11.02.2020 “Together for a better internet” #SID: Safer Internet Day
11.02.2020 “Together for a better internet” #SID: Safer Internet Day
“Anno bisesto anno senza sesto”’, dicono… ma anche per quest’anno febbraio è arrivato portandosi dietro quel pizzico di follia carnevalesca, tanto amore ma non solo.
Pochi giorni prima di una delle feste più mielose dell’anno, infatti, si celebra la giornata mondiale per la sicurezza in rete, il Safer Internet Day istituito e promosso dalla Commissione Europea contro il cyberbullismo e l’odio in rete e coordinato in Italia dal MIUR al fine di sensibilizzare e promuovere l’utilizzo positivo e sicuro del world wide web e che si è ormai affermato come una vera e propria agorà pubblica dalle dimensioni globali.
E se è ancora valido il concept per cui “prevenire è meglio che curare”, ad oggi, proprio quella prevenzione della devianza nel lifestream è diventata più che mai necessaria perché le parole d’odio in rete sanno fare “più male delle botte”…
Una affermazione brutale ma la cui verità trova fondamento in tutti quei casi in cui le vittime sono in carne ed ossa ma come del resto lo sono anche i loro assalitori che, sebbene “non si vedano”, si sentono e si leggono…
Le loro impronte non sono quelle lasciate dai dermatoglifi delle falangi ma quelle di parole che assomigliano alla cicuta di Socrate.
E poi ci sono i gesti estremi di coloro che non sono riusciti a reagire a quelle parole e hanno deciso di togliersi la vita.
Vittime in carne ed ossa, vittime di quelle affermazioni fissate in uno schermo che si tramuta in uno specchio crudele delle fragilità umane ma soprattutto della sua perfidia.
Ci possiamo rendere conto, così, di quanto il nostro vivere connessi ci abbia esposto, però, a rischi che fino a poco prima del loro rivoluzionario avvento non avrebbero rappresentato nient’altro che una fantascientifica masturbazione mentale di qualche apocalittico futurologo digitale ma che oggi, al contrario, hanno fugato tutti i dubbi in merito…
La realtà in cui siamo immersi oggi, infatti, è una realtà tutt’altro che intangibile e dalla ferocia estrema soprattutto perché inaspettata e che, proprio per questo, si rivela essere ancora più pericolosa ed immanente.
In una agorà pubblica potenzialmente globale e forse anche l’unica di cui ci si preoccupa veramente, lo spasmodico desiderio di emergere a qualsiasi costo si è ibridato con invidia, frustrazioni e violenza originando una sorta di cyber war che contrappone sul campo di battaglia digitale diverse fazioni: i carnefici potenzialmente globali, le vittime da armare dentro e fuori lo schermo e i lurker, “i guardoni”; ed è proprio su questo scenario che si animano realtà consapevoli e mirate alla sensibilizzazione attiva nei confronti di un uso consapevole del web; realtà come la Fondazione Carolina che, in concomitanza del SID2020, ha lanciato la campagna “Il mese della sicurezza in rete” estendendo l’evento fino a fine marzo nel tentativo di creare quella consapevolezza nei confronti di tutte quelle potenzialità distruttive di quello che può essere considerato a tutti gli effetti un Leviatano moderno: il “wild” web.
Forse non servirà a nulla o forse potrebbero pure cambiare molte cose ma per il momento non ci è dato saperlo; resta il fatto che la Fondazione che porta il nome della prima vittima di cyberbullismo, ci obbliga a considerare seriamente le devianze connesse ad un utilizzo errato e sprovveduto della rete.
Cambiare la propria foto profilo o usare hashtag come #carolina o #altroprofilo sono i primi tasselli di un mosaico molto più complesso e doloroso che ci dovrebbe coinvolgere tutti in quanto cittadini anche digitali.
Se prendiamo poi coscienza del nostro essere effettivamente dei netizen anche se non tutti con le stesse competenze, questo ci dovrebbe aiutare ancora di più ad interiorizzare il senso di responsabilità nei confronti della digital life.
Rendere internet un luogo più sicuro, infatti, dovrebbe diventare una priorità condivisa e un modo per tutelare tutte quelle generazioni “web native” che hanno dimostrato di sottovalutare troppo spesso il potenziale killer del web.
La tecnologia? “La tecnologia dovrebbe migliorare la vita non diventare la tua vita” (Harevey B. Mackay)