A.I. & Salute Innovation? #HappensElesewhere
“L’A.I. sarà il prossimo grande cambiamento nella tecnologia” – CEO di Microsoft, Satya Nadella
“Un rinascimento”, “l’età dell’oro” – CEO di Amazon, Jeff Bezos
“Più profonda del fuoco o dell’elettricità” – CEO di Google, Sundar Pichai
Questi sono solo alcuni dei pareri dei Big del mondo che si sono espressi sull’impatto dell’intelligenza artificiale nelle nostre vite..
Ve la ricordate quella scena del film “Io robot”, in cui un androide attraversava tutta la città di corsa per portare lo spray antiasmatico alla sua proprietaria?
Arrivati al 2020 possiamo dire di non essere più così distanti da quanto raccontato da quel film del 2004.. perché quella che fino a poco tempo fa poteva apparire come fantascienza ad oggi, invece, fa parte, del nostro quotidiano.
Robot esploratori, robot chirurgici, droni, macchine che si guidano da sole, educatori robot che spruzzano disinfettanti per le strade evitando il contatto umano, geo social, ologrammi, software in grado di simulare comportamenti e conversazioni umane attraverso assistenti virtuali e realtà aumentata sono solo alcune delle applicazioni di quella che chiamavamo fantascienza ma che, ad oggi, invece, si trova ormai ovunque e in modo sempre più accessibile..
Intelligenza artificiale sempre più sofisticata e sensibile e non più solo in grado di rispondere a domande elementari o FAQ degli utenti di un sito.. tanto che realtà aziendali come Lloyds Banking Group, Renault e Citroën già da tempo vantano tra i loro “collaboratori” proprio questi assistenti online come fonte di prima assistenza.
Chatbot o assistenti virtuali che fanno parte a tutti gli effetti delle nostre esistenze come per esempio Siri, Google Home e Amazon Alexa.
L’intelligenza artificiale e i suoi progressi nei più svariati campi di applicazione ha poi dimostrato di essere una preziosa alleata per la gestione non solo della nostra giornata fuori e dentro casa ma anche negli aspetti più delicati della nostra esistenza come nel campo della sperimentazione e applicazione in tema di salute.
Se pensiamo poi che i robot di nuova generazione saranno sempre più sensibili in quanto sempre più capaci di interpretare le espressioni e lo stato d’animo umano, fascinazioni come quelle per l’Uomo bicentenario, ci porteranno a vedere in lui solo un lontano progenitore.
Ed è così che social robot umanoidi come Pepper che venne progettato per vivere con gli esseri umani e capace di conversare, comprendere, reagire alle emozioni, muoversi autonomamente e riconoscere… se fino a poco tempo fa poteva essere visto come un giocattolo evoluto per intenditori un po’ nerd, arrivati, ad oggi, le potenzialità di tutti quegli avanzamenti hanno invece rivelato di essere una fonte preziosa per la nostra sopravvivenza anche nel futuro.
Con l’emergenza Coronavirus per aiutare i pazienti contagiati, a fianco del personale sanitario, infatti, sono scesi in campo anche i robot e che vanno ad aggiungersi a quelli già presenti in quelle molte strutture sanitarie sparse in tutta Italia e nel mondo che possono vantare interventi di precisione e con un decorso post operatorio più leggero grazie all’impiego di robot chirurgici e tra i quali il più noto è il “da Vinci”.
Però, forse solo ad oggi cominciamo a realizzare l’importanza dell’applicazione della robotica nella gestione dell’emergenza anche perché si può finalmente toccare con mano la necessità di dare una svolta sdoganante alla loro applicazione e la cui utilità si è compresa proprio in questi giorni di estrema difficoltà che hanno reso pubblica quella che può diventare anche una sicurezza per scongiurare la trasmissione di un contagio tra il personale sanitario senza però avere un effetto pregiudizievole sulla qualità dell’intervento.
E finalmente dopo tanto tempo si sente parlare di Telemedicina applicata al monitoraggio dei pazienti degenti come nel caso di coloro che sono ospitati in strutture alberghiere messe a disposizione per far fronte alla gestione della pandemia da Covid-19 ma anche robot in corsia come quello che all’ospedale Infermi di Rimini è in grado di visitare i contagiati da Coronavirus.
La macchina, infatti, riesce ad accedere nelle stanze dei pazienti e da qui comunicare in diretta con gli specialisti a cui inviare le immagini necessarie da valutare, fornendo anche una protezione dal rischio di contagio e come raccontato in un articolo pubblicato dal Resto del Carlino ciò avviene “Attraverso una webcam e un microfono e con l’ausilio di un’interfaccia software,” che permette al medico, “coadiuvato da un altro operatore che apre fisicamente le porte delle camere di degenza, (…) di guidare il robot nei “corridoi fino al letto del paziente e procedere alla valutazione visiva a distanza” ma in sicurezza.
Vari sono i campi in cui la robotica ha dimostrato di essere un aiuto importante per l’uomo, e come in quello dell’educazione che sempre in ambito sanitario ha trovato la sua strada nella pediatria del Policlinico Sant’Orsola di Bologna che a Marino, un robot umanoide Nao di 60 cm, ha affidato il compito di rendere la permanenza dei più piccoli meno faticosa ma anche come Romeo, l’umanoide progettato dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova per quelli che potrebbero essere i futuri robot per anziani da inserire in strutture sanitarie o case di riposo.
Ed è così che la Telemedicina con consulti a distanza e ovunque ma anche robot per il monitoraggio dei pazienti in grado di segnalare anomalie ed emergenze diventano delle vere e proprie armi a nostra disposizione per scongiurare l’estinzione.
Ad oggi più che mai i robot in ospedale, infatti, potrebbero aiutare a superare i momenti di crisi dettati anche dalle carenze non solo di personale ma di presidi DPI ma questo è solo uno dei tanti esempi in cui sarebbe di forte aiuto la loro introduzione.
“Una grande epidemia richiede centinaia di operatori” così aveva detto il fondatore di Microsoft, ma se ci pensiamo bene anche un esercito di miliardi di persone se non equipaggiato è un esercito spacciato tanto più se si trova a combattere con un nemico invisibile come un virus.
Serve analisi, computo, velocità di reazione e di calcolo, e per tutto questo l’uomo può affidarsi all’aiuto della velocità reattiva delle macchine da lui stesso progettate.. per elaborare tutti quei dati e procedere all’attuazione di una risposta mirata..
E questo può non succedere solo ad Hollywood..
Abbiamo potuto verificare sulla nostra pelle che di scetticismo, incredulità e di “ma e se” si muore..
Resta il fatto che le lacune sono però ancora molte.. perché per la ricerca e lo sviluppo servono più investimenti..
Creare un modo per non estinguersi sembra trovare così un alleato fidato anche nell’intelligenza artificiale.. su cui noi specie super evoluta ma ancora troppo fragile.. dovremmo credere un po’ di più..
La fantascienza è ormai un concetto sbiadito.. e a dirlo sono i fatti..
Pensiamo ad una tac capace di scovare le complicanze legate al virus in 20 secondi con una accuratezza del 96% o ad un software che grazie all’AI è in grado di individuare le masse tumorali nei pazienti..
Questi sono solo alcuni dei frutti di quel cammino che dava agli scienziati dei “sognatori”.. ma proprio grazie a tutti quei sogni che oggi, ma molto più domani, quelle macchine saranno sempre più vicine e necessarie.. anche in termini di prevenzione che molto spesso rappresenta un aspetto fondamentale per la salute.
Nel 2017 si riteneva che l’intelligenza artificiale sarebbe diventata la nuova user interface (UI) e che tutti coloro che non l’avrebbero adottata entro il 2022 non sarebbero stati sul pezzo.. su vari aspetti..
E poi ci sono i dati.. i tanti dati personali.. sanitari.. e la loro gestione.. ma questa è un’altra storia e ve la racconterò un’altra volta..