Digital Trust crash down
F di fiducia…
Fiducia che, nel mondo iperconnesso, diventa fiducia digitale…
Ma nel mondo online come in quello offline fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, e ad oggi questa massima gode di indiscussa approvazione e forse pure mai come prima…
E ad aver imparato l’importanza del dare poca “confidenza” testandola spesso e volentieri a proprie spese sono stati i consumatori italiani…
Sembrano essere, infatti, molto lontani i tempi delle password uniche alla “dadada” di Zuckerberg prima che gliela hackerassero nel 2012 e che trovano conferma in quanto osservato da un’indagine sul digital trust condotta da Frost & Sullivan e CA Technologies, per cui la fiducia dei consumatori italiani sulla capacità delle organizzazioni di proteggere i loro dati risulta appunto essere al minimo.
Incredulità poi fondata se ci pensiamo bene… quando si viene a sapere che “il 70% delle aziende italiane ammette di utilizzare internamente i dati degli utenti, mentre il 53% addirittura di venderli ad altre organizzazioni”.
E che l’accesso ai nostri dati sia diventato prioritario e il vero business a cui tutti mirano ce ne siamo ormai resi conto tutti…o quasi…
E allora ecco che anche noi ci troviamo ad essere trasformati in dati, preferenze, password, codici che rappresentano a tutti gli effetti il nostro sé digitale a rischio se entrasse in possesso di mani sbagliate.
Resta il fatto che è sempre più difficile trovare il coraggio di fidarsi di qualcuno completamente, di qualcuno, appunto, che non abbia doppi fini…
I consumatori che per molto tempo sono stati così “share friendly”, ad oggi sembrano aver compreso l’importanza della cara e vecchia privacy che prende le sembianze di quel crollo del digital trust.
Tracollo da una parte e crescente consapevolezza dall’altra come osservato da Frost & Sullivan quando hanno elaborato il Digital Trust Index con quella serie di metriche in grado di misurare la fiducia in senso digitale; ed è stato proprio così che si è riusciti a portare alla luce il crescente sospetto degli user italiani nei confronti del digital trust e che tende ad accentuarsi nel caso di quel binomio organizzazioni – dati personali.
Un ridimensionamento i cui valori cambiano quando entrano in gioco i fattori dal “baratto” di dati personali per servizi gratuiti, sconti etc ect…
Ma una cosa sembra essere certa: il bisogno di trasparenza nella tutela dei dati che oggi più che mai con l’avvento anche della telemedicina e dei dati sanitari “online” oltre a tutti quei servizi connessi che portano giorno dopo giorno la nostra esistenza all’interno degli schermi fanno si che la necessità di un approccio etico nei confronti di tutti quei dati diventi doveroso.