It’s time to go #PHISHING. Keywords per l’autodifesa digitale
Truffe online, pedopornografia, sexting, blu whale, fakenews, phishing, cyberbullismo, violazioni della privacy… sono solo alcune delle devianze in cui uno user può trovarsi invischiato e proprio per questo il www sembra sempre più assomigliare alla natura matrigna di Leopardi piuttosto che a quel mondo senza barriere in cui i suoi utenti potevano sentirsi stimati cittadini digitali ma, arrivati ad oggi, quelli che fino a poco tempo fa potevano rappresentare dei potenziali ed esplosivi punti di forza, invece, si sono affievoliti e hanno trasformato quella finestra su un mondo mai stato così connesso in un pericoloso accesso alle devianze di una ferocia invisibile e di cui solo oggi si comincia ad averne contezza.
E poi c’è quella fame di dati, dati che lo stesso Facebook si era fatto “scappare” in favore di Cambridge Analytica e che ha portato alla luce la loro tratta.
Scambio di dati e di preferenze che portano a profilazioni su misura e che diventando la vera moneta di scambio ma anche di furto..
Se poi cominciassimo a prestare anche solo più attenzione ai nostri gesti quotidiani di iperconnessi, ci potremmo rendere subito conto di quanto i nostri dati siano paragonabili al “tesssoro” di Gollum nel “Signore degli Anelli”; infatti, anche solo considerando tutte quelle liste di consensi da spuntare prima di accedere alle amenities del formato digitale delle “fidelity card” che ci vengono proposte ci si può rendere subito conto della potenza di quell’economia che viaggia su un doppio binario e che sta dando un valore sempre più crescente proprio ai dati.
Convincendoci che i nostri consensi al loro trattamento sia nulla a confronto di tutti i plus che potremo ottenere dal momento in cui decideremo di chiudere un occhio e dare l’ok per entrare a far parte del club dei consensi inconsapevoli, infatti, si viene risucchiati dal vortice della personalizzazione compulsiva di desideri che poi verranno percepiti come bisogni e di conseguenza successivi comportamenti d’acquisto.
“Solo manifestando il mio consenso, potrò ricevere sconti e offerte promozionali mediante posta ordinaria, e-mail e sms/mms”
“Solo manifestando il mio consenso, XXX sarà in grado di utilizzare le informazioni sui miei acquisti per migliorare la propria offerta di prodotti e servizi mediante analisi di abitudini e scelte di consumo.”
Il consenso informato, invece, sembra una bestemmia…
Tutti sanno…fidati…sanno come fregarti!
Si concretizza in questo modo una amara consapevolezza nello scoprire come tutti i nostri dati, ceduti più o meno consapevolmente con volontà o oggetto di frode, rappresentino un bene economico che alla sua base merita una tutela particolare in quanto strettamente connesso non solo alle logiche binarie dell’algoritmo ma a persone la cui attenzione è ormai nel mirino della new media economy.
Gli avanzamenti nell’ambito dell’information and communication technology, ICT, hanno poi implementato la capacità di raccolta e “stoccaggio” di tutti quei dati tanto da poter influenzare in maniera sempre più personalizzata i comportamenti di visione, acquisto etc, etc.. e il cui utilizzo e disposizione verrà potenziato dal 5G.
#Phishing mood
Phishing, spear phishing, clone phishing, whaling…
Nomi diversi ma che indicano tutti sempre e solo una cosa: le truffe in internet.
All’ordine del giorno, le truffe online mietono sempre più vittime con un numero crescente di utenti che si trovano invischiati in inganni creati ad hoc e così perfetti da mettere in crisi anche i più scafati.
Ed è così che ci si ritrova costretti a dover giocare a “trova le differenze” per non essere ingannati.
Armati di attenzione fino ai denti, gli utenti sono obbligati a non abbassare mai la guardia tanto più quando nel mirino ci finiscono tarocchi d’autore con loghi, impostazioni e comunicazione che nella distrazione e non solo, spesso e volentieri fanno cadere in fallo.
Quella diabolica “verosomiglianza”, infatti, nasconde frodi intelligenti e ben studiate in quanto capaci di far vacillare le barriere della diffidenza già minata dalla nostra ormai cronica distrazione di iperconnessi.
Ed è proprio così che con il phishing, i malintenzionati del web possono accedere a dati e informazioni personali e il cui accesso è fornito proprio da noi con distratto consenso.
Dai dati finanziari ai codici di accesso, con escamotage criminali si realizzano dei veri e propri “abbagli online” messi in atto da cyber criminali che mirano all’accaparrarsi i nostri dati che, mai come in questo momento storico, rappresentano la nostra identità: il nostro sé digitale.
La truffa informatica avviene così con un modus operandi ormai risaputo ma non per questo meno efficace…
Url scritte male, e-mail con il logo contraffatto o clonato che rimandano poi ad altri siti di “istituti di credito”, di “società di commercio elettronico” e chi più ne ha più ne metta e che popolano sempre più la nostra esposizione digitale di angoscianti minacce nell’imbarazzo della scelta.
Ma è anche vero che, nonostante le diverse declinazioni e la più o meno spiccata creatività, risulta persistere un focus comune: “invitare” il destinatario a fornire i suoi dati riservati come possono essere il numero di carta di credito, le password di accesso ai servizi di home banking, foto dei propri documenti di identità ma non solo e dove il tutto viene camuffato con la dicitura “interessi di ordine tecnico”.
Ed è proprio così che quando meno ce lo si aspetta si può passare dall’essere utenti all’essere vittime di tutti quei messaggi fraudolenti dell’economia del crimine online.
Per la nostra incolumità diventa così fondamentale munirsi di dispositivi software contro il phishing, filtri come quelli del riconoscimento ottico dei caratteri, OCR e spam che per il momento possono anche rappresentare una prima difesa ma che in realtà costituiscono un presidio temporaneo, infatti, ad ogni nuova barricata corrisponde un nuovo modo per oltrepassarla.
Con gli avanzamenti poi in tema di social engineering, infatti, progrediranno anche le truffe a cui, se ci aggiungiamo la distrazione umana e un minimo di “imperfezione della macchina” possiamo già farci un’idea su un futuro tutt’altro che roseo se non vi saranno adeguate misure e contromisure.
Inossidabili sembrano però rimanere le regole auree della prevenzione che come un mantra tentano di mettere in guardia da quelle “civette” fintamente attendibili.
Giocano infatti su quella apparente attendibile ufficialità tutti quegli abbocchi messi da “pescatori di frodo” del web che, giocando sulle debolezze umane, come curiosità e ansia e che troppo spesso così riescono a bypassare i tentennamenti trasformandoli in risposte positive alla call to action dell’abbocco per la gioia dei cyber criminali.
Anche se “Non sempre gli occhi chiusi dormono. Non sempre gli occhi aperti vedono” (massima zen)…