Didattica a distanza
“Era l’anno 2020 quando ho finito il master..”
Lauree e master nell’anno della didattica a distanza.
Avrei dovuto parlarne prima quando tutti ne parlavano.. quando si realizzava quello stravolgimento che avrebbe cambiato profondamente le vite di tutti.. anche quelle dei più increduli e scettici..
Ma ho preferito aspettare per poter raccontare con i miei occhi cosa si sente quando si discute la tesi da remoto.
Eh già, anche io faccio parte di tutti quegli studenti che, a vari livelli, hanno provato il brivido di discutere la propria tesi nella meglio conosciuta modalità di “smart working”.
E se rimangono valide le regole per cui “si deve capire quando è il momento di rilanciare una notizia”.. bhe credo che questo sia uno di quei casi.
Stanca della quarantena e dei lock down… per quanto siano stati necessari; un pensiero rimaneva fisso, quello per l’intenzione di fare un racconto di un’esperienza che non fosse mediata e così poterla raccontare con quella “sensibilità” che solo chi può dire “io c’ero” possiede.
Il 9 luglio 2020 alle 15.00 è iniziata la sessione di laurea del master romano in Media Entertainment che tanto mi ha appassionata.
Ho discusso il mio project work in un’ “aula d’eccezione”: la sala da pranzo luminosa di nonna.
Seduta a capotavola, dopo aver sistemato il Mac e provveduto al check di connessione wi-fi e livello di batteria, ho effettuato l’ultimo accesso da studentessa di un anno accademico che lascerà il segno nei ricordi di molti e proprio in quel momento ho ripensato a quanti altri ragazzi e ragazze avranno sognato quel traguardo di allegria e condivisione nella conclusione di un percorso di studi ma che in questo 2020 per molti è terminato tra le mura di casa.
Sarà che con tutti questi stravolgimenti, la voglia di festeggiare un’emozione si fa sentire di più, sarà che c’è voglia di socialità, di incontro, di condivisione di qualcosa di diverso dagli spazi obbligati.
Sarà che l’ausilio della tecnologia ha veramente mostrato come ci sia il bisogno di accorciare le distanze anche quando non è possibile per non perdere la gioia di tutti quei piccoli e grandi momenti di quotidiano.
Sarà che la condivisione a distanza l’avverti amplificata, sarà che di fronte ad una platea familiare straordinariamente riunita con te davanti ad un Google Meet che ti riporta anche solo con gli occhi dentro quegli spazi lontani centinaia di Km in quella università che per un anno ti ha accolto con il sole e con la pioggia, bhe.. se non hai un cuore di pietra.. sappi che “in una frazione di secondo” ti passeranno davanti degli inaspettati “best moments” di cose straordinarie; ritorneranno i raggi di sole tra le foglie prima di entrare a lezione, il gazebo dove davanti al computer sgranocchiavi a metà un panino che puntualmente ti si bloccava nello stomaco, le parole scambiate con i compagni di corso, anaforici “a dopo” e poi la connessione.. “sei in aula”.
Sorridi di fronte ad uno schermo come se i tuoi interlocutori fossero così vicini da poterli toccare, ci parli come se lo spazio fosse veramente azzerato e come non ci fossero “filtri”.
Dopo un leggero stordimento adrenalinico cominci a realizzare che la definizione “straordinariamente riunita” per descrivere la tua famiglia è azzeccatissima perché se non ci fosse stata la possibilità di discutere il project work telematicamente la mia nonna centenaria il prossimo 29 luglio, non sarebbe potuta venire fino a Roma per presenziare alla discussione né tanto meno conoscere il mio relatore, il Presidente della Commissione, né gli altri docenti presenti e posso dire, con orgoglio e tenerezza, di aver fatto il possibile per creare uno di quei ricordi che lasciano il segno.
Altrettanto impossibile se non solo grazie alla modalità “da remoto” sarebbe stato anche avere per tutta la durata della discussione la sua espressione soddisfatta e felice riflessa sullo specchio e solo per aver realizzato quel suo piccolo sogno che unito agli sguardi innamorati dei miei genitori e a quelli di Simo e Lù rappresentavano tante ciliegine sulla torta.
La connessione ha fatto un po’ le bizze in quei 28 minuti di presentazione di un lavoro durato mesi e mesi ma iniziato ancora molto prima.
La soddisfazione negli occhi di qua e al di là dello schermo era la stessa, le parole di apprezzamento della commissione, la mia emozione.. la proclamazione: 110 e lode.
Le foto tra schermi, il #distantimauniti che ritorna.. un mazzo di girasoli, la corona d’alloro con tre rose rosse, gli applausi, gli abbracci e le strette di mano non date ma che senti con gli occhi.
Le emozioni sono così “non mediabili” e arrivano forse molto più forti ora di prima.
Cosa penso della didattica a distanza? Bella e utile solo se per necessità.
Credo nel plus valore delle lezioni frontali, nello scambio che caratterizza la socialità dell’essere umano che ci coltiva nei rapporti umani, e nelle aule vere e proprie dell’apprendimento.
Potrà sembra una visione classica, romantica e poco al passo con i tempi, ma credo che l’università continuerà ad essere un’eccellenza se alla sua “umanità” saprà aggiungere una innovazione che non sia spersonalizzante.