TECNICHE ANAGRAMMATICHE
[Cinquantottesima puntata]
Anche agli occhi di un profano, un anagramma appare tanto più pregevole, quanto più il suo significato è attinente alla parola (o alla frase) da cui è stato ottenuto.
Alcuni deliziosi esempi a riguardo, tratti dal libro Bizzarrie Letterarie di Anacleto Bendazzi (edito nel 1951, dal Seminario di Ravenna), possono essere:
Lugano = un lago; Saturno = un astro; Londra = al Nord; in amore = armonie; meno Dio = demonio.
Se la sequenza letterale di partenza corrisponde al nome di una persona e se il significato della frase risultante presenta delle attinenze con alcune caratteristiche della persona in questione, l’anagramma viene detto più propriamente onomanzia.
Il potenziale profetico contenuto in giochi di questo tipo ha sempre eccitato la fantasia umana.
D’altra parte, il gioco dell’anagramma è nato proprio sotto questa forma; la sua ideazione, infatti, è attribuita al poeta greco Licofrone, della corte di Tolomeo Filadelfo (III sec. a.C.), il quale dal nome del suo re, Ptolemaios, trasse: Apò_melitos (di miele) e da quello della sua regina, Arsinoe, ricavò Eras ion_(violetta di Giunone).
Possedendo una buona dose di pazienza, si possono ottenere delle ottime onomanzie, in tempi relativamente rapidi, purché si abbia l’accortezza di rispettare i seguenti basilari accorgimenti.
- a) Effettuare la composizione e la scomposizione della varie parole, utilizzando un insieme di letterine mobili (come quelle in dotazione allo Scrabble o ad analoghi giochi in scatola).
- b) Comporre subito (quando il campo di possibilità è ancora molto ampio) una parola che presenti forti attinenze con le caratteristiche della persona in oggetto e proseguire, poi, costruendo intorno a questa parola il resto della frase.
- c) Formare le prime parole, scegliendo delle lettere che consentano di ridurre, nell’insieme rimanente, un’eventuale eccedenza di vocali o di consonanti (nella nostra lingua, è molto difficile riuscire a completare una frase se, alla fine, restano troppe vocali o, peggio ancora, troppe consonanti).
Ad esempio, se si vuole anagrammare il nome di Roberto Benigni (6 vocali e 8 consonanti), bisogna isolare inizialmente un gruppo di lettere che, possibilmente, presenti l’eccedenza di qualche consonante. Tenendo conto di questo vincolo, una parola idonea a caratterizzare il personaggio in questione, può essere: birbone (3 vocali e 4 consonanti), che assorbe anche le due «b», abbastanza scomode. Con le lettere rimanenti (e, g, i, n, o, r, t), è possibile ottenere, tra l’altro, la locuzione: tingo re e le parole ritengo, ritegno e integro. Quindi, si possono comporre i seguenti anagrammi: tingo re birbone, ritengo birbone, ritegno birbone e integro birbone.
Di questi tre, l’ultimo è sicuramente il più lineare e appropriato; possiamo porre, quindi: Roberto Benigni = integro birbone.
Tutti i seguenti anagrammi riguardano esponenti di spicco della letteratura italiana, sia uomini che donne, appartenenti a varie epoche. Provate a individuarli tutti.
- È il Re: ha dignità! – 2. Alto divo curioso – 3. Dosa alte rime – 4. Nel bazar di un genio – 5. Sillabe amorali – 6. L’aria dolce di mago – 7. Alto nume e genio – 8. Emana l’estro – 9. Aria da micina – 10. Non sarà matusa.