REFUSI ININFLUENTI
[Ventiseiesima puntata]
Non è azzardato sostenere che gli errori di stampa sono praticamente ineliminabili. Come ricorda Franco Cipriani nel suo libro Ucciso dal cavallo con un colpo di pistola (Edizioni Dimensione 80, Roma), il primo refuso tipografico fu commesso proprio da Johann Gutenberg , il quale, nel realizzare un libro di canti da chiesa, compose distrattamente il dissacrante titolo di Spalmorum codex (invece di Psalmorum codex). A distanza di più di cinque secoli da allora, neanche i più avanzati programmi informatici di correzione ortografica, riescono a garantire un controllo affidabile al 100%. Bisogna riconoscere, però, che i refusi tipografici costituiscono un’impareggiabile fonte di umorismo involontario.
In Italia, durante il ventennio fascista, un titolo che doveva essere: Il discorso di Ciano, per un accidentale spostamento di vocale, venne pubblicato come: Il discorso di Caino.
All’inizio degli anni ’50, sul quotidiano napoletano, Roma, comparve in prima pagina la scritta: Sindaco Ladro, invece di: Sindaco Lauro (un affronto inaudito, dato che, all’epoca, l’armatore Achille Lauro, oltre ad essere il primo cittadino di Napoli, era anche il proprietario di quel giornale…).
Sempre in quegli anni, un altro quotidiano titolò: Messi sotto sequestro i seni di Isa Barzizza (mentre si trattava, più semplicemente, dei beni della celebre soubrette…). Negli anni ’70, a Roma, un gruppuscolo di sinistra, denominato Collettivo Trieste-Salario (dal nome del quartiere nel quale operava), alla sua prima uscita pubblica diffuse un volantino, firmato distrattamente: Collettivo Triste-Salario. Questo nome, che involontariamente alludeva alle basse paghe operaie, risultò molto più incisivo di quello originario e venne subito adottato al posto dell’altro.
È interessante notare che esistono dei casi (anche se piuttosto rari) in cui la presenza di un piccolo refuso non reca alcuna conseguenza pratica, in quanto la parola scritta per errore possiede un significato coincidente con quello iniziale.
In linea di massima, ciò può accadere, quando viene generata una pura e semplice variante grafica della parola di partenza, come nei seguenti comuni esempi: denaro ? danaro ; romeno ? rumeno; artificio ? artifizio. Ma situazioni del genere possono coinvolgere anche parole che possiedono etimologie diverse, come, ad esempio: cagione ? ragione (sinonimi di «causa») e mero?vero (sinonimi di «autentico»); quindi, una locuzione come vera cagione può trasformarsi, mediante ben due cambi di lettera, in mera ragione, senza mutare sostanzialmente di significato.
A livello matematico, è impossibile ottenere uno stesso valore, alterando le cifre di un determinato numero, ma è possibile riuscirci, manipolando i segni di un’espressione aritmetica.
Ad esempio, l’uguaglianza: 2×2 = 4, continua ad essere valida anche se il segno «×» viene sostituito con un «+» (2+2 = 4). Un’operazione del genere può essere addirittura ripetuta, in un caso come: 1×2×3 = 6, ottenendo: 1+2+3 = 6.
In questo campo, l’irrilevanza di un errore casuale, può verificarsi anche se, invece di un cambio, viene effettuato uno spostamento di simbolo, come, indicato negli esempi seguenti:
16×4 = 64 ? 1×64 = 64
26×5 = 130 ? 2×65 = 130
83×32 = 2656 ? 8×332 = 2656
Cercate di scoprire in che modo può essere manipolato il segno di moltiplicazione, in ognuna delle seguenti relazioni, senza mutarne il valore.
1×664 = 664
2×665 = 1330
4×998 = 3992
6×545 = 3270