BLOODY SCREEN – Lo schermo che uccide tra sfide social e cyberbullismo
Ancora sangue sugli schermi della digital life e nonostante sia passato veramente poco tempo dalla ricorrenza annuale della giornata mondiale contro il cyberbullismo del 7 febbraio, persiste quel pressapochismo nei confronti dei rischi rappresentati dalla rete ed è così che in una vita sempre più connessa dove l’accesso ad internet rappresenta il passepartout del mondo, si fa spazio anche la consapevolezza per cui il colpo di grazia alle agorà pubbliche l’avrebbe dato proprio quella emergenza pandemica capace anche di dare una brusca accelerazione proprio a quei meccanismi di digitalizzazione.
Un numero crescente di ore trascorse in rete, hanno plasmato un nuovo modo di socializzare, d’apprendere, di lavorare e forse si più semplicemente, di vivere.
Ed è così che intere generazioni si trovano di fronte ad una scelta obbligata quella del vivere sempre più iperconnessi e dove questa stessa consapevolezza, si fonde però anche con la propensione sempre più naturale delle nuove generazioni al digitale, ma che alla luce dei recenti fatti di cronaca svela, ancora una volta, quanto sia importante promuovere un uso positivo e consapevole proprio di quella chiave capace di aprire a volte troppe porte.
A nostre spese, infatti, abbiamo potuto sperimentare quanto possa essere pervasivo il potere dell’iperconnessione e a parlarne non è sceso in campo solo il Miur ma ancora una volta l’amarezza per tutte quelle storie di giovani uccisi dalla violenza che si annida anche dietro gli schermi proprio di quei device che abitano il nostro quotidiano.
Si forgia così l’imperativo categorico di schierarsi contro le devianze che si possono annidare in rete nella chiamata alla lotta alla variante digitale di uno dei flagelli dei nostri tempi: il cyberbullismo.
Iniziative come “Il Nodo Blu contro il Bullismo”, infatti, dimostrano quanto ormai non si possa più tergiversare su questa vera e propria emergenza che vede tutti come potenziali vittime e da qui il coinvolgimento necessario di studenti e scuole nel fine comune e condiviso di lottare anche con le armi della consapevolezza contro questo flagello invisibile che con challenge on line all’ultimo respiro riesce ancora troppo spesso a mietere vittime di ogni età.
Sfide demenziali e pericolose come quelle dello “hanging challenge”, infatti, si confondono sotto mentite spoglie con altri divertenti passatempi portando, così ad abbassare la guardia nei confronti, invece, di quei veri e propri rischi mortali nell’emulazione.
Diventa così fondamentale riconsiderare ancora una volta e più seriamente la media education trans-generazionale che nel modo giusto attraverso le skills di prevenzione permetta di scongiurare tragici epiloghi.
Resta il fatto che l’accesso ai social al di sotto dei 13 anni non dovrebbe essere permesso se non in presenza dei genitori in modo tale che questi possano fungere a tutti gli effetti da filtri su diversi contenuti e fronti.
Conoscere i rischi, spiegarli, prevenirli, monitorare l’attività sul web sono così solo alcuni degli step fondamentali per un utilizzo consapevole della connessione ma fondamentali per sopravvivergli.