#StopHateforProfit: perché potrebbe funzionare.
Matteo Flora ci fa notare che analizzando i dati reali il 90 % del budget di Facebook è generato non da 8000 inserzionisti, ma bensì molto meno forse 800. E quindi basta che pochi di loro si muovano per creare un problema plurimiliardario a Facebook. #StopHateforProfit
Uno di questi è Unilever e troviamo una la dichiarazione del vicepresidente della compagnia Luis Di Como.
“Fare ancora pubblicità su queste piattaforme in un periodo simile non ci garantisce alcun valore. Tra contenuti polarizzati e ed elezioni alle porte negli Stati Uniti, occorre unirsi in un impegno sempre più importante contro i discorsi d’odio”
Tornando a Matteo Flora:
“Pecunia non olet”
I soldi non puzzano però i soldi spostano gli interessi da una parte all’altra; ma forse è arrivato il momento di pensare che il dibattito dovrebbe essere un po’ di più che non legato semplicemente ai soldi.
Un dibattito fatto bene che parli di valori e non di minacce sulla base di investimenti più o meno, perché la risposta a una intimidazione di togliere i soldi è quella che abbiamo visto con YouTube: una risposta verticale e veloce basata su intelligenza artificiale che distrugge buona parte dei contenuti che danno fastidio, e che forse non è il modo migliore per approcciare il tutto: quasi mai la più veloce delle risposte che funziona nel minor tempo possibile e utilizzando una intelligenza artificiale invece che degli esseri umani è difficilmente la risposta che davvero vorremmo…
La storia ci insegna: TouTube nel 2017 l’Advertisement Apocalyps: “The Adpocalypse”
TEDx: Advertising Apocalypse: nella tana del Bianconiglio Digitale