuzione delle capacità tattili di manovra (classica mano che trema)! Schermi sempre più estesi, ma poi, come faccio a tenerlo in mano senza far partire chissà quale funzione o applicazione?
Ma, tornando alla preistoria dei cellulari, la cosa che era il più lontano possibile dall’aiutare l’uomo al suo utilizzo, per Motorola, abile da sempre a fare rice-trasmettitori, era il suo software interno (o, vista la pochissima capacità di poter essere cambiato e quindi praticamente cablato intorno al suo hardware, tanto che sarebbe corretto parlare di firmware [3]).
Navigare (ben lontano dal termine che si usa oggi per indicare il passaggio da una pagina all’altra nel browser WEB), tra i vari menù e poter accedere a tutte le funzioni di quel telefono era un vera impresa. Tanto che poi, quelli che li hanno sostituiti nella Hall of Fame (o almeno quelli che sono andati per la maggiore al loro pari o di più) sono stati giudicati molto facili da usare solo perché si capivano un po’ meglio. Anche se in modo grafico, trovare alcune funzioni o comandi non proprio base non era per niente immediato, anzi. Secondo me è stato solo il loro lungo utilizzo a renderli “facili”. La Nokia ha mantenuto più o meno la stessa filosofia dei Menù dal 1994 con i modelli “2010” (forse pensavano invece che a un numero progressivo, all’anno fino al quale lo avrebbero riproposto senza innovarsi troppo, ed è stata proprio la mancanza di rinnovamenti una delle principali cause della loro fine), fino a molti anni dopo, quando hanno cioè provato a cambiare e hanno provato a fare quelli che poi sarebbero diventati gli smartphone.
In questo caso però conierei un neologismo di Ergonomia-Inversa! E’ stato cioè l’uomo ad adattarsi alla macchina e non viceversa. Anche qui, potrei farmi diversi nemici, perché ne ho sentiti parecchi che sostenevano che il “Nokia” era facile, ben fatto e ottimale. Beh, a mio parere è stata solo l’abitudine, per la maggior parte degli utenti, e in particolare, per alcuni (poco avvezzi ai cambiamenti), a rendere tanto bella un’Interfaccia uomo – macchina, così primitiva. Ma lo stesso è valso per software molto famosi nel passato, come Wordstar [4]. Che prima di essere soppiantati dalle versioni con una interfaccia utente, molto più usabile, perché grafica, dai successivi leader del mercato come WordPerfect (della Corel) o Word (della Microsoft, ancora in auge). Ho sentito per molto tempo dire che era più “pratico” Wordstar, rispetto ai nuovi, solo perché chi lo usava, era diventato un mago nell’uso degli shortcut (combinazioni di tasti, per eseguire funzioni anche complesse) e, sosteneva che lasciare la tastiera per il mouse era una perdita di tempo ed efficienza! Ma, per chi non l’ha vissuto, immaginate un semplice drag-n-drop (selezione, a esempio, di un testo e il suo spostamento in un’altra posizione nel documento), fatto con il mouse, cosa comportava per il test editor a caratteri: posizionarsi all’inizio del testo interessato (con il cursore! Significa spostarsi solo e unicamente con le frecce sulla tastiera, che per testi molto lunghi, significa stare molto tempo a guardare del testo che scorre, tenendo premuto il tasto), marcarlo con il comando Control (tasto Ctrl delle tastiere) e il tasto “K” e quindi il tasto “B”. Poi, spostarsi alla fine del testo interessato e marcarlo con Control K-K. E quindi andare nella nuova posizione (sempre con le frecce) e quindi Control K-V… Ora, che gli shortcut siano stata una grande invenzione non c’è dubbio, soprattutto per chi usa quotidianamente un software, perché consentono di velocizzare alcune funzioni, per le quali, veramente lasciare la tastiera per il mouse non è conveniente, soprattutto se fatto di continuo. E, questo, lo capì molto bene IBM (inizialmente insieme a Microsoft e poi da sola) ai suoi tempi, quando realizzò il sistema operativo OS2. Per chi l’ha conosciuto, non solo come utente, ma anche come sviluppatore, con il suo linguaggio “C a eventi”, aveva una vera e propria filosofia di vita: le CUA. Common User Access, piccolo acronimo con un grande paradigma, trovare le cose nello stesso posto e usare azioni comuni per funzioni comuni. Quello che per molti è dato per scontato, è stata una vera rivoluzione: trovare i comandi dove ci si aspetta di trovarli! Avere un menù con le lettere evidenziate per funzioni semplici e comuni (come aprire un File o salvarlo) indipendentemente se si sta usando un processore di testi, un foglio elettronico o un programma di grafica. Per far sì, che una volta appresa la filosofia, da lì in poi tocca ricordarsi solo i comandi specifici per l’applicazione specifica, tutti gli altri comandi “comuni” sono oramai parte del bagaglio mnemonico dell’utente. E, questo, comportava una disciplina nel programmare, dal sistema operativo stesso, al software, qualunque esso fosse. Quindi gli Acceleratori (gli shortcut di prima) dovevano essere mantenuti, in teoria per qualunque funzione presente nel menù di un programma e standard, per funzioni standard, poi si aggiungevano via via, per le funzioni specifiche.
Nel tempo alcune scuole di pensiero, sono cambiate. Ma, il programma di editing che sto usando ora, usa gli stessi acceleratori usati più di trent’anni fa!
E per me CUA, è l’elemento chiave per l’Ergonomia del Software!
Un esempio di una possibile evoluzione dell’interazione computer-uomo, mi viene da un film di fantascienza della popolare saga di Star Trek, il quarto “Star Trek IV: The Voyage Home”, dove il gruppetto principale dei membri della nave spaziale USS Enterprise è costretto a tornare indietro nel tempo (di circa trecento anni, dal momento che sono nel 2286 e devono tornare nel 1986 (anno in cui è uscito il film)) per risolvere un problema. E Scotty (il capo ingegnere) prova a interagire con un computer dell’epoca. La scena è che Scotty esordisce verso il computer con “Computer” a voce! E il capitano gli fa notare, dal momento che il computer non risponde, che c’è un mouse sulla scrivania, allora lui prende il mouse, lo avvicina alla bocca e ripete “Computer”…
E un po’ come quando hanno provato a fare vedere i primi computer Apple a un gruppo di ragazzini e loro provavano a interagire non avendo nessuna delle interfacce alle quali sono abituati (a partire dall’interruttore di alimentazione).
Nel 1986 era fantascienza. Ora però possiamo dire che ci stiamo abituando alle interazioni con sistemi di riconoscimento vocale. Sono presenti nelle macchine (intese in senso di automobili), all’interno delle quali sono presenti da anni. Mentre dilagano a livello di computer, smartphone o dispositivi dedicati. Come Siri [5] per la Apple, come Cortana [6] per Microsoft o Alexa [7] per Amazon… non sono più sistemi così alieni, neanche per le generazioni non più giovani.
Ma pensare per quanto tempo siamo andati avanti con le tastiere! Risalgono alle prime versioni totalmente meccaniche delle macchine da scrivere (e stiamo parlando della seconda metà dell’ottocento per arrivare a una diffusione più o meno di massa), ma se ci si pensa bene… quanto sono lontane da un’interazione diretta con l’uomo (è l’uomo che è diventato molto bravo a usarle, con la dattilografia, anche in questo caso parlerei di ergonomia inversa).
L’avvento del touch-screen, schermo a tocco, ha introdotto altri gesti, diversi dalla sola pressione verso il basso del tasto della tastiera. Con il multi-touch poi, si arrivano a usare più dita con gesti che potrebbero essere più umani (il pizzicare o l’espandere o il trascinare) e ricordano movimenti che si fanno coi libri. Quindi gli smartphone e i tablet sono, di potrebbe dire, le interfacce uomo-macchina più evolute, con i gesti e i comandi vocali. E di fatto sono i più vicini ai primi sistemi di comunicazione tra umani (da quando cioè non c’era un sistema elaborato di linguaggio, fino all’elaborazione completa). E in fine ci sono diversi sistemi di gesture analysis, analisi dei gesti, o anche riconoscimento degli stessi [8], che non prevedono nessun contatto per interagire con la tecnologia.
Passiamo infine a un esempio principe dell’ergonomia, almeno quello al quale molti fanno riferimento quando usano il termine. Ergonomia del lavoro, o più genericamente lo studio delle postazioni lavorative in un ufficio o nel posto di lavoro. Fare attenzione alla postura evita tanti problemi al fisico, di natura meccanica, dalla “banale” sindrome del tunnel carpale, alle ernie discali, ai dolori alla cervicale o comunque a tutte le “malattie” dovute a posizioni errate (come la classica schiena ricurva verso il basso) e di altra natura, come i problemi alla vista (bruciore, lacrimazione, ammiccamento frequente o ridotto, fastidio alla LUCE, stanchezza alla lettura, ecc.), dovuto non solo alla posizione, ma anche alla qualità e dal tipo d’illuminazione, (come visto nell’articolo [9]).
La figura che segue, tratta da [1], riporta un esempio di corretta posizione generale per stare, a esempio, davanti a un computer (anche se un po’ datato, ma ancora applicabile agli schermi piatti). Nel mondo del lavoro, gli esempi sono molti. Piani di lavoro o le macchine che si usano, vanno pensate secondo l’antropometria statica e dinamica (scienza che rileva le misure dell’uomo in funzione del movimento o meno che deve fare per le operazioni da compiere nel normale ambito lavorativo). Così i sedili o gli spazi di lavoro, gli equipaggiamenti o gli utensili e soprattutto gli organi di comando devono essere commisurati anche ai gesti che si compiono. Inclinare troppo la testa per via del monitor mal posizionato, tendere troppo o tenere braccio e polso in modo innaturale per la tastiera o per il mouse ma anche ruotare male per prendere il foglio dalla stampante o dallo scanner (gesto trascurabile se compiuto una volta tanto, ma che diventa rilevante se ripetuto in continuazione).

In un ufficio si può quindi cominciare dallo strumento principale, usato sicuramente da quasi tutti, la sedia. In un articolo molto dettagliato, c’è una bell’analisi dei vari modelli [10] dai più costosi a soluzioni abbastanza economiche. Anche qui come tutti gli acquisti bisogna applicare qualche considerazione personale e vagliare anche le alternative, nel senso ascoltare i pareri contrari. La sedia con l’appoggio in avanti consente sicuramente una postura migliore di quelle tradizionali, dove inevitabilmente si finisce con lo stare, buttati indietro con la schiena ricurva (come ho fatto io per tanti anni e per tante ore al giorno), pagandolo poi con qualche protrusione, nel migliore dei casi. Ma, portare il peso troppo in avanti non è indicato per chi soffre di problemi alle ginocchia, e soprattutto se si protrae nel tempo, anche chi non li ha i problemi potrebbe generarli per il lungo sovraccarico (come sostiene il mio osteopata)… Anche il variare la posizione, come considerazione fatta nell’articolo sicuramente evita tutti quei problemi legati alla stasi (della circolazione principalmente), ma oscillare in continuazione non so quanto possa essere indicato per la vista di chi punta per molto tempo gli occhi su di un monitor (mal di mare a parte)…
Come tutte le cose, l’ideale sarebbe alternare di frequente le posizioni e muoversi nel senso di fare due passi. Tra chi sfrutta anche il dinamismo dell’instabilità ci sono le scarpe con il sistema basculante brevettato [11]. Che, anche senza fare passeggiate, sfruttano il principio secondo il quale costringono la muscolatura a un continuo esercizio.
Terminiamo qui, anche se come si sarà capito, la possibile lista di “utensili” di tutti i giorni, per i quali è possibile migliorarne l’ergonomia, credo sia molto lunga…
Nota: alcuni link sono in inglese, in particolare per Wikipedia, perché la corrispettiva pagina in italiano spesso non è alla stessa altezza.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Ergonomia
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Motorola_MicroTAC
[3] https://en.wikipedia.org/wiki/Firmware
[4] https://en.wikipedia.org/wiki/WordStar
[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Siri_(software)
[6] https://en.wikipedia.org/wiki/Cortana
[7] https://en.wikipedia.org/wiki/Amazon_Alexa
[8] https://en.wikipedia.org/wiki/Gesture_recognition
[9] https://pc-mag.it/mi-illumino-di-meno/
[10] http://www.nerdgranny.com/la-sedia-che-mi-compro-quando-cho-pila/