Open Innovation Summit
Giunta alla sua terza edizione, l’Open Innovation Summit è una riunione/conferenza dedicata al rapporto tra startup, innovazione e grandi organizzazioni pubbliche o private, corporate italiane e internazionali, per parlare delle soluzioni e delle iniziative per favorire la connessione tra società consolidate e giovani imprese innovative.
La conferenza quest’anno ha visto la presenza di Flavia Marzano, Assessora a Roma Semplice del Comune di Roma, Liliana Leone, Direttrice di Cevas, Agostino Santoni, CEO di Cisco Italy, Giovanni Tonutti, Senior Analyst dell’agenzia pubblica britannica Policy in Practice. La digitalizzazione per la semplificazione amministrativa, per l’accountability e la trasparenza delle azioni sono obiettivi perseguiti dall’Assessora Marzano che assieme all’Amministrazione capitolina ha impostato e sta realizzando una strategia orientata agli open data e a consentire piena interazione tra PA e cittadini, permettendo di ottenere informazioni, inoltrare dati, leggere documenti, assicurando totale accessibilità. Che la rete diventi sempre più efficiente e capace di connettere persone, oggetti e dati, è ovviamente il centro del lavoro internazionale di Cisco che punta alla realizzazione di piattaforme “semplici, aperte, programmabili e sicure – dice il CEO per l’Italia, Agostino Santoni – Quattro parole che sono diventate i nostri valori fondamentali, perché pensiamo siano valori applicabili anche a una città, a una comunità, alla dimensione sociale”. Fondamentale per questo anche la sinergia con la Pa, con cui Cisco Italia lavora per implementare tecnologie in grado di erogare servizi che prima non c’erano, con l’idea che la digitalizzazione non significhi riscrivere un preesistente processo analogico, ma pensare in un’altra lingua dunque pensare novità. “Per andare avanti su questa strada – conclude Santoni – occorre inoltre lavorare sempre più sulla cybersecurity: ogni giorno blocchiamo 20 miliardi di attacchi informatici, un numero impressionante”. Lo studio Cevas dagli anni ’90 si occupa di valutazione di politiche pubbliche con le metodologie di ricerca delle scienze sociali. Cui oggi si aggiunge l’utilizzo dei Big Data, cruciali per capire fenomeni, analizzare situazioni, prendere decisioni. “Mappare i comportamenti della popolazione comporta anche dei rischi – dice Liliana Leone, Direttrice di Cevas – In Cina è stato introdotto il Social credit score che dà un punteggio sulla base del monitoraggio continuo del cittadino. Se hai uno score basso sei punibile a vari livelli: a 22 milioni di cinesi è stato proibito di prendere l’aereo, per esempio. Nell’uso dei Big Data e della profilazione delle persone esistono pericolose insidie ma, lasciando da parte questo lato oscuro, l’uso dei dati è prima di tutto prezioso per fini valutativi mirati all’innovazione e al miglioramento, che è il nostro lavoro. Per fare un esempio: dai dati sull’incidentalità stradale di Aci che comprendono orari, luoghi, frequenze di percorrenza, traiamo analisi sugli interventi di prevenzione necessari, sia per la Pa che per i cittadini, per migliorare la sicurezza”. Consulenza, analisi di dati e sviluppo di software per le politiche sociali e il welfare sono le azioni di Policy in Practice, agenzia britannica che lavora in particolare con gli enti locali per migliorare il sistema dei servizi offerti ai cittadini e le azioni delle organizzazioni che erogano i servizi stessi: “Il nostro atteggiamento è proattivo – dice Giovanni Tonutti, Senior Analyst dell’agenzia – perché l’obiettivo è proporre azioni per l’efficienza del pubblico: la tecnologia e le analisi dei dati giocano un ruolo fondamentale per la nostra visione, che è sorretta da valori e obiettivi anche fortemente ideali”. Le potenzialità migliorative fornite dalla digitalizzazione delle Istituzioni sono dunque ingenti, sia in termini di erogazioni dei servizi sia per l’evoluzione della Pa e della comunità.
