IL GIORNALISMO DEL TERZO MILLENNIO: Lectio magistralis di Nicola Porro
“Se arriva un ragazzo nelle mie redazioni che a 25 anni ha vinto un premio giornalistico si prende il curriculum e lo si butta nel cestino (…)
(…) Tu devi stare sulla strada e portami una notizia
(…) La presunzione di fare giornalismo /
senza sapere cosa accade li fuori è una presunzione sbagliata.”
(Nicola Porro – Lectio Magistralis, Link Campus University- Roma)
Eleonora Passarella: “Se lei dovesse usare un tag, una parola chiave per descrivere il giornalismo moderno, quale userebbe?”
Nicola Porro: “Versatilità, ti faccio un esempio, se un giornalista televisivo non sa girare un filmato non va bene, se un giornalista di rete-online non sa essere SEO non va bene, quindi devi essere versatile, devi saper fare tutte le cose.
Io sbatto la testa su WordPress che è la piattaforma del mio sito e se tu non conosci bene WordPress non fai.. Montanelli conosceva la tipografia ed era Montanelli.. lui scendeva giù in tipografia e sapeva come erano fatte le macchine e io quando vedo dei ragazzi, e questo ve lo dico dal profondo del cuore, che pensano di fare un articolo e di mandarlo via internet e mi mandano le loro 30 righe e non capiscono cosa vuol dire impaginarlo, che foto mettergli, che tag mettergli, quali link mettergli vuol dire che non hanno capito quale è il loro mestiere nel futuro.
Il telefonino che tu stai usando è un mezzo potentissimo e non puoi non conoscerlo..
Anche TikTok non puoi non conoscerlo poi magari non lo usi…
La versatilità e la cosa più importante che c’è. Io desidero persone versatili che sappiano fare tutto ed è completamente ribaltato rispetto al giornalismo di un tempo… Noi avevamo i fattorini… Noi al giornale avevamo i fattorini!! Avete presente i fattorini!? Quelli che ti portavano bozzoni da un piano all’altro perché il giornalista non muoveva er culo! Capisci non poteva portare il bozzone! Arrivava il fattorino dal quarto piano e poi lo portava al terzo.. tu facevi la cosa con il bozzone dicevi no questo non va bene… e se lo riprendeva il fattorino e lui lo riportava al piano di sopra!
Oggi insomma dobbiamo saper far tutto questo è quello che penso… magari sbaglio ma a me piacerebbe quella roba lì”
Eleonora Passarella: “Previsione da futurologo quasi alla Fox, dopo questa grande rivoluzione, prima la stampa, Mc Luhan stesso se ne era occupato, ha detto “Si, l’uomo…il ritorno dell’immagine prima o poi ritornerà l’oralità”, è ritornata l’oralità, ma adesso dopo la crisi della carta stampata, Gutenberg che si è andato a far friggere.. i social e il loro accanimento e il ritorno al bisogno del piccolo divismo.. cosa accadrà poi?
Nicola porro: “Quello che accadrà tra tanti anni non ne ho la più pallida idea perché non sono proprio in grado di dirlo… Quello che io penso adesso e quello che succede è che la rete che è vastissima e i cui confini sono difficilmente tracciabili è alla ricerca di comunità, che è anche un grandissimo limite della rete… quando si formano dello eco chambers per cui tu fai parte solo delle comunità che ti raccontano solo quello che ti vuoi far sentir dire… gli algoritmi stessi portano a quella roba li e questo è veramente un problema… perciò tu hai solo le informazioni che vuoi avere, quindi la vera grande sfida secondo me oggi, è intercettare una comunità e renderla il più aperta possibile sia da fuori che da dentro, sia suggestioni interne che interne, il vero grande tema è che anche io sono alla continua ricerca di nuove communities”.
Human digital transformation…
“Si tratta di approfittare dell’occasione per prendere qualche precauzione per l’avvenire”
(Indro Montanelli)
Con l’avvento di internet il fare informazione è cambiato profondamente…
Sono cambiate le regole di scrittura…
Sono cambiati i suoi protagonisti…
Ma soprattutto sono cambiati i suoi media…
I primi di febbraio, presso la Link Campus University di Roma si è tenuta una conferenza molto interessante dal titolo “Il giornalismo del terzo millennio: dalla macchina da scrivere ai social” con un ospite che del web ha capito bene cosa fare: il giornalista Nicola Porro.
Protagonista della lectio magistralis, Porro ha rivelato i profondi cambiamenti di cui lui stesso è stato diretto interessato ed è così che in poche battute si è riusciti a viaggiare nel tempo passando dal “bozzone” di quella carta stampata entrata in crisi per arrivare poi a “ZUPPA DI PORRO” la sua rivoluzione in atto.
E che il mondo dell’informazione sia cambiato ce lo rivelano i numeri al collasso del formato cartaceo dei giornali e gli abbonamenti che diventano sempre più smartphone friendly.
Logiche diverse ed impattanti che hanno chiesto ai giornalisti di reinventarsi mettendosi in discussione imparando una nuova lingua: quella dell’algoritmo di Google.
Oggi, infatti, come dalle stesse parole del giornalista, non si può non conoscere le logiche dell’indicizzazione, non si può non condividere con Wordpress e social…
Oggi non si può far finta che l’informazione non si faccia sul web con i suoi pro e i suoi contro.
Come Nicola Porro tanti altri giornalisti della sua generazione si sono dovuti scontrare con questa rivoluzione e hanno dovuto imparare a cavalcare l’onda del progresso per non esserne investiti.
Iniziò a scrivere a 18 anni di politica, la sua passione…
Usava la macchina da scrivere… e il telefono a filo per chiamare in redazione quando poteva capitare di trovarsi fuori e non avere dove scrivere e solo così si poteva far arrivare il proprio pezzo: dettandolo alla cornetta.
Vi erano le agenzie…le fonti autorevoli…e gli articoli scritti bene…
Oggi, invece, tutto questo sta pian piano scomparendo…
Le agenzie lentamente vengono sostituite dai tweet dei diretti interessati…e tutti potenzialmente possono scoprirsi cronisti grazie al citizen journalism che prende a picconate il muro del digital devide.
Ed è così che nel progresso si assiste alla crescente accessibilità ad internet che porta all’aumento anche dell’inclusione di tutte quelle fasce che altrimenti ne sarebbero rimaste escluse e anche grazie alla sola diffusione del cellulare.
Ma non è tutto rose e fiori nell’universo connesso e anche il giornalista Nicola Porro si è trovato a dover familiarizzare con gli haters che sono gli stessi che vedono in lui braccia tolte all’agricoltura… Che poi si sia più o meno in accordo con tali insinuazioni, resta il fatto che lui è forse uno dei pochi giornalisti in Italia che sono stati in grado di mettere a frutto le grandi potenzialità di internet…
Godendo della notorietà datagli dalla televisione, infatti, egli è riuscito a veicolare la sua notorietà in traffico al suo sito, generando profitti e stipendi per i suoi dipendenti.
Grazie ad internet le gerarchie vengono messe in discussione e ciascuno può diventare editore di sé stesso e Nicola Porro ha fatto proprio questo quando ancora i giornali non l’avevano capito e la tivvù pensava di essere intoccabile.
E se in passato i giornalisti più “sfigati” venivano mandati ad occuparsi della redazione online del quotidiano, oggi, i numeri si giocano su altri fronti…


