Caro vecchio libro tu che non passi mai
“Microsoft non vende più ebook, e a luglio cancellerà tutti quelli acquistati”
“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito.. perché la lettura è una immortalità all’indietro” (Umberto Eco)
La ritualità del libro di carta passa per il contatto: lo sfogliare le pagine annusando il profumo di quel libro nuovo è solo l’inizio di un intenso preliminare quasi da “oggettofilia” e che si realizza nello sfiorare lento della sua copertina per poi scoprirlo, più da vicino, in alcune sue parole che emozionano…
Chissà quanti di voi hanno provato la stessa emozione e la stessa voglia di contatto con un libro che si aspettava da tanto e che finalmente è arrivato in libreria.
Un libro è un’esperienza sensoriale: la copertina cattura i nostri occhi, la sua consistenza compiace il nostro tatto, le sue parole ricercate sfogliandolo davanti ad uno scaffale ci rapiscono.. e appagano la nostra attesa di scoperta.
“Bookness” è l’essere libro; non è solo il testo contenuto nelle sue pagine, è un’esperienza, un viaggio mediato da un medium che ha nella pagina la sua unità di misura fondamentale; è un prodotto culturale prima di essere una merce, è un contenitore di testi che funziona come un dispositivo di informazione nel veicolare parole chiave o tag per essere più moderni, culti, idee ed è stato fin dalla sua nascita una rivoluzione.
Negli ultimi vent’anni anche il libro è cambiato ed è ancora in via di trasformazione, le sue caratteristiche distintive come la trasportabilità, il prezzo mediamente costoso, l’essere un patrimonio per il suo utilizzatore oltre ad essere il frutto di complesse organizzazioni artigianali e industriali ci fa prendere coscienza, a tutti gli effetti, di trovarci davanti ad un dispositivo di informazione e di formazione dove, ogni sua singola pagina è in grado di far circolare conoscenze che fanno di noi ciò che siamo e plasmano la nostra società.
Un mezzo di comunicazione potente che fece uscire la cultura dai monasteri rendendola accessibile a tutti segnando una cesura nei confronti della cultura solo per élite trasformandosi in un medium trasversale.
L’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg ne fece il suo padre fondatore spodestando, in chiave moderna, il lavoro degli amanuensi che nei monasteri copiavano e abbellivano le opere del passato per consegnarle al patrimonio dell’umanità.
Un’eredità lunga che portò tutti quei libri fino a qui, nel nostro quotidiano e che, con il passare del tempo, saranno sempre più leggibili e consultabili online, Google, infatti, si è proposto di digitalizzare tutto il patrimonio librario del mondo, realizzando così quella grande rivoluzione che era alla base dell’intento della repubblica delle lettere.
Nei secoli non è cambiato solo il libro e la sua industria ma anche il lettore, un lettore che ad oggi si può definire “mediale” e che, grazie, alle sue scelte, può decidere di veicolare la sua lettura in maniera sempre meno lineare abbracciando, così, la logica multimediale.
Spinte centrifughe e innovazioni tecnologiche hanno messo più volte in discussione la sua autorialità cercando di emularlo anche se, nonostante i diversi tentativi di spodestarlo, resta il medium più efficace per la formazione dell’identità nella scacchiera della società.
Profeti ed estimatori del libro si sono alternati nei secoli sostenendo che il libro a stampa fosse più facile da leggere rispetto ad un libro su uno schermo.
Umberto Eco lo considerava l’invenzione perfetta, impareggiabile, non sostituibile, rivoluzionaria e paragonabile alla ruota.
Un’invenzione che, per la comodità della sua fruizione, ha plasmato intere generazioni nonostante si sia tentato di adattarlo ad altri media.
Quando si parla del libro, infatti, le semplificazioni sono sempre dannose, basti pensare a quanto confutato da Gino Roncaglia in La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro (Laterza, 2010) in riferimento a quanto sostenuto da Gorman il quale affermava che la lettura di un testo chiuso, come quello di un libro, sullo schermo di un pc, fosse estremamente scomoda e così presto smontata da Roncaglia affermandone la validità solo nel caso in cui vi fosse uno stretto legame tra interfaccia-dispositivo e testo.
Su quest’ottica, infatti, un testo elettronico come oggetto digitale non può porre un vincolo sul tipo di interfaccia di lettura per la lettura stessa tanto che, ad oggi, la primigenia scomodità di fruizione è stata sorpassata e la si può interpretare più che altro in termini di consuetudine di fruizione.
Anche solo pensando al successo dei tablet e Kindle, infatti, anche gli ultimi refrattari baluardi che cercavano di far pendere l’ago della preferenza per il medium cartaceo, oggi, si trovano costretti a rivedere le proprie cieche convinzioni tanto più che anche l’e-book si è innovato permettendo annotazioni e segnalibri così non più ad esclusivo appannaggio del caro e vecchio libro.
Resta il fatto che il libro cartaceo si connota di crossmedialità, e come osservato da Roncaglia nella sua opera, quella “quarta rivoluzione” non porterà all’eliminazione totale del prodotto libro proprio in virtù del nostro stesso modus operandi: si continuerà a scrivere e le diverse interfacce s’affiancheranno l’una all’altra senza sostituirsi completamente.
La sua interpretazione, infatti, si basa sull’osservazione dell’avvento di internet mostrando ciò che noi stessi abbiamo potuto osservare: internet non ha completamente soppiantato la televisione nonostante anche questa si stia pian piano convertendo in termini di web, così come la tv non ha scardinato completamente la radio, per arrivare, invece, a degli ibridi.
Il testo elettronico, infatti, anche se corrisponde al contenuto testuale del libro a stampa, non è di per sé un libro elettronico: per poter parlare di e-book ci vogliono interfacce adeguate che rappresentino l’evoluzione naturale di quelle a cui ci ha abituato il libro su carta e non solo l’evoluzione tecnologica ma anche naturale del libro cartaceo che, proprio in questo senso, potrebbe riportare alla mente la necessità di comprendere il senso profondo di un contenuto e della sua diffusione e fruizione che, nonostante la frenesia e la facilità d’accesso, non dovrebbe mai farci perdere di vista i pros & cons delle nostre scelte.
Viviamo in una società complessa che predilige l’impatto estetico al contenuto, l’apparente facilità di fruizione, l’avere tutto e subito in pochi click e tutti i media al di fuori del medium cartaceo, sembrano possedere tutte quelle caratteristiche che porterebbero ad una scelta senza ripensamenti in quanto più accattivanti dei media su carta.
Internet, tablet, banche dati, biblioteche online e perché no anche una bella booklist salvata vicino alle hit preferite di Spotify.
Veri e propri luoghi che, gradualmente, stanno trasformando la procedura d’accesso non solo ai testi ma ad ogni singolo aspetto della nostra vita sempre più online e che, all’uso “fisico” del libro, in questo caso, sta progressivamente sostituendo la fruizione con il timer sposando le logiche di un pubblico sempre più affamato di nuovi stimoli e che, proprio per questo, richiedono anche ai testi d’essere più smart, iperconessi e multimediali nella necessità di un loro utilizzo nella distrazione a differenza dei “contenitori fissi” che, al contrario, esigono un approccio più concentrato ed attento.
Il problema di oggi, infatti, non è rappresentato solo dall’individuazione del target dei lettori e del modo con cui questi preferiscono fruire il contenuto in base alle mode e alle tendenze del vivere frenetico che sono le parole d’ordine del mercato ma anche attraverso il potersi assicurare la garanzia long lasting tipica delle cose materiali come il libro e che, proprio per questo, potrebbe riportare ad un ritorno in auge del “passato” nel rewind del libro di carta.
Il libro, infatti, per quanto oggi i lettori siano diventati sempre più prosumer e non più solo consumer, preferendo l’intreccio alla fabula, volendo essere sempre più attivi, partecipando e condividendo le loro esperienze, si potrebbero anche rendere presto conto della labilità dei loro contenuti ad accesso rapido e che proprio per questo potrebbe riportare in auge anche l’autorevolezza del libro fisicamente concepito ridandone lustro senza però dimenticare quella liquidità della modernità che ha anche permesso di valicare frontiere che nei collegamenti ipertestuali con accesso a materiale audio e visivo prima non sarebbero stati possibili.
In questo senso, infatti, il vecchio libro si è arricchito di plus multimediali e ipertestuali che solo questo tipo di libri “ibridi”, gli e-book, caratterizzati dall’ “assemblaggio” di diversi contenuti su strutture interattive, possono realmente vantare e che, proprio per questo, hanno comportato un passaggio epocale rimodulando la stessa economia del libro offrendo, così, un campo di sperimentazione nuovo nella ricerca e nella creazione letteraria che, nella logica dell’ibridazione, non uccide né sostituisce la cultura del libro come lo conosciamo da generazioni.
Lo sviluppo di interfacce di lettura che potessero avvicinarsi alla perfezione ergonomica del libro cartaceo come condizione tecnologica e culturale, già nel 1993 avevano portato il linguista americano Numberg ad affermare che prima o poi “il libro e il display elettronico convergeranno in un display elettronico che sarà confondibile con quello di un vero e proprio libro, (…) e questo perché la tecnologia sarà diventata pressoché invisibile, (…) un pianoforte elettronico dovrà comportarsi come un vero e proprio pianoforte tradizionale. Il libro elettronico potrà fare tutto ma per prima cosa dovrà fare il libro proprio come quello a stampa.”
Una convergenza resa così possibile da una nuova concezione di libro che si pone su un filo conduttore o di continuità in chiave moderna del libro classico: un libro elettronico performante reso tale dal suo avvicinamento al paradigma del “vecchio libro” attraverso una tecnologia resa invisibile grazie alla convergenza data dalla possibilità di rendere la tecnologia stessa impercettibile ma non nel senso di nasconderla ma piuttosto nel suo significato più pregnante inteso come “assorbimento” della “vecchia” tecnologia nella nuova nell’esperienza d’uso.
Un libro elettronico, infatti, per essere riconosciuto come libro deve saper imitare in maniera quasi mimetica le caratteristiche di un libro a stampa, e proprio per questo Numberg, come Eco, parlavano di un requisito fondamentale per rendere possibile una tale assimilazione che, nella mimicità indistinguibile, pur non avendo carta e inchiostro, ne potesse rendere i tratti essenziali trasformandoli in carta elettronica ed inchiostro elettronico: i-paper e i-ink riconoscendo al suo predecessore la perfezione.
La versione “indebolita” del requisito di mimicità dell’ e-book nei confronti del libro cartaceo prende così forma in un ulteriore step quello dell’autosufficienza davanti a quella che potrebbe essere considerata come un’interfaccia di lettura scomoda per l’utente tanto da sentirsi costretto a cambiarla come nel caso di testi molto lunghi e che per questo potrebbero portarci alla necessità d’avere il contatto nel desiderio di stampare il contenuto rendendolo più leggibile come nel caso di schermi molto piccoli.
Se questa necessità invece non si presentasse il suddetto requisito di autosufficienza sarebbe rispettato anche dall’ e-book senza far rimpiangere il medium cartaceo dal punto di vista dell’ergonomia e della praticità.
Un libro elettronico così concepito favorisce e consente la lettura comoda e agevole che caratterizza i libri a stampa garantendo la fruizione completa ed esauriente della cultura del libro favorendone una lettura non più solo prevalentemente lineare con annessi e connessi, segnalibri o sottolineature, ma anche integrato da strumenti di navigazione avanzata tipici del libro elettronico a cui si aggiunge un costo inferiore rispetto al modello classico.
Il libro a stampa resta comunque una delle forme di fruizione più amata dall’utente-lettore anche alla luce degli ultimi accadimenti che mostrano come questo possa ancora considerarsi una vera e propria garanzia non solo per la sua fruizione.
Il costante monitoraggio dei gruppi sociali e del mercato nell’adeguamento della produzione libraria, ci mostra un potenziale che non è ancora passato di moda e che nella sua apparente staticità rivela una caratteristica essenziale: l’essere nostro per sempre e per questo molto diverso dalla volatilità del web.
Uno strumento di socializzazione attraverso cui una persona interiorizza e apprende gli elementi socio culturali della sua cultura e che per questo va molto oltre la mera condivisione e la creazione di contenuti; trasmette valori ed in un certo senso educa i media sviluppando intelligenza critica, producendo pensiero e capacità di comprendere e produrre concetti astratti accedendo ad un mondo di significati, interpretazione dei segni, interazioni con la lingua scritta e testi e che proprio per questo porta alla conoscenza approfondita e forse controtendenza.
Un cammino millenario quello del libro scritto su carta che raggiunse il culmine nel 2007 e che nell’invenzione della scrittura nel 4000 a.C. iniziò la sua continua rivoluzione ed evoluzione.
La lettura dei libri resta comunque un fenomeno misterioso come i suoi lettori, poco importa che li si possano definire come abituali o lettori medi, il libro si distingue in due categorie fondamentali: o serve a qualche cosa, a fare qualche cosa o a sapere qualche cosa, quindi ha una valenza funzionale; o non serve a niente, non ha alcuna utilità immediata ma per infiniti motivi ci attira di leggerlo ed è quindi non funzionale; due distinzioni pratiche che aprono su due mondi con le rispettive logiche e forme di business.
Appartenenti alla prima categoria, infatti, ci sono i libri guidati dal mercato della domanda come nel caso dei libri per imparare l’inglese, i libri scolastici, di ricerca professionale e referenza tra cui le enciclopedie.
I libri che appartengono alla seconda tipologia, quella della lettura con valenza non funzionale, invece, non rispondono ad una domanda preesistente ma si realizzano successivamente alla loro creazione; si muovono, infatti, sulla base dell’offerta e il loro mercato, in questo senso, è così determinato dal libro nel momento in cui questo viene pubblicato tanto da poter affermare che “il mercato se lo crea il libro”.
Affamati di letture funzionali o meno tutti coloro che hanno acquistato e-book su Microsoft da luglio 2019 non potranno più consultarlo.
La notizia l’ha data il colosso statunitense, Microsoft, il 2 aprile 2019, annunciando la chiusura della sezione Microsoft Store dedicata agli e-book: non si potrà più acquistarli, noleggiarli né ordinarli direttamente dal negozio online ma non finisce qui, infatti, tutti i libri acquistati fino a qualche giorno prima del leviatano “verdetto” verranno cancellati e potranno essere utilizzati solo fino a luglio.
Chissà quanti lettori digitali non avranno preso bene questa decisione, tanti o pochi che siano, questi troveranno la propria libreria completamente svuotata, anzi, distrutta perché mai esistita.
Una simile decisione porta così alla ribalta una distinzione fondamentale tra e-book e libro di carta, facendoci prendere coscienza della labilità di questi “contenitori” perché oggi è Microsoft domani chi potrebbe essere?
Una intera libreria destinata a scomparire cosa che al contrario per la stessa fisicamente concepita non sarebbe successo a meno che di trovarsi di fronte ad ineluttabili condizioni catastrofiche.
Acquistare un e-book, infatti, con questa decisione di Microsoft, ci pone davanti alla necessità di considerare il nostro modo di conservare ed approvvigionare i nostri contenuti preferiti personali, in quanto accedere all’ e-book non è come comprare e quindi possedere un libro fisicamente, ma permette una mera ed evanescente licenza per leggerlo nel venir meno di uno di quei requisiti sopracitati come la mimicità.
Un e-book in questo senso mostra la sua fallacità deludendo il suo lettore che per questo si sentirà tradito, poco importa che Microsoft abbia deciso di rimborsare gli utenti dando loro un buono da 25 dollari spendibile nel suo Store di cui beneficeranno solo coloro che abbiano “scritto appunti e fatto sottolineature” ovviamente prima del 2 aprile.
Questa è la prima avvisaglia che ci mostra come il vecchio libro non si possa considerare come sorpassato o un medium per nostalgici; definirlo così altro non sarebbe che l’ammettere d’essere degli sprovveduti digitali.