FRASI BISENSO
[Ventunesima puntata]
Quando una frase contiene almeno un termine dotato di due o più distinte accezioni, la sua interpretazione può presentare delle ambiguità più o meno accentuate. Accanto a un significato di spontanea attribuzione (senso forte), infatti, ne può emergere almeno un altro, un po’ meno immediato, ma altrettanto plausibile (senso debole).
Ad esempio, la frase: «Antica credenza popolare», può essere intesa naturalmente come: «Vecchia convinzione comune», ma riflettendoci un po’, anche come: «Tradizionale armadio di cucina»…
Un modo molto pratico per giocare con frasi di questo genere, consiste nel descrivere una determinata parola, attraverso una definizione dotata di un evidente senso forte, fuorviante, come nei seguenti esempi.
– Carattere infantile: asta (carattere = segno grafico)
– Programma comune a tutti i partiti: arrivare (partiti = messisi in viaggio)
– Letto a una piazza: editto (letto = proclamato; piazza = popolo)
– Capo di gabinetto: asciugamano (capo = capo di biancheria; gabinetto = bagno)
– Essere agli antipodi: avere (il concetto di avere è agli antipodi, rispetto a quello di essere)
Se si ribalta questa impostazione, si ottiene un altro modo, ancora più stimolante, di giocare con le frasi ambigue. In questo caso, invece di ricavare una parola che risponda a una determinata definizione, bisogna cercare di trovare una frase che si presti a definire un determinato esposto (costituito da una parola o da una frase) e che possa, al tempo stesso, essere interpretata in base ad un altro significato, di immediata accezione.
Per agevolare la ricerca della soluzione (altrimenti assai ardua), si usa affiancare all’esposto anche un opportuno diagramma numerico (ovvero una successione di numeri che indica la lunghezza in lettere delle parole componenti la soluzione.
In genere, tutte le lettere di un esposto vengono scritte in carattere maiuscolo, in modo da poter sfruttare, in forma non palese, delle eventuali omonimie tra nomi propri e nomi comuni (ad esempio: Marco – marco; Colombo – colombo; Mosca – mosca; ecc.).
Questo tipo di gioco, molto apprezzato dai cultori di enigmistica, in passato veniva chiamato crittografia mnemonica, in quanto la frase risolutiva deve appartenere al bagaglio di locuzioni e di modi di dire, di comune conoscenza (deve, cioè, poter essere riconosciuta a livello mnemonico).
Da diversi anni, però, si preferisce denominarlo frase bisenso, per mettere in maggiore evidenza il meccanismo linguistico su cui si basa.
Ad esempio, la seguente frase bisenso (di Tina): CUCCHIAINO (5, 6, 2, 13),
si risolve con: Mezzo minuto di raccoglimento. Infatti, il cucchiaino è uno strumento (mezzo), piccolo (minuto), che viene utilizzato per raccogliere qualcosa (di raccoglimento); inoltre, in accordo con il diagramma numerico: mezzo è composto da 5 lettere, minuto da 6, di da 2 e raccoglimento da 13. Infine, la stessa frase, può essere interpretata in maniera immediata come: trenta secondi di meditazione.
Qui di seguito sono riportati alcuni interessanti esempi di frasi bisenso, presi dal repertorio classico, (accanto ad ogni proposizione, è indicato lo pseudonimo del relativo autore). Cercate di risolverli.
- PELO E CONTROPELO (4, 2 ,3, 7) di Ames
- ORLATE (9, 2, 5) di Fiamma Gialla
- IL NOVE CAPOVOLTO (2, 4, 4, 3) di Iperio
- IL COLPO DI FULMINE (6, 5) di Ascanio
- LA FOLLA NEGLI STADI di Cantachiaro