ACCENTI EQUIVOCI
[Ottantanovesima puntata]
Nella lingua italiana, non è obbligatoria la notazione dell’accento grafico nella scrittura delle parole, se non in particolari casi. Questa caratteristica, molto sfruttata in enigmistica, può essere fonte di equivoci anche in situazioni più pragmatiche. Ad esempio, una frase come: «l’ultima decade di settembre», a cosa si riferisce? Agli ultimi l0 giorni (dècade) di settembre, o ad una legge che non sarà più in vigore (decàde) dalla fine di agosto in poi? E un titolo di giornale che riporta: «Circuito con ricchi premi» quale notizia vuole riferire? Che è in corso una gara automobilistica (circùito) molto prestigiosa o che un sempliciotto è stato raggirato (circuìto) con il miraggio di generosi regali?
In genere, simili potenziali equivoci si sciolgono facilmente, analizzando il contesto del discorso. Ma in alcuni casi, possono essere fonte di satira involontaria.
Durante le elezioni politiche, che si sono svolte recentemente in Italia, uno dei partiti in lizza ha tappezzato i muri di varie città con una grande quantità di manifesti, recanti lo slogan: «Cambiali!». Implicitamente, una parola del genere voleva significare: «Non votare più per i vecchi esponenti politici (Càmbiali! Càmbiali! Càmbiali!…)». Ma, essendo priva d’accento, poteva anche essere interpretata come un poco allettante programma, per sopravvivere alla stringente crisi economica (Cambiàli! Cambiàli! Cambiàli!…).
L’assenza dell’accento grafico, in ogni caso, può essere fonte di incertezze, nello stabilire 1’esatta pronuncia di alcune parole. Ad esempio, quella che state seguendo è una rubrìca o una rùbrica di giochi? In genere, su questo tema si scatena una diatrìba (o diàtriba?).
Anche se a molti può sembrare strano, le corrette accentazioni di queste due parole sono: rubrìca (rùbrica è da evitare) e diàtriba (diatrìba è più diffuso, ma scorretto).
È vero che si riesce a comunicare ugualmente, anche sbagliando la collocazione degli accenti, ma non si fa certo una bella figura. Senza contare che, al giorno d’oggi, dati i veloci mezzi comunicazione di massa (Internet, in primo luogo), chi commette degli strafalcioni del genere, per banale distrazione o per pura ignoranza, rischia di venire messo pubblicamente alla berlina.
Un paio d’anni fa, il ministro italiano della Pubblica Istruzione si coprì di ridicolo, dichiarando in Parlamento: «[…] il Libro Bianco sulla Scuola è stato scritto sotto l’egìda dell’esecutivo precedente». Quell’esponente governativo venne accusato da più parti di «non sapere nemmeno dove vanno gli accenti» (cosa abbastanza disdicevole, data la particolare carica che ricopriva…). Infatti, la parola egida (che significa: protezione, riparo) va pronunciata ponendo l’accento, non sulla «i», ma sulla «e»…
Anche se non aspirate a ricoprire in futuro una carica ministeriale (ma non si sa mai…), vi invito a verificare se siete in grado di porre l’accento giusto sulle parole. Ad esempio, sulle seguenti:
- anodo – 2. autobus – 3. caduco – 4. catodo – 5. cosmopolita – 6. depliant – 7. edile – 8. elettrolisi – – 9. gomena – 10. ippodromo – 11. leccornia – 12. logogrifo – 13. omaso – 14. pudico – 15. salubre.