Web e luoghi da non dimenticare: quando un click può salvare la storia
Quante volte nelle nostre città abbiamo visto dei beni storici abbandonati?
Quante volte più di qualcuno si sarà chiesto e detto fra sé e sé “che peccato sia in quello stato..”
Per chi non lo sapesse il FAI (Fondo Ambiente Italiano) ha un bellissimo sito in cui anche con un semplice click si può partecipare ad un’iniziativa interessante e dall’alto valore socio-culturale, infatti basta veramente un semplice click per dare il proprio contributo a non dimenticare luoghi del cuore che magari giacciono abbandonati.
Un’iniziativa digital che apre gli occhi sugli usi positivi che si possono fare del “wide web” riconfermando i suoi plus di fucina di grandi opportunità tanto più in un momento “storico” come quello in cui stiamo vivendo dove appunto la riscoperta del territorio potrebbe rappresentare una vera e propria chiave di svolta per un’economia sofferente sotto vari aspetti.
In tutto questo il digitale, invece, ha già dimostrato di poter essere un valido alleato non solo per riportare in auge luoghi dimenticati e abbandonati ormai da tanto tempo ma anche per attirare eventuali investitori per la loro riqualificazione.
L’unico problema è che sarà sempre troppo tardi quando anche nelle realtà territoriali più piccole si comincerà a pensare al digitale come medium fondamentale per la promozione del territorio, in quanto l’unico con le potenzialità di raggiungere un pubblico veramente non quantificabile e con delle campagne mirate e in grado di intercettare il potenziale cliente veramente ovunque creando le basi per “la conversione”.
Resta il fatto che nelle realtà comunali di molti e forse troppi paesi d’Italia ricchi di storia e bellezze architettoniche, queste continuano a rimanere per buona parte sconosciute perché non veicolate in modo efficace e produttivo.
La promozione del territorio, infatti, molto spesso rimane ad appannaggio di una ristretta cerchia di realtà “poco diffuse” e che per lo stesso motivo sono difficilmente scopribili se non ci si trova nel luogo in questione e dove la loro scoperta, la maggior parte delle volte, avviene “per caso”.
Peccato che un territorio, invece, non dovrebbe svelarsi attraverso una serie di fortunate coincidenze ma essere il risultato di una scelta che attraverso uno strutturato marketing territoriale porti il visitatore a scegliere di visitare quel specifico sito e solo così l’esperienza turistica potrà rappresentare un plus valore che porti riqualificazione e ricchezza ad un territorio.
Sembra essere invece prassi abbastanza diffusa quella che in molte realtà porta ad approcciarsi alla digitalizzazione con superficialità anche attraverso uffici turistici troppo spesso chiusi ad ora di pranzo, perdendo non solo l’occasione di promuovere eccellenze come nel caso dell’aspetto enogastronomico che rappresenta esso stesso un tassello fondamentale dell’experience turistica e per questo di importanza fondamentale e da non trascurarsi ma anche credenza dilagante è che la promozione di un territorio attraverso i social sia la stessa cosa che la gestione di un account personale.
Quello che invece dovrebbe essere il social media marketing territoriale è cosa ben diversa e molto più articolata e prevede degli step inderogabili per la pianificazione di una strategia che contempla un business plan con degli obiettivi ben precisi e declinati sulla base delle caratteristiche intrinseche di ciascuna piattaforma.
Fossilizzarsi poi sulla vecchia convinzione che per far conoscere un territorio serva l’aiuto di broadcaster tv è un errore altrettanto grossolano che mette in luce l’obsolescenza di un approccio ormai vintage in termini di comunicazione.
La digitalizzazione e le giuste expertise in questo campo di tech, entertainment crossmediale e logica grass roots svela come con le giuste competenze, un contenuto – se “interessante”- può anche liberare il suo potenziale di viralità.
Al contrario, credere che “i social” possano essere gestiti in modo discontinuo e senza il supporto di professionisti con skills trasversali che possano anche integrare il modus operandi più “classico” di uffici stampa comunali, rappresenterà un gap concreto in una delle sfumature del digital divide non solo in termini di reach.
E poi ci sono le sfilate phygital, i brand che rincorrono le nuove frontiere super popolari dell’universo social e i luoghi instagrammabili creati ad hoc per i social.. ma per oggi ricordiamoci dei nostri luoghi del cuore che rivivono grazie ai nostri click..