ANALOGIE VERBALI
[Sessantottesima puntata]
In Italia, l’imbarbarimento dei giochi televisivi ebbe inizio con la trasmissione Pronto Raffaella?, condotta da Raffaella Carrà, la cui prima puntata andò in onda il 3 ottobre 1983. Per contrastare la concorrenza delle emittenti private, che allora si faceva sempre più aggressiva, la Rai adottò un’idea scaturita dalla mente diabolica di Gianni Boncompagni: mettere a disposizione centinaia di milioni per i giochi telefonici e, al tempo stesso, abbassare il livello di difficoltà delle domande proposte, in modo da permettere a tutti di provare a rispondere Venne inaugurato, in questo modo, un sistema molto pratico per comprare l’audience, basato su un’osservazione elementare: più sono ricchi i premi, più aumenta l’indice di ascolto e maggiore è la soddisfazione dello sponsor che paga.
Anche se scandalosa, l’idea si rivelò vincente per la Rai, soprattutto perché non poteva essere copiata dalle televisioni concorrenti. Il gioco telefonico, infatti, aveva senso solo se poteva avvenire in diretta e questa possibilità era allora negata, per legge, alle emittenti private.
L’uso del telefono per giocare in televisione era stato introdotto da Renzo Arbore e Maurizio Barendson nella trasmissione L’altra domenica, la cui prima puntata andò in onda il 28 marzo 1976. Ma i giochi proposti (che offrivano un premio simbolico di 20 mila lire), erano tutti basati su arguti giochi di parole,di non facile interpretazione.
Così, mentre gli italiani si affannavano a prendere la linea per tentare di rispondere a domande assurde come: «Quanti fagioli ci sono in questo barattolo?» o: «Perché dico verde?», la trasmissione di Boncompagni arrivò a registrare record di oltre 9 milioni di ascoltatori.
La stessa filosofia si estese, nel tempo anche ai giochi con concorrenti in studio, di qualsiasi emittente. In questo modo, il livello del servizio ludico offerto ai telespettatori iniziò inesorabilmente a sprofondare.
Uno dei pochi personaggi televisivi che tentarono di contrastare quella degradante tendenza, fu Marcò Dané, animatore di molti programmi di giochi intelligenti, come Tandem e Mente fresca. Ma anche a lui, nel giro di qualche anno, vennero ridotte le possibilità di manovra.
In base ai suoi criteri, un gioco di ragionamento, per poter funzionare in televisione, deve possedere i seguenti requisiti:
– essere descritto da regole sintetiche e semplici;
– non essere troppo banale;
– possedere una soluzione indiscutibile e di comune comprensione.
A suo avviso, uno dei giochi più semplici con tali caratteristiche, consiste nel cercare di trovare una particolare analogia tra due termini assegnati, come nei seguenti esempi:
– il libro e la mano ? l’indice;
– i giornali e la Borsa ? i titoli;
– l’ascensore e la camicia ? i bottoni;
e così via.
In base alle stesse regole, cercare di scoprire che cosa hanno in comune le seguenti coppie di termini (non sempre la risposta è immediata).
- La moltiplicazione e l’impresa agricola.
- La finestra e l’Iran.
- Il commercialista e lo stregone.
- La macelleria e il bar di provincia.
- Il mobiliere e l’edicolante.
- La panetteria e il giacimento.
- La casa e la legge finanziaria.
- La caccia alla volpe e la pesca subacquea.
- Il libro e la mano.
- La frutta e il riflettore.
- La tabaccheria e il busto da donna.
- Pierino e i Carabinieri (oltre alle barzellette…).