Scherzi pericolosi: quando lo SWATTING si colora di DOXING
Abusi e furti di dati più o meno legittimati, è anche così che in più occasioni, affrontando svariati temi, abbiamo potuto osservare quanto il web, nel suo uso più deviante, possa rappresentare una minaccia per un pubblico potenzialmente indefinito.
Tra quelle minacce, infatti, vi è anche lo swatting, una pratica con cui si indicano tutte quelle campagne di molestie online e che spesso e volentieri hanno nei servizi di emergenza, le loro vittime.
Attraverso segnalazioni di pericolo false i malintenzionati creano disagi tra le forze spiegate per fronteggiare le situazioni di crisi tanto che lo swatting in relazione al doxing può essere paragonato ad un vero e proprio atto di terrorismo per tutte quelle problematiche che vanno dallo spreco di tempo e denaro, all’impiego inutile dei servizi di emergenza in quanto la loro operatività viene distolta dalla reale necessità ma a favore di quelle che, invece, in alcuni casi si rivelano essere delle “burle” o vendette personali.
Negli Stati Uniti, infatti, per combattere questa pratica che affonda le sue radici negli scherzi telefonici, si è deciso di fare del procurato falso allarme ai servizi di emergenza un reato punibile con la reclusione.
Un reato che nel tempo si è fatto sempre più complesso come del resto l’evoluzione delle sue tecniche.
Dalla falsificazione del segnale di chiamata in entrata attraverso l’utilizzo di numeri falsi che simulano la chiamata da un servizio di emergenza, all’ingegneria sociale, al phreaking, ai semplici scherzi telefonici, tutte queste pratiche, a volte anche combinate tra loro, risultano essere in grado di ingannare le autorità spingendole all’intervento per fronteggiare un’emergenza che in realtà non esiste.
Tra i casi più noti tra le vittime di swatting, nel 2014, vi fu lo YouTuber Jordan Mathewson, conosciuto con il nickname di Kootra, che fu oggetto di un intervento tempestivo delle autorità della SWAT proprio nel mentre stava trasmettendo in streaming un gameplay di Counter-Strike: Global Offensive.
Al tempo dei fatti fu uno spettatore a chiamare il 911 per segnalare che nell’edificio era in atto una sparatoria con ostaggi; ed è proprio così che una squadra speciale irruppe negli uffici della “The Creatures LLC“, la società di gaming dove Mathewson stava trasmettendo e da lì a poco non solo il gameplay ma anche l’intervento diventando così virale.
La diffusione di Internet e dei social network nel loro utilizzo patologico hanno dato origine ad una serie di minacce che possono mettere in serio pericolo l’incolumità delle persone.
Troppo spesso inizia tutto per vendetta, a volte per noia, altre per emulazione, mentre altre ancora per insoddisfazione ma resta il fatto che i mezzi per recare danno attraverso il web risultano essere veramente tanti ed estremamente invasivi e dispetto dei mezzi per difendersi e che nel caso del binomio doxing-swatting per farvi fronte esigono un’azione combinata su più livelli ma non solo, uno step fondamentale, infatti, è rappresentato dall’attuazione di quella vera e propria pratica di prevenzione che passa attraverso l’attenzione nei confronti della diffusione dei propri dati.
Le violazioni della privacy, nelle più sfaccettate declinazioni si alimentano della superficialità con cui condividiamo i contenuti, anche quelli più sensibili, ma non solo, se pensiamo infatti all’ipotesi di condivisioni “fraudolente” di contenuti privati, ci rendiamo conto che questi potrebbero arricchirsi delle informazioni che noi stessi potremmo condividere completando, con un numero sproporzionato di tasselli, un puzzle pericolosissimo per la reputazione di tutti noi users.
Proteggere la privacy diventa così una parola chiave fondamentale per comprendere i rischi della propria esposizione nel web.
Ed è proprio così, infatti, che “proteggere la propria identità e-mail, variare le password, utilizzare blocchi delle stesse per crearne di diverse per ciascun sito su cui si è registrati, attivare la procedura per rimuovere i risultati di ricerca che ci riguardano o il self-doxxing” risultano essere solo alcune delle possibili accortezze preventive per rendere più difficile il reperimento di informazioni sul nostro conto.
Prestare una buona dose di cautela nella diffusione delle proprie informazioni rese disponibili online facendo anche molta attenzione a tutto ciò che si pubblica configura così un tassello di prevenzione importante per renderci meno appetibili agli occhi dei malintenzionati vicini o lontani.