A Natale si è tutti più buoni.. ma dopo? Insulto libero, sui social.. si può!
A Natale si è tutti più buoni ma ora che i Christmas vibes sono finiti e si sta avvicinando il carnevale, che fine faranno le centinaia di migliaia di buoni propositi e quella atmosfera ricca d’amore, cordialità e sorrisi che ha caratterizzato gli ultimi giorni del 2019 e accolto i primi rintocchi del nuovo anno?
Bhe sappiate che con il caso eclatante del compleanno più social friendly di sempre tra consensi e ampi dissensi si è messo anche un punto su una questione su cui in molti si sono interrogati: una pronuncia del Tribunale di Roma, infatti, ha stabilito che gli insulti a mezzo social, gli improperi, le esternazioni di disapprovazione lì condivise non saranno oggetto d’ammonimento da parte della giustizia e se, solo adesso la legge sembra essere realmente uguale per tutti, il fatto scatenante di questa uguaglianza l’ha definitivamente decisa proprio il Tribunale di Roma alla cui corte era stato esposto il caso dei Ferragnez e che in merito ha così sancito da che parte dovesse pendere l’ago della bilancia e ha avuto come banco di prova il compleanno tra gli scaffali più chiacchierato degli ultimi anni, quello festeggiato dal rapper Fedez che, come location per i festeggiamenti a sorpresa, ha optato per il supermercato Carrefour di City Life in Milano e che, oltre ad essere stato il più chiacchierato, il più fotografato, il più tweettato del 2018, è stato anche definito il più sprecone e tra tutti gli auguri e commenti postati uno in particolare ha carpito, indispettendo, i Ferragnez tanto da spingerli a procedere per vie legali, querelando per diffamazione, l’ex hostess gieffina Daniela Martani in quanto autrice di un tweet velenosissimo e diffamante nei loro confronti.
“Io ve lo dico da anni che sono due idioti palloni gonfiati irrispettosi della vita delle persone e degli animali. Per far parlare di loro non sanno più cosa inventarsi. Fare una festa a casa era troppo normale altrimenti chi glie li mette i like” #fedez #chiaraferragni #Carrefour
(@danielamartani) October 22, 2018
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Dalle offese distruttive e inscusabili del body shaming agli insulti rivolti a quegli influenti spreconi, ma la procura di Roma nella persona della PM Caterina Sgrò sancisce che le offese perpetuate a mezzo social non configurerebbero il reato di diffamazione in quanto prive di valore e che, sebbene molto ma molto fastidiose tanto da essere state anche fatali per alcuni a causa delle scelte drammatiche che hanno istigato, resta il fatto che tutto ciò per la PM non era sufficiente per configurare una condanna e così, gli insulti sui social per la loro supposta nulla autorevolezza non rappresenterebbero gli estremi per condannarne l’autore.
Una questione controversa e disapprovata ma il mondo dell’online sembra riuscire ancora una volta a farla franca svincolandosi da quello delle regole scritte e non scritte dell’offline rivelandosi un limbo selvaggio dove tutto sembra essere permesso sfuggendo al controllo con quelle norme alternative ma che confluiscono in uno “statuto” che, nonostante tutto, sembra ottenere biasimo, riconoscimento e approvazione non solo in rete nell’emulazione di una violenza inaudita con l’escalation dell’hate speech ma anche nel quotidiano per quella libertà lasciatagli che nel considerarli una “realtà altra”, una sorta di universo parallelo, non fa altro che alimentarne la polimorfa ferocia acconsentendone, tacitamente, la diffusione e il sopravvento.
Libertà di “sproloquiare”, “turpiloquiare”, “fakenewssare” a piacimento e con una facilità che neanche gli hippies avrebbero potuto immaginare ed è proprio così che la digital life tiene in scacco sordidamente gli users che sulla propria pelle si trovano a sperimentare quel vero e proprio stato di natura lockiano dell’online; l’eldorado della devianza sociale.
I Ferragnez si vedono archiviare così la querela per le offese ricevute e gli “idioti palloni gonfiati” si trovano incastrati dal loro stesso mondo; un mondo “fuori da qualsiasi controllo” e come nella pronuncia della PM che si occupò del caso, la dottoressa Sgrò.
Casus belli
Condivisibile o meno i Ferragnez ancora una volta sono riusciti a conquistare non più solo il vecchio rotocalco ma anche lo sdegno di gran parte degli utenti dei social provocandone reazioni uterine acide nei confronti dell’evento mediatico più discusso di sempre a causa di quella inconvenzionale follia in grado di superare anche le scene del film “Una notte al museo” con ospiti divertiti nel lanciarsi i prodotti alimentari contenuti negli scaffali del supermercato trasformato per l’occasione in una location inedita per il mega party di compleanno del rapper e poi diventato motivo di “auto flagellazione” post bagordi da parte dei coniugi.
Nel frattempo tra consensi e dissensi i commenti proliferavano ma di certo non esenti da insulti, indignazione, sdegno e raccapricciante fascinazione ma a far attapirare i Ferragnez è stato il tweet della pungente attivista animalista e vegan Martani.
Lo spreco di cibo diventa così la miccia per innescare l’incendio degli animi social da una parte e dall’altra l’inconvenzionale sollazzo per gli ospiti del mega party ma se la questione controversa sugli insulti nei confronti dei festeggianti spreconi ha suscitato separatismi; l’ultima parola è stata messa dalla procura di Roma che è riuscita a dirimere la questione mettendoci un punto e lasciando i Ferragnez e i loro legali di stucco.
Quel tweet pubblico della Martani che a loro avviso risultava estremamente diffamante e gravemente lesivo, non è bastato a far cambiare idea ai giudici che si sono espressi indicando l’insussistenza del reato di diffamazione per cui i coniugi si erano mobilitati.
L’irrazionalità con cui i termini vengono usati nei social, infatti, nonostante l’apparente aggressività sarebbero smorzati annullandone l’effetto diffamatorio per la mancanza di quella accreditata autorevolezza che altrimenti li eleverebbe ad un diverso status permettendo, in quel caso, di procedere in maniera differente e come per i mezzi stampa quali i giornali ponendo in essere gli estremi di diffamazione.
Con la Martani scagionata dall’accusa di diffamazione si fa spazio, però, l’ombra oscura che con questa pronuncia sembra liberalizzare la ferocia che caratterizza quel mondo che, ancora una volta, sembra godere a tutti gli effetti di regole proprie e che proprio per questo sembrano non meritare particolare attenzione anche se, pensandoci bene, i fatti e le tendenze sembrano andare da tutt’altra parte..
Sempre più potere ed autorevolezza ai social, nonostante non venga attribuita loro dalle sentenze dei tribunali, invece, gli viene riconosciuta dalle aziende che non si risparmiano elevandoli a trend setters e veri e propri termometri sociali.
Un mondo parallelo mai stato così reale e che è lo stesso che ha creato i Ferragnez ed aspiranti tali ma che, allo stesso tempo, è anche il mondo che espone a rischi e soprusi e all’aggressività di una società repressa e insoddisfatta che, all’epoca dei fatti raccontati, taglio gossipparo a parte, mette in luce il rischio sempre più concreto di derive pericolose che in alcuni casi hanno spinto le persone a gesti estremi proprio per quegli insulti che sebbene appartenessero al mondo social e alla digital life erano riusciti a sconvolgere delle esistenze in cui l’agorà pubblica e sempre più all’interno dello schermo, forse l’unico vero spazio in cui si cerca definizione.
E proprio da qui nasce anche il disappunto dei legali dei Ferragnez nei confronti di quella pronuncia; dubbi fondati nonostante la parte offesa possa apparire ai nostri occhi non completamente “scagionabile” per lo spreco compiuto e postato.
Sdegno per un modello sbagliato, per la cultura dello scempio, dell’eccesso, dell’effimero che spreca il frutto del lavoro ma anche invidia… sono tanti i sentimenti che possono animare una reazione…ma non per questo si dovrebbe lasciare impunita l’offesa.
Far valere delle regole diverse per offline e online, infatti, non fa altro che aumentare il separatismo formale più che reale di una digital life sempre più strettamente connessa al quotidiano.
Gli schiaffi sono schiaffi e gli insulti sono insulti sempre e ovunque, feriscono, ledono l’altrui reputazione, e credere o meglio far credere che i social godano di una scarsa considerazione e credibilità e che proprio per questo non debbano essere considerati pericolosi per la reputazione, sarebbe negare gli effetti drammatici che invece hanno avuto su tutte quelle persone che, per quegli insulti online, si sono tolte la vita.
Il Corriere della Sera ha riportato le parole della pronuncia della Procura di Roma in cui l’archiviazione del caso Ferragnez naufragava in frasi che una volta lette e pensando a quello che potevano innescare, mettevano i brividi, non per il caso in sé appunto ma proprio per ciò che questa avrebbe potuto innescare:
“sui social accade che un numero illimitato di persone, appartenenti a tutte le classi sociali e livelli culturali, avverta la necessità immediata di sfogare la propria rabbia e frustrazione, scrivendo fuori da qualsiasi controllo qualunque cosa, anche con termini scurrili e denigratori che in astratto possono integrare il reato di diffamazione, ma che in concreto sono privi di offensività”. [Leggi tutto]
I legali di Fedez si sono opposti alla richiesta di archiviazione; per loro “la diffusione di un messaggio diffamatorio” su Facebook o Twitter, infatti, “integra un’ipotesi di diffamazione aggravata” e non riconoscerlo “rischierebbe di trasformare i social network in una vera e propria zona franca in cui tutto è concesso”.
Paure reali ma che per il momento rimarranno impunite e prolifereranno nello scannatoio dei social.. non ci resta che aspettare i buoni sentimenti del prossimo Natale…