FRASI DOPPIE
[Ventisettesima puntata]
In enigmistica, viene denominata frase doppia una variante della classica sciarada, che consente di ottenere due distinte frasi (o semplici locuzioni), aggregando in diverso modo una stessa sequenza di lettere. Alcuni significativi esempi al riguardo, possono essere:
– chiesero maniche = chiese romaniche;
– fare trasecolare = faretra secolare;
– l’amichetta = la michetta;
– la magrezza = lama grezza;
– miri a dedicarmi = miriadi di carmi;
– tre mendicanti = tremendi canti;
– vere con diamanti = verecondi amanti.
Il potenziale umoristico che può sprigionare il meccanismo delle frasi doppie è spesso usato nella confezione di divertenti battute, come nei seguenti due esempi d’autore.
– Alcuni scrittori per scrivere hanno bisogno della vena. Altri dell’avena (Achille Campanile).
– «Qui comincia la neve perenne». «E certo che la neve comincia per enne! Sennò si chiamava meve…» (Enrico Montesano).
Il ricorso a questo genere di gioco di parole, ha una storia piuttosto antica. Si narra che, nel Medioevo, un giovane perdutamente innamorato di una donzella di nome Bianca, andasse in giro con una candela bianca sul cappello, per far sapere a tutti che lui era il fedele can de la Bianca.
In enigmistica, le frasi doppie vengono utilizzate, oltre che come schemi di giochi in versi, anche per la composizione dei cosiddetti «rebus puri», una speciale categoria di giochi figurati, che si prestano ad essere illustrati con una vignetta totalmente priva di contrassegni (lettere, cifre o asterischi).
Un pregevole esempio al riguardo (formato da ben 40 lettere!) è stato ideato, all’inizio degli anni ’90, dalla coppia di enigmisti Ignazio Fiocchi (Zio Igna) e Francesco Rosa (Quizzetto) che, per l’occasione, usarono lo pseudonimo di Fiocchi Rosa. L’illustrazione di questo singolare rebus raffigura una dama del Settecento, circondata dai propri servi, che si scopre il viso, mostrandolo a dei principini, di carnagione mora. Per ricavare la soluzione (non semplice…), bisogna riuscire a descrivere la scena rappresentata, mediante la seguente frase:
«Faccia mostra dama con servi a moretti principi».
Scomponendo e riaggregando opportunamente questa stessa sequenza di lettere, si ottiene la frase risolutiva (di sapore moraleggiante):
Facciamo strada, ma conserviamo retti princìpi!.
Estrapolando a degli interi brani un analogo meccanismo di ricompattazione, l’enigmista Nicola Aurilio (Ilion) ha messo a punto un nuovo genere di gioco, simile a tradizionale indovinello, che non si risolve, però, interpretando dei doppi sensi o delle metafore, ma leggendo sotto un’altra spezzettatura la sequenza di lettere del testo esposto (escluso il titolo). Provate a decifrare il seguente esempio, un po’ ermetico, ma estremamente raffinato (N.B.: è doveroso precisare che la forma grafica: «desî» corrisponde al plurale di: «desìo»).
«La taverna dei vinti» – L’ore dense di odio, di vino; / per desî colpo, mole d’energia. / Morì parola, morì spirito: / gli amori odi sono resi. / Acri, stolide alme / ròse da téma. / L’ora / tediosa, prava, lorda resa / perché valore severo perdesi.