GOOGLE COME SCARFACE – TRA EVASIONE E MONOPOLI
Non è la prima volta e molto probabilmente non sarà nemmeno l’ultima…
Il colosso del web Google ritorna ad essere al centro di polemiche.. ma soprattutto di multe!
2017: 2,4 MILIARDI, MAXI SANZIONE INFLITTA DALLA COMMISSIONE EUROPEA A GOOGLE PER ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE, NEL MIRINO DELL’ANTITRUST GOOGLE SHOPPING.
Nel 2020, Google torna ad essere accusato: MONOPOLIO CON ACCORDI ILLEGALI con altrettanti colossi del calibro di Apple.
Ma arrivati ad oggi è sotto gli occhi di tutti quanto il web sia dominato da poche superpotenze che si è finiti per contare sulle dita di una mano e tra queste proprio Google, Facebook-Instagram e Tik Tok e dove l’accusa mira a difendere sempre lo stesso interesse: quello del libero mercato in cui la concorrenza sia rispettata e non cannibalizzata con cartelli che, alla luce di un importante focus, quello che ha come obiettivo il trattare equamente tutti i competitor, crei l’habitat ideale per l’utente-consumatore.
Tutto ciò, però, agli occhi della Commissione europea quando si parla di web sembra non realizzarsi tanto più se i player risultano essere sempre gli stessi e paiono agire ai limiti della legalità.
Ed è proprio così che tra i capi d’accusa ritorna anaforicamente la “violazione delle norme antitrust”, che nel tempo ha portato a scandagliare i diversi campi d’azione del colosso Google e tra questi: l’integrazione tra i servizi verticali all’interno del motore generalista, il tentativo di porre delle restrizioni ai produttori di dispositivi Android e operatori di rete mobili ma anche restrizioni a siti web di terze parti in merito alla possibilità di visualizzare sui loro siti pubblicità proveniente dai concorrenti di Google.
E se nel 2017 Margrethe Vestager, Commissario alla concorrenza sulla questione Google dichiarava che la posizione dominante non era un problema in quanto tale in quanto stava alle aziende la responsabilità di non abusare della loro posizione dominante nel mercato, arrivati ad oggi, invece, la questione sembra essere cambiata.
Ma Google si difese e tutt’ora continua a farlo mostrando quelle che appaiono comunque come delle evidenze: esistono i suoi concorrenti e gli utenti sono liberi di sceglierli anche se resta il fatto che proprio Google occupa una posizione dominante nell’ambito del search engine (cfr.NetMarketShare); una posizione però da non confondersi con il monopolio e tutto ciò nonostante la sua big size e la spiccata capacità di distinguersi nel campo dell’innovazione e dello stare al passo con le esigenze degli users facendone un credo trasversale, efficiente e di successo.
Un rischio reale, invece, può concretizzarsi nell’abuso proprio di quella posizione dominante, e fenomeno che rischia di realizzarsi quando il potere sul mercato risulta non essere contendibile e da qui il pericolo che sembra però scongiurato o almeno in parte, pensando all’esistenza di realtà come Amazon che entrano apertamente in concorrenza con Google e lo stesso dicasi per i social network.
Una cosa però sembra essere certa, non è più come un po’ di tempo fa e anche i giganti del web cominciano ad essere chiamati alla loro “responsabilità”.. come fu per Microsoft, multata a più riprese per varie pratiche anti-concorrenziali tanto da essere costretta a modificare le proprie pratiche commerciali in Europa ma adesso ad essere ancora nel mirino dell’antitrust europea vi è Google dove quella a cui stiamo assistendo assume le tinte di una vera e propria guerra al gigante web e che, per alcuni aspetti e in chiave moderna, sembra anche assomigliare alla vicenda di Al Capone.
Considerato un simbolo del gangsterismo americano e della crisi della legalità che gli Stati Uniti ebbero ad affrontare durante il proibizionismo, ad oggi le vicende di Scarface ci si rivelano come la giusta personificazione di ciò che sta accadendo ora con i colossi del web che mirano al diventare “i capi dei capi” con mezzi anche illegali ed accordi illegittimi.. o comunque capaci di condizionare l’agire degli users apparentemente senza pressing ed intimidazioni ma inconsapevolmente.
Per il resto rimaniamo in attesa di nuovi aggiornamenti sperando che il web non diventi una cortina di ferro occupata da un “Sindacato del crimine” in versione digital.