“Uno, nessuno, centomila”: SOCIAL E LADRI D’IMMAGINE
Accade ancora anche se non se ne parla ormai neanche più ma il furto delle foto condivise nei social continua ad essere una realtà che si consuma nel nostro quotidiano.
Proprio pochi giorni fa, infatti, ho aggiunto ai miei due profili Facebook delle nuove amicizie mentre altre le ho lasciate in sospeso e fino a qui nulla di strano se non fosse che a distanza di alcune settimane, dopo il solito check, ho notato che tra le richieste in sospeso apparivano nomi diversi ma con immagine profilo identica: stessa persona in situazioni alternative ed è così che al dubbio si è sostituita la certezza che si trattasse di un ennesimo caso di furto di immagini e da lì la segnalazione.
Senz’altro a più di qualcuno sarà capitato di incontrare profili contraffatti e magari trovarci anche le foto di qualche conoscente e scoprire così che gli fossero state sottratte e pubblicate su altri account configurando la consapevolezza di essere stati vittime di quel comportamento delittuoso sancito dalla Corte di Cassazione che con la sentenza n. 25774 del 2014 così stabiliva: “utilizzare la foto di un’altra persona sul proprio profilo Facebook costituisce reato di sostituzione di persona ed è punibile penalmente” ai sensi dell’articolo 494 del Codice penale.
La norma in questione punisce così l’illecito con la reclusione fino a 1 anno “Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici.”
Un reato che come chiarito dalla Cassazione si configura poi indipendentemente dal fatto d’aver “coniato” nomi di fantasia e dove il concetto di “vantaggio” e di “danno” (come indicati dall’art. 494) non sono da intendersi in solo senso economico e per cui il reato di “sostituzione di persona” si configura ogni qual volta si assuma un atteggiamento che faccia apparire “come un altro”.
Ed è così che con più consapevolezza dovremmo agire come netizen skillati nelle agorà multimediali ipermediatizzate ma che troppo spesso frequentiamo con leggerezza rischiando di finire nella trappola del nostro stesso progresso che è lo stesso che ci chiama a produrre una mole costante di immagini e contenuti dove “metterci la faccia” e che allo stesso tempo ci espone a dei rischi, proprio come quello del furto della propria immagine per vestire un’altra identità nella migliore delle ipotesi; ed è proprio per questo ritorna utile riconsiderare anche questi temi per stratificare ancora una volta la coscienza digitale nei confronti dei pericoli mantendola vigile nell’agire connesso.
Star dei social e dintorni a parte siamo tutti potenziali vittime del “uno, nessuno, centomila”…