“La grande abbuffata”: #bingewatching la più virtuale tra le attività sportive
Il lifestream è fatto di eccessi.. Il web è over size.. I suoi utenti sono overwhelmed da tutte le parti ma, allo stesso tempo alimentano quel flusso producendo e producendo incessantemente una quantità immensa di contenuti.. E se non bastasse all’ipercondivisione si è aggiunto un nuovo eccesso: it’s “binge watching” time.
Ma in cosa consiste il “binge watching” ??
Per chi ancora non lo sapesse, nel 2013 questa parola è stata nominata “parola dell’anno” dal sito Oxford Dictionaries della Oxford University Press e volto a definire la tendenza che, da un po’ di tempo a questa parte, concretizza il modo di guardare le proprie serie preferite da parte di un numero crescente di telespettatori-users: vere e proprie scorpacciate di più episodi di un programma televisivo, di solito tra i due e i sei episodi, fruiti in rapida successione o grazie DVD o streaming digitale e che così definisce il concetto tradotto in italiano di “maratona televisiva”.
Una visione concentrata e superiore al consueto che porta gli amanti di una serie a somministrarsi diversi episodi consecutivamente e senza soste del proprio serial preferito e poi evolutosi in binge racing (“gara d’abbuffata”) dove il tempo per ingurgitare un’intera serie televisiva si restringe ulteriormente: 24 ore.
E se nel corso dell’800 questo termine veniva adottato per indicare l’assunzione esagerata di alcolici nel ricorso ad una metafora che nel termine rappresenta letteralmente il “bagnarsi fradici”, un secolo più tardi quel uso-abuso che prima stava ad indicare il sovrautilizzo di alcolici venne poi impiegato per indicare anche altri tipi di eccessi e da qui la valenza negativa che si tende a dare a questo tipo di fruizione.
Un fenomeno che iniziò a far parlare di sé intorno agli anni ’90 con la serie televisiva X-Files ma che divenne più incisivo con l’avvento di DVD per poi esplodere nel primo decennio degli anni 2000 con l’arrivo sul mercato di servizi di video on demand come Netflix (che iniziò a distribuire serie televisive inedite rendendo disponibili intere stagioni contemporaneamente), Hulu o Amazon Prime e in grado di offrire facilità d’accesso a una vasta quantità di contenuti.
Vi è però da dire che, su questo modo di fruizione, sono in molti ad interrogarsi: il binge watching sarà positivo o è da considerarsi una nuova ossessione?
Tante serie, tanti dubbi…
Gli eccessi di per sé prima o poi portano a dei dietro front sia che si tratti di binge watching sia che si parli della sua versione più immersiva come il “binge racing” o “gara d’abbuffata” in cui gli utenti si sfidano sulla resistenza: guardare una nuova stagione completa di una serie tv nell’arco di 24 ore dalla sua uscita.
Gli stacanovisti delle serie tv diventano così motivo di incommensurabile orgoglio per i vertici di realtà erogatrici di servizi on-demand come Netflix ma se da una parte si ha l’autocompiacimento gongolante dei top manager dello streaming dall’altro vi sono personalità come l’antropologo Grant McCracken e il Professor Robert Thompson dell’Università di Syracuse che, sebbene esprimano apprezzamenti su questa apnea di visione tanto da definirla come “contemplativa e intelligente” grazie alla migliore qualità delle produzioni televisive sia in termini stilistici letterari che cinematografici nel senso di complessità narrativa e mitologie serializzate, questi positivi e autorevoli punti di vista non bastano per congedare completamente le perplessità tanto meno quando si tenta di paragonare il binge watching alla lettura di un libro appassionante; persistono, infatti, pareri discordanti e negativi che evidenziano come tale abitudine possa portare, invece, non solo ad una visione più superficiale dell’opera in grado di pregiudicare lo stesso piacere dell’attesa per un nuovo capitolo o la risoluzione di un cliffhanger che rappresenta esso stesso uno step fondamentale dell’esperienza seriale ma anche come questa pratica e le sue evoluzioni diventino, in un certo senso, delle “killer application” delle opportunità di buzz e confronto sociale che rappresentano un aspetto distintivo della stessa social tv ma non è finita qui, infatti, da un punto di vista psicologico, il desiderio di guardare molta televisione risulta scaturire da una vera e propria reazione chimica cerebrale paragonabile a quella indotta dall’assunzione di droghe o ipnosi che, stimolando il rilascio di endorfine in grado di rilassare lo spettatore facendogli desiderare di prolungare tale esperienza proprio così concretizzano la minaccia del possibile subentrare di una dipendenza: dipendenza dalla dopamina da spettacolo che nella sua visione viene rilasciata.
Alcuni studi condotti nel 2015, infatti, hanno rivelato poi come il binge watching celi molto spesso dei disagi che esulano dall’essersi appassionati ad una determinata serie rivelando d’essere invece correlati a depressione, solitudine e diventando, così, una via di fuga per allontanarsi da quelle sensazioni negative connesse a questi problemi senza dimenticare che lo stare troppe ore davanti al televisore o allo schermo del Pc può anche portare a disturbi del sonno ma anche a tutte le problematiche che scaturiscono da uno stile di vita sedentario tra cui anche problemi relazionali.
Ma se da un lato il binge watching non è poi un fenomeno così nuovo ciò che invece ha modificato l’avvento di realtà come Netflix è il modo in cui le serie vengono costruite e distribuite; per garantirsi l’attenzione incondizionata del telespettatore che ormai è riconosciuto quanto sia facilmente distraibile e volubile, infatti, i nuovi players, perché questo non stacchi nemmeno per un momento (o quasi) gli occhi dallo schermo, hanno strutturato le serie tv come se fossero un gigantesco film da circa 10-15 ore suddiviso in puntate rendendo quasi impossibile la sua suddivisione in blocchi di contenuto e che grazie al cliffhanger, espediente narrativo usato in letteratura, nel cinema, nelle serie tv o nelle opere videoludiche, fa si che la narrazione si concluda con una brusca interruzione in corrispondenza di un colpo di scena o di un altro momento culminante caratterizzato da una forte suspense e che, in questo modo, riesce ad attanagliare l’utente che vorrà per forza vedere la puntata successiva e che nel binge watching invece della solita cadenza settimanale tipica dei palinsesti televisivi permette una fruizione corposa e dopante in quell’unica soluzione.
Da Binge watching a Binge racing
L’attesa è finita.. Binge racers, la nuova stagione è online! E ora DIVORATELA DALLA PRIMA ALL’ULTIMA PUNTATA!
“Un’abitudine sana”, così l’ha definita Brian Wright, vice presidente dei contenuti originali Netflix in un’intervista del Corriere della Sera; sana perché «chi intraprende questa maratona dimostra solo la sua passione per la serie tv. Così intensa da volerla vedere tutta d’un fiato.” e paragonabile, sempre stando alle sue parole, a quell’esperienza che ci porta ad aspettare in coda al cinema solo per comprare il biglietto dell’ultimo film “della saga di Star Wars. O come quando si rimaneva svegli tutta la notte per leggere l’ultimo libro di Harry Potter.” [Leggi tutto]
Un comportamento così sano che per altri è diventato motivo di ricerche che hanno poi dimostrato, invece, quanto il binge watching, al contrario, sia potenzialmente dannoso per la salute fisica e psicologica di tutti quei giovani che scelgono di chiudersi in camera per fare indigestione di serie piuttosto che uscire con gli amici.
La scienza, così, sembra andare contro al top management di Netflix per cui “la componente fondamentale per scatenare la maratona” starebbe nella “storia interessante” in grado di provocare reazioni emotive che portano gli utenti a voler andare fino in fondo in meno di 24 ore; ma la realtà nell’overload di utilizzo sembra rivelare tutt’altro; l’attore Harland Williams, infatti, ha affermato che il problema del binge-watching di Netflix è che ogni volta che ci si immerge in quella experience si perdono tre giorni della propria vita.
Milioni di adepti e una diffusione rapidissima che ha travolto interi continenti e consacrato il big player Netflix agli onori dei manuali dell’entertainment in un’uguaglianza inconfutabile: Netflix=binge watching in quanto unica piattaforma di streaming in grado di far uscire le stagioni complete delle serie tv di tutti gli episodi favorendo, proprio così, quella maratona sempre più serrata ma sul divano.
Ed è così che si passa dal binge watching al binge racing nel plasmarsi di una nuova categoria di spettatori: i binge racers, nuovi consumatori con la passione per la tivvù, atleti olimpionici di binge racing.
Maratoneti di binge watching profilati con scrupolosa attenzione nelle loro abitudini di visione dove ogni serie proposta non può che essere perfetta per appagare l’astinenza del suo fruitore: utenti compulsivi rimpinzati perché profilati e resi famelici dalla “vision dopamine”
Comune ai binge racers, infatti, non c’è solo la passione per le trame particolareggiate ma anche la compulsione di fruizione da parte di queste persone che a causa del binge watching spesso e volentieri tralasciano aspetti basilari per sé stessi come i pasti e la cura personale così trascurati per aver consacrato il tempo che di solito si dovrebbe dedicare loro in favore, invece, di un unico e totalizzante utilizzo: la maratona televisiva o meglio l’indigestione televisiva.
La visione delle serie televisive sembra essere così in grado di coinvolge e sconvolge anche il metro di misura delle priorità degli individui nella propria quotidianità creando dipendenza che, se non regolata, può diventare un grosso problema che sarà sempre più difficile eradicare se prenderanno anche piede gli HBO, quegli enormi scatoloni in cui rifugiarsi per guardare indisturbati la puntata della propria serie preferita o la full version.
Se non l’avessimo ancora capito la stessa bramosia di “sapere come va a finire” ci ha portati pian piano a vivere le serie come un universo parallelo anche grazie alla possibilità di una loro fruizione iperconnessa nella mobile experience che ne ha resa possibile la visione anche fuori casa su devices portatili come tablet e smartphone e adesso ci propone gli HBO per poter “gustarsi” indisturbati la propria serie.
Visti i presupposti, tutto ciò sembra essere molto più pericoloso di quanto forse possiamo anche immaginare: la chiusura in solitaria in una scatola davanti ad uno schermo in grado di far dimenticare di lavarsi e di mangiare.. la verità è che sembra di essere in una puntata di Black mirror…