Advertorial: pubblicità dietro la maschera di un fittizio giornalismo
Sempre più spesso la nostra attenzione viene attirata da titoli inusuali o che sembrano avere la risposta a tutti quegli interrogativi che arrovellano i nostri pensieri.
Date il benvenuto agli “advertorial”, informazioni di tipo pubblicitario che, impaginati in modo simile ad un articolo giornalistico possono trarre in inganno giocando sulle debolezze dei lettori.
Termine nato dalla fusione di “advertising” (pubblicità) e “editorial” (editoriale), con il termine “advertorial” (trad. “publiredazionale”) si indica un contenuto-post sponsorizzato che alla luce del rischio concreto di confondere articoli veri e propri con “pubblicità”, ha portato la legge a prevedere una particolare tutela del consumatore dell’informazione con il dovere di esplicitare chiaramente il tipo di contenuto e così indicare con apposita dicitura di cosa si tratti e in questo caso: “informazione pubblicitaria”.
L’advertorial, infatti, è cosa ben diversa da un articolo giornalistico nonostante questo cerchi di mimarne lo stile e la forma e, se pensiamo poi che viviamo in un momento storico in cui il giornalismo nel web si è fatto sempre più scorciato e spettacolarizzato, il rischio di incorrere in misunderstanding è davvero molto alto.
L’advertorial è così un modo elegantemente subdolo per promozionare un prodotto e che nel mondo dell’Affiliate Marketing crea pagine di vendita che hanno come obiettivo quello di vendere prodotti e/o servizi mirando a massimizzare le conversioni della campagna attraverso anche tecniche di esagerazione dei risultati o dei benefici del prodotto da promuovere.
La presenza sul web con siti internet, blog etc etc, ad oggi, rappresenta un aspetto fondamentale per esistere ed essere presi in considerazione da un mercato mai stato così boundless e da qui il fiorire di “informazione pubblicitaria” con diverse modalità di spread dell’advertorial.
Questo può essere infatti inviato dall’azienda al proprietario del sito internet che procederà alla valutazione della eventuale pubblicazione, ma anche essere creato dallo stesso proprietario del blog o del sito internet.
Un aspetto però su cui non sembra non potersi transigere è rappresentato dall’obbligo di specificare la tipologia di post e quindi “post sponsorizzati” e per cui l’eventuale mancata indicazione porterebbe a serie conseguenze in termini di credibilità del proprietario dello spazio web che lo ospita ma anche da Google stesso.
Giocato sulla linea sottile di uno storytelling accattivante e condivisibile capace di far vacillare l’incredulità nonostante la sponsorizzazione, le aziende nei limiti e negli obblighi previsti dalla legge sono libere di operare in questo modo senza incorrere in sanzioni.
…Non è informazione tutta quella che luccica