Crescere con l’epidemia. STOLEN CHILDHOOD: l’infanzia rubata da un virus
“Niente feste di compleanno, niente giochi di gruppo e scarsi rapporti coi coetanei”
questa è l’istantanea della socialità castrata dei bambini e delle bambine che vivono la loro infanzia in un mondo in cui l’emergenza pandemica da Covid-19 stenta a rallentare.
In questo scenario spettrale si fa spazio la “sindrome da deprivazione sociale” e come affermato dalle parole dello psicanalista dell’età evolutiva Massimo Ammaniti sul fenomeno non ci lascia molti dubbi.
La reclusione, l’affollamento domestico, il distanziamento, le relazioni con amici e coetanei ridotte a videochiamate e la paura del contagio, ci raccontano quanto sia stato difficile far fronte a quel clima di incertezze e preoccupazioni che purtroppo continuano a scandire le nostre esistenze tra tamponi e focolai.
Divieti e lockdown controllati, infatti, sono ancora parte integrante delle ordinanze che scandiscono il quotidiano delle esperienze mancate ed è proprio così che i più piccoli si trovano ad essere tra i più svantaggiati per diversi motivi.
Crescere in questo particolare momento storico, infatti, configura l’insorgere di gravi lacune di linguaggio, cognitive e di mentalizzazione proprio a causa del venire meno della relazione con l’altro, che invece in un normale processo evolutivo della persona configura uno step essenziale per la maturazione relazionale dell’individuo e come più volte ripetuto.
“Isolare e chiudere” da ormai più di un anno sono le parole d’ordine della guerra fredda a Covid-19.
Ed è così che intere generazioni di bambini e bambine costretti a non andare a scuola se non attraverso uno schermo si sono trovati a vivere in streaming; bambini costretti a non aver paura dei draghi ma di un virus; bambini distanti ma uniti, e quando vicini allontananti per paura di contagi.
Eppure cresceranno anche loro come tutti e chissà come ricorderanno tutto questo…
Cosa sarà rimasto, invece, di quegli attimi di normalità rubata tra abbracci e carezze negate…?
La verità è che siamo tutti figli della deprivazione sociale portata da Covid-19 e forse negli occhi della mente non solo dei più quando tutto questo sarà finito torneranno gli arcobaleni colorati, le canzoni, gli screenshot delle riunioni di famiglia a distanza e per i più fortunati il profumo dalla cucina ogni giorno come fosse domenica…