LO STORICO ACROSTICO
[Dodicesima puntata]
Una delle più antiche forme di virtuosismo linguistico, consiste nell’elaborare un componimento poetico, facendo in modo che le iniziali dei relativi versi, lette dall’alto verso il basso, formino una parola o una frase di senso compiuto, attinente al tema trattato. Questa particolare figura letteraria viene definita acrostico (dal greco: àkros = «estremo» e stìkhos = «verso»); per estensione, lo stesso termine viene usato anche nel caso, più stringato, in cui la parola (o la frase) risultante, è generata semplicemente dalle iniziali di una successione di singole parole, come nel seguente esempio: Frutto rosso assai gustoso, odoroso, leggiadro, allettante = Fragola.
L’acrostico, la cui ideazione è attribuita al poeta greco Epicarmo (V sec. a.C.), era piuttosto in voga nella Grecia dell’età ellenistica, ma abbonda anche nella poesia latina, dal periodo cristiano a quello medioevale e bizantino, sia in soggetti sacri che profani. Nella letteratura italiana, un ponderoso esempio di acrostico è stato inserito da Giovanni Boccaccio nell’Amorosa visione, un poema allegorico in 50 canti, dove le iniziali delle varie terzine compongono una dedica in tre sonetti, rivolta a Fiammetta e a tutti i lettori innamorati.
Il più alto livello di maestria mai raggiunto in questo campo si può riscontrare in un manoscritto greco del sec. XII, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Parigi. Si tratta di un poema filosofico in 33 esametri, il cui verso di testa, composto da 33 lettere (Nitimur in vanum, dant auri munera nomen) si può ottenere oltre che normalmente con le iniziali di ciascun verso, anche al rovescio con le loro finali, in croce latina con le due mediane orizzontale e verticale, in croce di S. Andrea con le due diagonali ed, infine, leggendo al contrario l’ultimo verso.
Gli acrostici sono stati usati, in varie epoche, anche per trasmettere di nascosto dei messaggi convenzionali. All’epoca delle persecuzioni romane, i cristiani usavano disegnare il simbolo di un pesce per riconoscersi tra loro; infatti, le iniziali delle parole Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore Crocefisso, scritte in greco formano una parola che, nelle stessa lingua, significa appunto «pesce». Durante il Risorgimento italiano, i patrioti scrivevano sui muri «W Verdi», in quanto il cognome del celebre musicista nasconde l’acrostico di Vittorio Emanuele Re D’Italia.
Ai giorni d’oggi, l’acrostico trova uso anche nella composizione di definizioni umoristiche. Nei diari scolastici dei ragazzi, ad esempio, si possono rinvenire diversi acrostici dissacranti come: Scuola = Società che uccide ogni libero alunno; Professori = Persone relativamente odiose: fanno esageratamente studiare studenti operosi, rendendoli imbecilli; Laurea = Licenza acquisibile, ungendo riccamente esaminatori accademici. Ai tempi della Guerra del Golfo, circolava il seguente acrostico saririco: Bush = Bisogna uccidere Saddam Hussein, ritornato drammaticamente d’attualità, negli anni scorsi…
Ma, in fondo, l’acrostico è essenzialmente un gioco; quindi… in fondo a questo articolo, non potevo fare a meno di proporvi un gioco.
Cercate di riscrivere sotto forma di acrostico la seguente definizione di «acrostico».
Raffinata creazione ludica, che si ricava differenziando le prime lettere di diverse parole, disposte una di seguito all’altra.