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Nell’ultimo anno LinkedIn, la piattaforma social che permette di gestire la propria identità professionale per sviluppare contatti nel mercato del lavoro, è stato utilizzato per vere e proprie richieste di aiuto a causa di quel brusco stop alle offerte di impiego reso sempre più smart a cui si aggiunge il blocco di molti settori che hanno trascinato il nostro quotidiano in un blackout quasi totale: una crisi profonda che ha messo in seria difficoltà non solo i dipendenti ma anche i datori di lavoro.
Fino a poco tempo fa la home della piattaforma pullulava di progresso, di iniziative, di avanzamenti di carriera, ad oggi, invece su LinkedIn è molto più probabile imbattersi in persone che un lavoro lo vorrebbero davvero e forse sì, LinkedIn è pure l’ultima spiaggia.
E se in questo anno di pandemia abbiamo imparato a convivere con il dolore e l’insofferenza tanto da cominciare a pensare di non poter più provare altro sentimento se non quello di un egoismo da autoconservazione commisto ad insofferenza invece dovremo ricrederci se davanti a quel post ci si è stretto il cuore, e se con tiepida gioia abbiamo pensato come essere d’aiuto e forse sì per questo anche felici di sentirci ancora umani di fronte alle parole scritte purtroppo da un numero sempre più crescente di persone che come Felice Capita hanno pensato di rivolgersi alla community di LinkedIn per trovare urgentemente lavoro.
Un post semplice, conciso ma che arriva dritto a quel poco di umanità rimastaci:
“Ciao a tutti, questo è un post davvero SPECIALE!
è un post dove chiedo il massimo aiuto da parte di tutti voi.
Lei è la mia mamma e da più di un anno sta cercando lavoro ma pur essendo una persona competente e disponibile sta facendo davvero fatica a trovare un posto di lavoro.
Mia mamma è alla ricerca di una posizione come Impiegata Amministrativa ma valuterebbe anche altre mansioni vista il periodo e il bisogno urgente di lavorare.
Viviamo a Monza e lei è automunita.
Vi chiedo di aiutarci, ne sarei davvero molto grato a tutti.
Anche solo la condivisione o il mi piace a questo post nel loro piccolo potrebbero aiutare.
Vi lascio il contatto in modo da poter reperire il suo CV (XXX)”
L’autore di questo post è Felice Capita, faccia pulita, parole chiare che non lasciano spazio all’interpretazione se non a una efficace call to action per mobilitarsi e sbloccare la situazione: trovare un lavoro per sua mamma disoccupata da più di un anno.
Credo che Felice sia veramente un abile comunicatore perché non si è fermato alle parole che potevano perdersi tra migliaia di tante altre magari meno sofferte.
Felice ha scelto di metterci la faccia, anzi quella sua e quella di Anna, sua madre, entrambi sorridenti e affiatati in un momento di difficoltà, madre e figlio, e lui, Felice a sponsorizzare per lei, con maturità e dignità.
E oggi più che mai con la crisi dilagante, i sostegni che stentano ad arrivare e quando arrivano sono più simbolici che altro è quasi automatico che vengano in mente le parole di Papa Francesco di quel ormai lontano 1 maggio 2019 quando invitava a pregare per tutti coloro che non hanno lavoro: una tragedia mondiale.
Circa 21mila reazioni al post, centinaia di commenti in un giorno soltanto e poi una telefonata che arriva come una boccata di ossigeno: una società immobiliare le propone un contratto di assunzione nel ramo commerciale con stipendio fisso ed eventuali provvigioni sulle vendite.
Una storia a lieto fine che possiede diverse chiavi di lettura ma anche “insegnamenti” e che allo stesso tempo ci fanno ricredere magari anche su dei retaggi che ci portano a considerare i social come qualcosa di frivolo quando al contrario possono davvero rappresentare una vera e propria svolta “virale”…