CIFRE ROMANE
[Settantaquattresima puntata]
Come è noto, i caratteri dell’alfabeto ebraico e di quello greco, possono essere interpretati, non solo come lettere, ma anche come cifre. In questo modo, accanto al proprio contenuto semantico, ogni parola viene ad assumere un valore numerico; questa particolarità era (ed è tuttora) sfruttata in vari sistemi di analisi cabalistica.
Anche le cifre della numerazione romana corrispondono a lettere dell’alfabeto latino, ma siccome ne vengono utilizzate solo sette (I = 1, V = 5, X = 10, L = 50, C = 100, D = 500, M = 1000), difficilmente un numero scritto in tale notazione si presta ad essere letto come una parola di senso compiuto. Nonostante ciò, non mancano le speculazioni numerologiche basate anche su tali caratteri.
In particolare, al numero 17 venne attribuito un significato funesto, perché anagrammando le cifre della sua notazione romana (XVII), si ricava: VIXI, che in latino significa vissi (ossia: ora sono defunto…).
Alcuni cabalisti cristiani si persuasero che l’imperatore Diocleziano fosse l’incarnazione della Bestia dell’Apocalisse, in quanto, sommando i valori di tutte le lettere contenute nel nome latino «Diocles Augustus», interpretabili anche come cifre, si ottiene: DIoCLes aVgVstVs ? 500+1+100+50+5+5+5 =666 (in latino, la lettera «U» veniva scritta come la «V»).
Nel 1576, quando una serie di rovinose inondazioni si rovesciò sull’Italia, il poeta Luigi Groto si convinse che una previsione relativa a tale calamità fosse contenuta nel valore dell’anno in corso. Infatti, anagrammando le cifre del relativo numero trascritto in cifre romane, nel seguente modo (poco ortodosso…): MDLVVVII, si può ottenere: DILVVIUM (diluvio, inondazione).
Ellen Gould White, fondatrice, nel 1863, della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, era convinta che il numero della Bestia dovesse essere attribuito al Papa, capo della Chiesa Cattolica. Infatti, a suo avviso, se si considera l’appellativo pontificio: VICARIVS FILII DEI e da questo si estraggono tutte le lettere che, nella notazione romana, hanno anche un significato numerico, eseguendo la somma dei rispettivi valori, si ottiene:
VICARIVS FILII DEI ? V+I+C+I+V+I+L+I+I+D+I = 5+1+100+1+5+1+50+1+1+500+1 = 666.
In un articolo pubblicato sul People’s Christian Bulletin nel 1930, però, lo stesso risultato venne ricavato anche dal nome di Ellen Gould White (a dimostrazione del fatto che, è possibile associare il numero 666 a qualsiasi persona…). In questo caso, ricorrendo allo stesso criterio precedente (e considerando la «W» come «VV» ), si ottiene:
ELLEN GOVLD WITHE ? L+L+V+L+D+V+V+I = 50+50+5+50+500+5+5+1 = 666.
Al di là di simili frivolezze esoteriche, è possibile giocare con le cifre romane, in maniera più stimolante per la mente. Un modo piuttosto originale è il seguente, ideato dall’enigmista italiano, Armando Chiampo di Torino.
Per ciascuna ddelle seguenti frasi, bisogna individuarne un’altra che abbia lo stesso significato, ma che sia composta solo da caratteri aventi un valore numerico nella notazione romana.
- Gatti di paesi sereni.
- Meschini big astiosi.
- Contadini dai modi educati.
- Smaglianti armonie.
- Ripartisci le mortificazioni sociali.
- Mescolanza di condizioni atmosferiche.
- Scatti fotografici, effettuati a più riprese.
- Guardai delle registrazioni digitali con attori non parlanti.
Per vostra curiosità su wikipedia trovate ancora altre informazioni sulla numerazione romana.
L’immagine di copertina è di Fritzbruno e viene da “1630” on the Westerkerk in Amsterdam. “M” and “D” sono scritti secondo una antica notazione “apostrophus”.
