A PROVA DI TATTO: #DIGITALIZZAZIONE DEI SENSI
Vista – Olfatto – Udito – Gusto – Tatto
Da sempre ci siamo affidati ai nostri sensi per scoprire e orientarci nel mondo che ci circonda.
Ma se vi dicessi che indossando un particolare anello potreste sentire il calore della tazzina di caffè di un vostro amico/a che si trova dall’altra parte del mondo, ci credereste?
Questo è solo un piccolo accenno al potere racchiuso in un anello.. ma non stiamo parlando del “tessoro” di Gollum nel Signore degli Anelli anche se le potenzialità dell’anello in questione e di cui andremo a parlare si avvicinano molto ai poteri dell’oggetto della bramosia dell’Hobbit e alle atmosfere da universo di Second life di Oasis.
“È tutta una questione di tatto..”
“Ci vuole tatto..”
Sono solo alcune delle espressioni appartenenti all’uso comune che ci ricordano quanto questo senso caratterizzi la nostra vita ma è anche vero che con i cambiamenti di cui siamo protagonisti, il tatto, inteso come “contatto diretto” e senso ancestrale e diffuso in quanto localizzato in tutta la superficie corporea e il primo a svilupparsi non può essere sempre esercitato come si farebbe normalmente e dove uno degli esempi più lampanti, infatti, possono essere gli acquisti online in cui l’oggetto, non potendo passare al vaglio della sensorialità tattile, può solo contare sul riconoscimento delle immagini messe a disposizione e con la duplice speranza che queste siano veritiere e che la nostra vista non venga tratta in inganno.
Se ci aggiungiamo poi le frontiere dello smart working, il distanziamento sociale e la necessità oggettiva o personale di essere connessi; se fino a poco tempo fa si realizzava sostanzialmente attraverso due sensi, la vista e l’udito con la possibilità di interloquire a distanza, arrivati ai giorni nostri, queste esperienze da remoto potrebbero presto arricchirsi di un altro senso: il tatto.
Grazie alla digitalizzazione dei sensi e alle tecnologie indossabili, il principio che viene applicato alla registrazione per esempio della voce, potrà riguardare anche le sensazioni tattili ed è proprio così che innovazione dopo innovazione ed applicazione dopo applicazione il concetto di fantascienza sbiadisce diventando sempre più prêt-à-porter.
Veri e propri accessori dal design glamour ed accattivante, infatti, diventano un tutt’uno con quelle tecnologie indossabili e in grado di dare un tocco high tech a qualsiasi tipo di look e grazie a tutte quelle wearable technologies che sono entrate a far parte del nostro quotidiano diventando dei veri e propri must have.. giorno dopo giorno.. il nostro habitat è diventato sempre più intelligente e connesso.
Guardaroba all’avanguardia con magliette in grado di registrare il battito cardiaco, la respirazione ed altri parametri e come la PoloTech di RalphLaurent i cui “sensori intessuti all’interno del prodotto” sono anche tranquillamente lavabili senza poi dimenticare la cintura che ci dice se abbiamo mangiato troppo; lo smartwatch che controlla quanti passi facciamo durante la giornata; i braccialetti che misurano qualità e quantità del sonno o collane e portachiavi in grado di lanciare messaggi di SOS se ci si trova in difficoltà e come nel caso di invisaWear.. però questi sono solo alcuni esempi di un universo wearable sempre più smart, accessibile e portabile e che sembrano trovare crescente applicazione nei più svariati campi e in particolare in quello della salute.
Tra le wearable technologies vi sono infatti anche dispositivi come Zio XT, il cerotto resistente all’acqua e al sudore che collegato allo smartphone, tramite una apposita app, permette di registrare i dati relativi al monitoraggio di lungo periodo sul cuore di un paziente rendendone anche possibile il controllo dei parametri vitali da remoto ma anche capace d’intervento qualora il paziente ne avesse di bisogno basandosi sul recupero delle coordinate GPS che forniscono la posizione del soggetto e così organizzarne il soccorso; ma non solo, infatti all’universo dei weareable appartengono anche i calzetti intelligenti come Sensoria presentati in occasione del Consumer Electronic Show di Las Vegas e che, collegati allo smartphone, sono capaci di controllare gli appoggi del piede durante una corsa ma anche il reggiseno intelligente che aiuta a combattere lo stress, controlla la postura, il battito cardiaco e la respirazione o le scarpe per bambini con il GPS integrato nel caso in cui questi si dovessero allontanare in un momento di distrazione dei genitori.
Ma ciò che fa spiccare tra i weareable l’anello di cui accennavamo all’inizio non è il suo essere il più stiloso ma una dote che i suoi colleghi anelli high tech non possono vantare; non gli bastava infatti essere in grado di fungere da chiave per l’auto, né per la casa, né da badge né da alert per messaggi o altri tipi di promemoria perché puntava molto più in alto: trasmettere la percezione sensoriale del contatto a distanza arricchendo così l’esperienza video e audio.
Con la digitalizzazione del tatto frutto della pionieristica attività di ricerca e sviluppo del SIRSLab- Siena Robotics and Systems Lab, laboratorio di ricerca dell’Università di Siena che si occupa di robotica e tecnologie legate alla manipolazione e al senso del tatto nasce la tecnologia di WeArt sviluppata in collaborazione con E-Novia e che renderà possibile quel coinvolgimento che si cominciava a dare per irrealizzabile ma che ad oggi, si scopre invece molto reale attraverso l’impiego di un anello capace di rendere la comunicazione a distanza un’esperienza molto più completa grazie a quel tassello chiave in grado di conferire quel tratto esperenziale tipico della prossimità degli interlocutori o degli oggetti da sondare; colmando quel gap che, finora, vista ed udito non erano riusciti a saturare.
Stando a quanto dichiarato e mostrato dal suo co-fondatore Guido Gioioso in occasione del Ces di Las Vegas, quella lacuna, infatti, sembra sarà in grado di livellarla proprio l’anello e lo speaker tattile di WeArt (Wearable Robotic Technology -Tecnologia Robotica Indossabile).
Scopriamo così che, con l’anello in questione, si è puntato su di un aspetto che ancora mancava: il tatto; proprio quel senso che fin dalle prime speculazione è sempre stato considerato come un senso inferiore per il tipo di conoscenza grossolana che con questo si poteva ottenere se non fosse, invece, che l’intuizione della startup ha puntato proprio su questo: individuare nel tatto quel plus in grado di fare la differenza arricchendo l’esperienza audio video.
Attraverso il tatto sentiamo il calore, il dolore, calibriamo la forza con cui maneggiare un oggetto in base alla tipologia di superficie che incontriamo, ne valutiamo la consistenza, la texture e rispondiamo a diversi stimoli ed è proprio così che il tatto si qualifica come quell’interfaccia essenziale per orientarsi e riconoscere l’ambiente esterno.
Un’interfaccia importante soprattutto ora che si stanno radicando abitudini come quelle dell’e-commerce, delle conference call, delle video chiamate, e di tutte quelle interazioni che risultano essere sempre più mediate da un device.
Il darwinismo digitale sembra essersi spinto, così, verso nuovi orizzonti aprendo nuove strade che potranno implementare l’esperienza già assodata con i media visivi che, caratterizzati da immediatezza, ipermediazione, rimediazione, disintermediazione e dematerializzazione, con l’avvento della digitalizzazione del senso del tatto potrebbero arricchirsi di un’esperienza più completa per gli utilizzatori.
La simultaneità despazializzata dello sganciamento non solo dallo spazio tempo ma anche dalla compresenza fisica, infatti ci fa riflettere sulle nuove potenzialità delle interazioni che potremmo avere in futuro e che fino ad oggi si basavano solo su vista ed udito.
Anche solo provando ad immaginare; si può comprendere quanto potrebbe essere più immersiva la possibilità di trasmettere o ricreare la sensazione di un contatto anche se a distanza e prestandosi pure alle più prismatiche esigenze: dall’e-commerce, all’entertainment passando per l’advertising, il training, la salute fino al desiderio del calore di una semplice carezza o di un incontro romantico.
Insomma lo scenario a cui potremmo assistere dal momento che questo venisse reso accessibile, potrebbe anche rappresentare il realizzarsi del sogno proibito dei figli della rivoluzione apportata dall’avvento della videocassetta e che permise l’uscita dalla rigidità dei palinsesti aprendo la strada alla tv on demand che conosciamo oggi.
Un sogno proibito anche perché con la digitalizzazione del tatto si aprirebbero anche nuovi scenari, per i cultori ed eredi della “tacita alleanza” low cost VHS-porno & cartoons che portò alla débâcle del Betamax, e così assistere ad una nuova customer satisfaction tridimensionale.
Coinvolgere emotivamente attraverso una comunicazione che si fa esperenziale accorciando le distanze e restituendo quello che fino ad ora era mancato: la sensazione di toccare riappropriandosi anche se virtualmente delle vibrazioni e delle temperature del mondo fisico rappresenta un tassello dirompente per l’arricchimento della realtà aumentata.
Con il tatto che si aggiunge ad audio e video si potrebbe assistere ad una vera e propria rivoluzione: l’entrata in scena del grande assente, il tatto che anche se registrato e replicato potrebbe sconvolgere veramente quel universo che per troppo tempo rimase mediato solo da vista ed udito.
Con il tatto reso virtuale e fruibile istantaneamente ma anche registrato così da rivivere quelle sensazioni a distanza anche di tempo e non solo nello spazio l’esperienza solo audio, solo video, o audiovideo sperimenta un’evoluzione che entra in scena con l’intuizione, di WeArt, che sulle potenzialità ancora inesplorate di un tatto virtuale ne ha fatto un cavallo di battaglia.
Riuscendo ad applicare ciò che avviene con i normali microfoni al senso primitivo del tatto, quest’ultimo viene così trattato esattamente con lo stesso principio che sta alla base della registrazione e della diffusione del suono.
Un microfono e uno speaker diventano un anello e uno speaker tattile ed è proprio così che si rende possibile sia la loro replicazione e riproduzione in diretta per esempio durante una video chiamata tra due persone entrambe dotate di questa tecnologia indossabile ma anche a distanza di tempo con la rilevazione e registrazione dell’interazione tattile catturata dalle esplorazioni di superfici poi digitalizzate.
Occhiali intelligenti, cuffiette bluetooth, smartwatch, braccialetti fitness, visori per la realtà aumentata, device sempre più smart e performanti e che vengono utilizzati sempre più spesso per la gestione della vita quotidiana sempre e ovunque.. ma i wearable non sono una novità..
Già nel 1200, infatti, esistevano quelle che per il tempo erano tecnologie indossabili.. occhiali, orologi da polso, l’anello ad abaco cinese che fu il primo “anello intelligente” con funzione di calcolatore e con un salto temporale che ricorda il film “The time Machine” arrivano il primo computer indossabile – nel 1960 con Edward Thorp e il suo dispositivo così piccolo da poterlo infilare nel taschino di una giacca o nelle scarpe per “aiutare” ad imbrogliare alla roulette e poi i walkman, i dispositivi per le persone con disabilità all’udito, gli orologi da polso con funzionalità aggiuntive come quelle di cronometro, calcolatrice e memorie che, sebbene di pochi kilobyte di ampiezza, erano comunque sufficienti per qualche promemoria
Arrivano gli anni ’90 con le webcam, nel 2000 i primi visori digitali, i lettori musicali MP3 (il primo iPod) e gli auricolari Bluetooth ed è così che arriviamo ai giorni nostri con un settore high tech sempre più indossabile e al servizio delle esigenze di tutti i giorni diventando anche sempre più intuitivo.
Nel film “The time machine” del 2002, si guardava al 2030 con curiosa fascinazione.. ma arrivati al 2020 l’innovazione tecnologica ha ancora bisogno di crescere e ottenere il favore nella sua applicazione pratica che, di fronte ai benefits, potrebbe sdoganarne le ritrosie.
I campi in cui l’high tech e le weareable technologies potrebbero trovare applicazione sono veramente tanti e potrebbero apportare dei grossi benefici interessando non solo il mondo della salute ma anche dello sport, della sicurezza, dell’intrattenimento, dell’educazione e molto altro ancora.. basta comprendere una necessità e passare dalla fantasia alla realtà.
..Con la tecnologia conosciamo.. ricerchiamo.. gestiamo.. chi più chi meno molti aspetti del nostro quotidiano.. e forse un poco alla volta ci potremmo anche rendere conto che non esistono tecnologie buone o cattive.. perché la differenza la fanno i modi in cui vengono usate proprio quelle tecnologie..