Ennio Peres (Milano, 1º dicembre 1945) è un enigmista italiano; ha ideato per sé la definizione di giocologo.
Vive fin dalla nascita a Roma. Laureato con lode in matematica, è stato professore di matematica ed informatica prima di iniziare ad operare per la diffusione del giocare con "lettere e cifre" (titolo di una rubrica che ha tenuto sul quotidiano La Stampa).
Ha collaborato con vari giornali e riviste, da Paese Sera a l'Unità; su Linus cura dal 1995 la rubrica di giochi Scherzi da Peres, che riprende l'esperienza dei Wutki.
Come enigmista si dedica particolarmente agli anagrammi ed è autore di rebus e di parole incrociate. Propone annualmente, tramite Internet, una sfida denominata Il cruciverba più difficile del mondo. Per la forma ambigua e fuorviante delle sue definizioni, i suoi doppi sensi e l'uso di sigle e abbreviazioni[1], è assimilabile alla tradizione inglese del cryptic crossword.
L’effetto comico indotto da un doppio senso linguistico, può essere sfruttato nell’elaborazione di classiche storielle. Ma, in maniera più sintetica, può essere legato una domanda stravagante posta insieme alla relativa risposta. Gli esempi qui di seguito riportati, abitualmente catalogati come freddure (per l’effetto raggelante che producono…), mettono in evidenza come, in casi del genere, la domanda ha il compito di preparare il terreno alla contrapposizione tra due potenziali significati, mentre l’esposizione del doppio senso a cui devono riferirsi, compare solo nella risposta.
– Perché il tempo fugge? Perché i musicisti lo battono.
– Qual è il colmo per un fantasma?Farsi vivo ogni tanto.
– Qual è il colmo per un editore? Regalare alla moglie delle collane economiche.
– Qual è il colmo per un professore di geografia? Vedere un fiume seguire il suo corso.
– Come è possibile attraversare la giungla senza correre rischi? Camminando sulle zebre.
– Perché i bambini degli Urali si divertono molto? Perché stanno sempre sulle montagne russe.
Da quanto appena esposto è evidente che, se il propositore di una freddura concedesse al proprio interlocutore il tempo di trovare una risposta adeguata, invece di una spiritosaggine, in pratica, finirebbe per sottoporgli un indovinello.
Per la loro estrema sinteticità è, in genere, piuttosto difficile riuscire a rispondere esattamente a quesiti così congeniati. Una variante della freddura, che si presta maggiormente ad essere utilizzata sotto forma di indovinello, è costituito dalla cosiddetta domanda bizzarra. Gli esempi proposti qui di seguito, mettono in luce come, in questi casi, il doppio senso sfruttato compare direttamente nella frase interrogativa. Provate a risolverli tutti…
Qual è quella cosa che è sempre scoperta, anche quando è coperta?
Chi è che, più lavora, e più riposa?
Qual è quella cosa che è sempre piccola, anche quando è grande?
Quale oggetto resta sempre fermo, anche quando è in movimento?
Quale tipo di dono, più è gradito, più viene rifiutato?
Qual è quella cosa che è sempre bagnata, anche quando è asciutta?
Qual è quella cosa che, più è sterminata, e meno è sterminata?
Quali sono quelle cose che, più vengono rilasciate, e più vengono riprese?
Qual è quella cosa che può avere un gran valore, anche quando è oggettivamente scadente?
Chi è sempre trasandato, anche quando è ricercato?
Mentre i testi degli indovinelli di stampo antico, si basano essenzialmente su una serie di figurazioni metaforiche, quelli di stile più moderno sono prevalentemente costituiti da un abile intreccio di doppi sensi linguistici. Si esamini, ad esempio, il seguente, emblematico indovinello (composto da Il Mancino).
La nonna
Lavora d’ago fino a mezzanotte
per aggiustare le mutande rotte.
Il testo di questo gioco sembra descrivere l’operato di una solerte vecchina; se lo si rilegge sotto un’altra angolatura, però, si può arrivare a scoprire che, in realtà, allude a: «la bussola». Infatti, come è noto, la bussola possiede un ago che punta verso il polo Nord (detto anche mezzanotte) ed è in grado di correggere (aggiustare) le rotte delle navi, che mutano durante la traversata (le mutande rotte).
È bene sottolineare che tale genere di indovinelli, si presta sempre a una duplice lettura: una più immediata, tesa a far risaltare un fuorviante soggetto apparente, e un’altra più nascosta, relativa al soggetto reale da scoprire. Il titolo, in particolare, assume il preciso compito di favorire un’istintiva, falsa interpretazione dell’enunciato. Di conseguenza, se si desidera risolvere un indovinello, eludendo nel modo più rapido possibile tutti i suoi insidiosi trabocchetti, è buona norma evitare di leggerne il titolo…
Abitualmente, la proposizione di un indovinello non viene abbinata a un diagramma numerico (come nella maggior parte degli altri giochi enigmistici). Questo avviene perché la sua soluzione può anche non essere univocamente determinata da una o più parole. Ad esempio, un indovinello che ha come soluzione: «il cibo », può essere risolto anche con: «l’alimento», «il nutrimento», ecc. È evidente che tutte queste potenziali soluzioni, non possono essere indicate da un unico diagramma numerico.
Qui di seguito, sono riportati quattro significativi esempi di indovinelli moderni, presi dal repertorio enigmistico (accanto a ciascun titolo, è riportato lo pseudonimo del relativo autore).
Il Pi greco (indicato con il simbolo π) è una costante matematica che è definita come il rapporto tra la lunghezza della circonferenza e il suo diametro.
È un numero trascendente, con infinite cifre decimali non periodiche, la cui successione sembra sfuggire a qualsiasi regola.
Pi greco = 3,141592653589793238462643383279502884197169399375105820974944
(prime 60 cifre decimali)
Fino ad oggi state calcolate al computer 50 miliardi di cifre di Pi greco e siamo solo all’inizio (perché la successione è infinita…).
Il Pi greco è un numero irrazionale che non è soluzione di alcuna equazione algebrica a coefficienti razionali, ma che compare come limite di molti procedimenti infiniti. Leibniz, ad esempio, trovò la prima serie numerica per il calcolo di Pi greco: 4 (1 – 1/3 + 1/5 – 1/7 + 1/9 …).
Una prima approssimazione del valore di Pi greco fu proposta da Archimede e corrisponde alle cifre che si ottengono dividendo 22 per 7. Per questo motivo, in alcuni Paesi la festa del Pi greco viene celebrata il 22 luglio (22/7).
L’approssimazione di Archimede consente di effettuare il seguente sorprendente gioco di magia matematica.
Scrivete un numero naturale X, a vostra scelta (ad esempio: 9).
Moltiplicate per 11 questo numero (9×11 = 99).
Raddoppiate il prodotto ottenuto (99×2 = 198).
Utilizzando una calcolatrice, dividete per 7 questo nuovo valore (198/7 = 28,2857…).
Approssimate alle prime due cifre decimali il quoziente risultante (28,28) e dividetelo per il numero che avevate scelto all’inizio (9); otterrete sicuramente 3,14 come risultato, indipendentemente dal numero scelto all’inizio:
28,28/9 = 3,14…
Nel 1988, all’Exploratorium, il celebre Museo della Scienza di San Francisco, per iniziativa del fisico Larry Shaw, si tenne la prima celebrazione del Pi greco. Venne scelta lo data del 14 marzo, dato che, nella notazione anglosassone (3/14) richiama l’approssimazione a tre cifre di Pi greco).
Per una felice coincidenza, il 14 marzo è anche l’anniversario della nascita di Albert Einstein (14 marzo 1879).
In quell’occasione, vennero organizzati un corteo circolare attorno ad uno degli edifici del museo e la vendita di torte alla frutta, decorate con le cifre decimali del pi greco.
Da allora, nella stessa data, la festa si ripete ogni anno in numerose scuole, università e istituzioni scientifiche di tutto il mondo.
È interessante notare che esiste anche il minuto Pi greco, che sulla base dello sviluppo decimale troncato alla settima cifra (3,145826). cade alle ore: 1h 59’ 26” del 14 marzo.
Il 12 marzo 2009 la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d’America ha approvato la Risoluzione H. Res. 224, con la quale sostiene la designazione del Pi Day e la sua celebrazione in tutto il mondo, allo scopo di promuovere e incoraggiare lo studio della Matematica.
Il 14 marzo 2010 Google rese omaggio alla giornata del pi greco con una versione artistica del proprio logo.
In Italia la promozione e diffusione del giorno del pi greco nelle scuole si deve soprattutto all’impegno del Politecnico di Torino che da alcuni anni organizza in tale data importanti iniziative a cura del Progetto Polymath.
Analoghe celebrazioni avvengono anche in comunità virtuali come Second Life e Facebook.
Per conoscere i programmi delle varie iniziative indette in tutto il mondo e per poter consultare un’ampia selezione di siti dedicati al Pi greco, ci si può collegare a questo link.
«Gli Amici del Pi Greco – dicono i responsabili dell’Associazione – vanno oltre gli orizzonti della sua irrazionalità, trascendenza e normalità, per chiedersi quale sia il suo valore estetico».
E chi vuole iscriversi al club deve recitare a memoria, in “modo estetico”, le prime cento cifre di Pi greco.
Ma esiste anche il Club dei Mille. Per farne parte bisogna ricordare a memoria almeno mille cifre, poca cosa rispetto al record attuale di memorizzazione del Pi greco che è di 42 mila cifre
Qualche appassionato cultore del Pi greco si è chiesto: «Ma… se le cifre di Pi greco sono infinite, da qualche parte troveremo anche la nona sinfonia di Beethoven… e se sostituiamo invece ai numeri le lettere dell’alfabeto potremo ritrovare la Divina Commedia oppure l’Amleto di Shakespeare…».
Per ora, è stata ritrovata soltanto la celebre frase: TO BE OR NOT TO BE, oltre la miliardesima cifra.
«E se trasformiamo i numeri in pixel di diversi colori, troveremo nascosti nel pi greco tutti quadri del mondo, Il Giudizio Universale di Michelangelo, o la Gioconda di Leonardo…».
Per ora il disegno più bello che è stato trovato, e che è stato battezzato Lady Pi, fa intravedere, con un po’ di fantasia, una donna con un vestito al vento e una mano sulla fronte, che guarda lontano. Non è granché, ma siamo solo all’inizio di questa ricerca curiosa e un po’ folle che richiederà ovviamente… un tempo infinito.
Alcuni sperimentatori si sono contentati di convertire le cifre di Pi greco in una sequenza musicale.
Quella ottenuta non è una successione di suoni disarticolati, ma un’affascinante melodia che sembra riflettere una struttura a noi sconosciuta, interna al pi greco stesso, una melodia che riflette l’infinito.
Se l’avesse conosciuta, Spielberg l’avrebbe sicuramente usata per il suo messaggio musicale, dei terrestri nei loro Incontri ravvicinati del terzo tipo.
Si può ascoltare questo genere di musica, collegandosi ai seguenti link, dove vengono illustrati anche i vari metodi adottati per effettuare la conversione:
∙ L’Universo è un cerchio, il cui centro è ovunque e la circonferenza da nessuna parte (Blaise Pascal).
∙ Il numero Pi greco, correttamente interpretato, contiene l’intera storia dell’Umanità (Martin Gardner) ∙ La faccia di Pi greco era mascherata e si capiva che nessuno avrebbe potuto vederla e restare vivo. Ma dalla maschera usciva uno sguardo penetrante, inesorabile, freddo ed enigmatico (Bertrand Russell)
∙ Qual è ‘l geometra che tutto s’affigge/ per misurar lo cerchio, e non ritrova,/ pensando, quel principio ond’elli indige,/ tal era io a quella vista nova:/ veder volea come si convenne/ l’imago al cerchio e come vi s’indova. (Dante, Paradiso, XXXIII, 133 – 138)
La nota rivista italiana, La Settimana Enigmistica, rappresenta un fenomeno editoriale unico, anche a livello internazionale. Basti pensare che, da tempo immemorabile, non accetta di ospitare quelle inserzioni pubblicitarie che, invece, rappresentano un’insostituibile fonte di introiti, per la maggior parte dei periodici su carta stampata di tutto il mondo.
Questo popolare settimanale venne fondato da Giorgio Sisini, un ingegnere sardo di nobili origini, appassionato di enigmistica. Il primo numero, composto da sole 16 pagine e posto in vendita a 50 centesimi di lira, uscì in edicola il 23 gennaio 1932 (una data simmetrica, se scritta come: 23/1/32), offrendo ai lettori una vasta gamma di giochi enigmisti tradizionali, ma anche degli accattivanti schemi di parole incrociate (un’assoluta novità, per l’epoca). Il successo che incontrò fu travolgente e le eccezionali dimensioni di tale fenomeno spinsero diversi altri editori a tuffarsi in analoghe iniziative. Il suo primato, però, è rimasto ineguagliato nel tempo, grazie all’alta qualità dei giochi proposti e all’assoluta affidabilità dei relativi testi (garantita dalla totale assenza di ogni tipo di errore tipografico).
Per un certo periodo, la redazione della rivista registrò meticolosamente i tentativi di imitazione individuati, evidenziandone il numero in copertina. Poi, perso il conto, decise di rivendicare l’unicità e la primogenitura della propria impostazione, alternando nella parte alta della copertina due slogan eloquenti; nei numeri pari: «La rivista che vanta innumerevoli tentativi di imitazione» e nei numeri dispari: «La rivista di enigmistica prima per fondazione e per diffusione ».
È bene precisare che La Settimana Enigmistica non si occupa solo di giochi di parole. Dall’estate del 2005, puntualmente ogni numero, pubblica a pagina 12 un problema di Sudoku, ruotandone i livelli di difficoltà (facile – medio – difficile). Ma da sempre, nella rubrica: «Se non lo trovate… ve lo dico io» di pagina 28, presenta alcuni interessanti problemi algebrici. Inoltre, ogni mese, dal 24 maggio 1952, mette a concorso un intrigante enigma logico-matematico, denominato il Quesito con la Susi.
A titolo di esempio, ne ripropongo uno, di tipo prettamente logico (anzi, logistico…), invitandovi a risolverlo.
Determinare in quanti modi diversi è possibile colorare una bandiera rettangolare, divisa in quattro riquadri (come qui di seguito indicato), avendo a disposizione solo tre colori e ponendo la condizione che due riquadri con un lato in comune, in orizzontale o in verticale, non abbiano lo stesso colore.
I due riquadri dello stesso colore possono essere disposti solo lungo una delle due diagonali, dato che non devono avere lati in comune. Di conseguenza, se nominiamo i quattro riquadri con A, B, C e D, nel modo qui di seguito indicato, quelli con lo stesso colore devono essere l’A e il C, oppure il B e il D.
Scelta una coppia di riquadri dello stesso colore, i due rimanenti devono essere di colori diversi. Alla luce di tali considerazioni, il totale dei modi in cui può essere colorata la bandiera, si può ricavare grazie alle seguenti argomentazioni:
– vi sono 2 possibili scelte per la diagonale di un unico colore (A–C o B–D, come si è visto),
– vi sono 3 possibilità per tale colore (che può essere giallo, rosso o blu);
– vi sono 2 modi di colorare l’altra diagonale con i 2 rimanenti colori.
Complessivamente si hanno quindi 2×3×2 = 12 modi possibili di colorare la bandiera.
I termini che possiedono significati diversi, pur essendo composti da una stessa sequenza letterale (detti omonimi), vengono utilizzati principalmente per la composizione dei giochi enigmistici a doppio soggetto, ma possono essere utilizzati anche per impostare degli schemi autonomi.
A tale scopo, viene abitualmente usata la seguente terminologia:
– bisenso: insieme di due parole che, oltre alla stessa grafia, presentano anche un’identica accentazione (ad esempio: rombo: rumore /figura geometrica);
– polisenso: insieme di più di due parole , che, oltre alla stessa grafia, presentano anche un’identica accentazione (ad esempio: mora: bruna / frutto / sanzione pecuniaria);
– cambio d’accento: insieme di due parole la cui grafia differisce solo per il tipo di accento tonico (ad esempio: vènti I vénti);
– spostamento d’accento: insieme di due parole la cui grafìa differisce solo per la posizione dell’accento tonico (ad esempio: àncora / ancora).
In tutti questi casi, l’eventuale diagramma numerico è costituito da un unico numero indicante la lunghezza comune a tutte le parole da trovare.
Qui di seguito vengono riportati alcuni esempi basati su questi schemi, sia di tipo popolare, sia di tipo classico (ognuno di essi è seguito dall’indicazione del relativo autore). Provate a risolverli tutti.
1.campana: strumento musicale / della Campania); 2.lustro: lucentezza / spazio di cinque anni (ventesima parte di un secolo); 3.corte: reggia / corteggiamento / cortile / poco lunghe; 4.solitario: pietra preziosa / isolato / tenia / passatempo con le carte; 5. pèsco/pèsco; 6. péso (unità monetaria) / péso (forza di gravita); 7. tendine / tèndine; 8. calamità / calamità.
In Matematica, viene detto: paradosso, un assunto sorprendente, ma vero. Lo stesso termine viene comunemente utilizzato anche per definire un’affermazione che appare incredibile, semplicemente perché scaturisce da un ragionamento errato (ma che, ingannevolmente, sembra corretto). In un caso del genere, si dovrebbe parlare più propriamente di: sofisma, se l’inganno logico è intenzionale (e di: paralogismo, se invece è involontario). La presenza di un sofisma può rimanere nascosta, anche se la questione da analizzare è relativamente semplice, come nel seguente esempio.
In due diversi reparti di un ospedale vengono effettuate due sperimentazioni, per valutare la reale efficacia di un nuovo farmaco.
– Nel primo reparto, sono ricoverati 170 pazienti; a 110 di questi viene somministrato il farmaco e 58 guariscono. Ai rimanenti 60 viene somministrato un placebo e si registrano 31 guarigioni.
Il primario di questo reparto calcola che la percentuale di guarigione con il farmaco è del: 58/110 = 52,7%, mentre col placebo è del: 31/60 = 51,7%. Quindi, deduce che il farmaco risulta essere più efficace del placebo (anche se di poco).
– Nel secondo reparto, sono ricoverati 230 pazienti; a 90 di questi viene somministrato il farmaco e 66 guariscono. Ai rimanenti 140 viene somministrato un placebo e si registrano 98 guarigioni.
Il primario di quest’altro reparto, senza conoscere i risultati ottenuti dal suo collega, calcola che la percentuale di guarigioni col farmaco è del: 66/90 = 73,3%, mentre quella col placebo è del: 98/140 = 70,0%. Quindi, anche lui conclude che il farmaco sia più efficace del placebo.
I due primari consegnano al direttore dell’ospedale i risultati ottenuti, che possono essere così riassunti.
Il direttore, osservando che, in entrambi i test, il farmaco si è rivelato superiore al placebo, decide di divulgare tale risultato, pubblicando uno studio complessivo.
Analizzando con maggiore attenzione la situazione, però, si accorge che 200 pazienti (110+90) hanno ricevuto il farmaco e, di questi: 58+66 = 124 sono guariti; mentre altri 200 pazienti (60+140) hanno ricevuto il placebo e, di questi: 31+98 = 129 (un po’ di più…) sono guariti.
Ma, allora, deve ritenersi più efficace il farmaco o il placebo?
Questo apparente paradosso (che, in realtà, è un sofisma…) scaturisce dal fatto che i dati in questione sono forniti sotto forma di percentuali e queste non sempre possono essere messe a confronto, senza prendere in considerazione i valori che le hanno generate.
Tanto per ricorrere a un semplice esempio, se nel corso di una gara di tiro, un concorrente ottiene 3 centri su 4 tentativi e un altro 60 su 80, entrambi hanno realizzato una percentuale di successi del 75% (3/4 = 60/80 = 0,75); quantitativamente, però, ottenere 3 centri su 4 tentativi non è certo la stessa cosa che ottenerne 60 su 80…
In particolare, nell’esempio in questione, non sarebbe corretto effettuare una media delle percentuali ottenute da rapporti con denominatori diversi. Bisogna, invece, tener conto che, coinvolgendo una stessa quantità di pazienti, il placebo ha ottenuto globalmente un maggior numero di successi, rispetto al farmaco (129 contro 124). Quindi, è solo rapportando ognuna di queste quantità alla totalità di pazienti testati, che si possono ottenere i risultati oggettivi:
Tutto quello che avreste voluto sapere sulle date palindrome, ma non avete mai osato chiedere…
Non so se ve ne siete già accorti, ma la data di oggi, 12 febbraio 2021, scritta nella notazione numerica standard (12/02/2021) è palindroma; ovvero, simmetrica rispetto al centro.
Una data analoga si era presentata anche lo scorso anno: 2 febbraio 2020 (02/02/2020). Un ‘altra si presenterà l’anno prossimo: 22 febbraio 2022 (22/02/2022). Poi, siccome il mese di febbraio contiene al massimo 29 giorni, bisognerà aspettare l’arrivo degli anni trenta per vedere altre date simili; ovvero: 3 febbraio 2030 (03/02/2030), 13 febbraio 2031 (13/02/2031, 23 febbraio 2032 (23/02/2032).
Analogamente, triplette di date palindrome si presenteranno, a cadenza di dieci anni, fino alla fine del secolo in corso; infatti, saranno possibili anche: 9 febbraio 2090 (09/02/2090), 19 febbraio 2091 (19/02/2091) e 29 febbraio 2092 (29/02/2092), dato che, per una fortunata coincidenza, il 2092 sarà bisestile…
Altre date palindrome si potranno avere anche nel XXII secolo: 10 dicembre 2101 (01/12/2101), 20 dicembre 2102 (20/12/ 2102), 30 dicembre 2103 (30/12/2103) e così via, fino ad arrivare a: 09 dicembre 2190 (09/12/2190), 19 dicembre 2191 (19/12/2191) e 29 dicembre 2192 (29/12/2192). Ma, dal XXIII secolo in poi (ovvero, dopo il 2201), date del genere non se ne vedranno più, fino all’arrivo del IV millennio, perché i mesi sono al massimo 12.
La data palindroma dello scorso anno (02/20/2020) e quella del prossimo (22/02/2022) sono notevoli perché risultano composte interamente da cifre pari. È interessante notare che, nel corso dell’attuale millennio non potrà mai comparire una data composta da otto cifre dispari; l’ultima di questo genere è stata: 19 novembre 1999 (19/11/1999); la prossima si presenterà solo nel IV millennio: 11 novembre 3111 (11/11/3111).
Una data composta da sole cifre pari, non palindroma: 2 febbraio 2000 (02/02/2000), era riapparsa dopo circa 1111 anni e mezzo dalla precedente: 28 agosto 888 (28/08/888). Dopo una serie di date analoghe, poco più di due anni dopo, se ne presentò un’altra veramente notevole: 20 febbraio 2002; questa, non solo era interamente palindroma (20/02/2002), ma lo era anche ciascuna delle sue due metà, prese separatamente (20/02 e 2002). Se si limita l’analisi agli anni composti da quattro cifre, considerando di nuovo che i mesi sono solo 12 (e i giorni al massimo 31…), una straordinaria coincidenza di questo tipo potrà ripresentarsi, soltanto nei giorni: 21 dicembre 2112 (21/12/2112) e 30 marzo 3003 (30/03/3003). Poi, però, potrà verificarsi, infinite volte, in altri anni composti da un numero pari di cifre, maggiore di quattro.
La prima di questo genere sarà: 10 ottobre 110101 (10/10/110101 –> 10101 – 10101). Cercate di non perdere la concentrazione, quel giorno…
Nell’attesa, per non farvi annoiare troppo, vi sottopongo qualche impegnativo problemino logico. Qui di seguito, sono riportate sei date molto particolari; cercate di individuare, per ciascuna di esse, la caratteristica che la contraddistingue e in quale altra data si ripresenterà (o si è già ripresentata).
a) 11 novembre 1111 b) 12 marzo 1728 c) 25 settembre 1936 d) 25 giugno 1987 e) 29 settembre 1999 f) 29 novembre 1999 Inoltre, cercate di rispondere alla seguente ardua domanda. g) Il 4 gennaio 2001 alle 15:18:01, si è verificato un evento straordinario, che non si era mai visto prima e che mai più si ripresenterà. Che cosa era successo, di preciso?
N.B.: Le soluzioni dei quesiti proposti si possono trovare, consultando la rivista telematica Tech Life Magazine, al link: 4tl.it
L’intelligenza è un’attitudine di difficile e delicata definizione; una sua componente fondamentale, però, consiste sicuramente nella capacità di saper affrontare la soluzione di un problema, riuscendo a individuare rapidamente lo spazio adeguato nel quale ricercarla, senza farsi condizionare da fuorvianti presupposti. Questa capacità, che in alcuni individui è innata, e che abitualmente viene definita intuito, è legata più a un’adeguata impostazione mentale che a particolari predisposizioni genetiche; di conseguenza, si tratta di un’attitudine che può essere opportunamente stimolata ed educata. Molto spesso, infatti, non si riesce a trovare una soluzione convincente, non perché non si posseggano gli strumenti opportuni per farlo, ma perché inconsciamente si tende ad affiancare ai dati di partenza altre ipotesi vincolanti, non esplicitamente enunciate, che finiscono per rendere irresolubile il problema.
Per darvi la possibilità di testare il livello del vostro intuito, vi propongo alcuni enigmi piuttosto capziosi, la cui soluzione non necessita di particolari conoscenze, ma della capacità di saper interpretare adeguatamente l’enunciato proposto.
Vi consiglio, comunque, in tutti gli eventuali casi in cui non riusciate a trovare la soluzione corretta, di andare a leggere con attenzione quella ufficiale, cercando di individuare (e, possibilmente, di rimuovere…) il vincolo mentale che vi ha indotto a cadere in trappola.
Giuseppe tiene stretto nelle mani un pallone da basket. Appena allenta la presa, il pallone si dirige verso l’alto, invece di cadere in basso. Come mai?
Un commissario di polizia interroga un insigne professore e la sua assistente, sospettati di aver commesso un delitto. L’uomo confessa: «Noi siamo colpevoli», ma l’altra dichiara: «Io sono innocente». Come può spiegarsi un fatto del genere, tenendo conto che entrambi hanno detto la verità?
Un valente architetto mette a punto un progetto per evitare il crollo degli edifici in caso di forti scosse telluriche. Il progetto viene messo in opera, ma nonostante la sua oggettiva validità, il numero di edifici lesionati aumenta sensibilmente rispetto al passato. Come mai?
Il 22° e il 24° presidente degli Usa avevano lo stesso padre e la stessa madre, ma non erano fratelli. Come mai?
Due turisti inglesi girano per Roma; l’inglese più piccolo è figlio dell’inglese più grande, ma l’inglese più grande non è il padre dell’inglese più piccolo. Come mai?
Per questioni di lavoro, ogni tanto il signor Valente Bellocchio deve portare delle lenti a contatto graduate, pur se gode di un’ottima vista. Come mai?
Giuseppe si trova sott’acqua. Appena allenta la presa, il pallone sale a galla.
L’insigne professore ha parlato, usando il noi di maestà. Di conseguenza, è come sa avesse detto: «Io sono colpevole».
Perché, diminuendo il numero di edifici totalmente distrutti, aumenta il numero di quelli solo danneggiati (alcuni edifici che prima sarebbero crollati al suolo, adesso riportano soltanto delle lesioni…).
Non erano fratelli, perché erano la stessa persona. Grover Cleveland, infatti, assunse la carica di presidente degli Usa due volte, non consecutive: dal 1885 al 1889 e dal 1893 al 1897.
L’inglese più grande è la madre (e non il padre) di quello più piccolo…
Il signor Bellocchio lavora in una fabbrica di materiale ottico e che, quindi, ogni tanto deve… portare delle lenti a contatto ad alcuni rivenditori.
Se si desidera scrivere con proprietà di linguaggio, è molto importante saper utilizzare i termini sinonimi, in maniera adeguata. Tanto per ricorrere a degli esempi estremi, è vero che «rosso» è un sinonimo di «comunista», ma non avrebbe senso leggere su un cartello: «Vietato attraversare con il semaforo comunista»… Analogamente, una commissione sportiva può convalidare un «record battuto», ma non un «record bastonato»; un gruppo di intellettuali può avere intenzione di «lanciare un appello», ma non di «scaraventare un appello; e così via….
Non tutti sanno (e neanche io lo sapevo…) che, in linguistica, vengono definite collocazioni, le espressioni formate da due o più parole che, per uso e consuetudine lessicale, formano una unità fraseologica riconoscibile. Le possibili collocazioni sono innumerevoli, alcune più frequenti e comuni, altre più specifiche e raffinate; tutte, però, sono contraddistinte dalla riconoscibilità come unità lessicale che le rende elemento distintivo e caratteristico della lingua.
In riferimento agli esempi precedenti, costituiscono sicuramente delle collocazioni comuni le locuzioni: «semaforo rosso», «record battuto», «lanciare un appello»; mentre «semaforo comunista», «record bastonato», «scagliare un appello», sono espressioni non in uso e, dunque, non riconoscibili.
Per agevolare la ricerca delle espressioni più appropriate, al fine di riuscire a esprimersi con maggiore proprietà di linguaggio, la Zanichelli ha pubblicato un pratico Dizionario delle collocazioni,redatto da Paola Tiberii nel 2012 ma ormai fuori commercio,che contiene oltre 6.000 voci di riferimento, per un totale di circa 200.000 efficaci combinazioni di parole. Attingendo al materiale contenuto in questa utile opera, mi sono divertito a preparare il seguente test linguistico.
In ognuno dei seguenti gruppi di aggettivi, cercate di individuare l’unico che può adattarsi, in maniera appropriata, a tutti i sostantivi riportati di seguito, tra parentesi.
Il Master Mind (o Mastermind) è un interessante gioco di logica, commercializzato verso la fine degli anni ’70.
Le regole sono piuttosto semplici. Si gioca in due, scambiandosi a ogni incontro i ruoli di codificatore e di decodificatore. All’inizio, il codificatore di turno compone un codice segreto, celando una combinazione di quattro pioli colorati (con eventuali ripetizioni di colore).
Il decodificatore deve poi cercare di scoprire questo codice, effettuando una serie di tentativi successivi.
Ogni volta, il codificatore confronta il codice proposto dall’avversario con quello da lui nascosto e fornisce una risposta relativa agli eventuali colori indovinati, con i seguenti criteri:
– ogni colore che, nei due codici, si trova nella stessa posizione, deve essere segnalato con un piolino nero;
– ogni colore presente in entrambi i codici, ma in posizioni diverse, deve essere segnalato con un piolino bianco.
(Per ragioni pratiche, nel seguito porrò: A = Azzurro; B = Bianco; G = Giallo; N = Nero; R = Rosso; V = Verde; n = piolino nero; b = piolino bianco; inoltre, numererò le posizioni dei quattro pioli colorati, percorrendoli da sinistra verso destra).
Se, ad esempio, il codificatore componesse il codice: G G R B e il decodificatore proponesse il tentativo: V G A B, la risposta corretta sarebbe: 2 n perché i colori indovinati sono due: G e B ed entrambi occupano, nei due codici, la stessa posizione.
Se, invece, il decodificatore avesse proposto il tentativo: B G R V, la risposta corretta sarebbe stata: 2 n, 1 b, perché i colori indovinati sono tre: B, G e R, di cui due (G e R) si trovano nella posizione giusta ed uno (B) si trova in una sbagliata.
Quando, in base all’analisi delle risposte avute (o per pura fortuna…), il codice segreto viene individuato, questa fase del gioco termina ed i due giocatori si scambiano i ruoli.
Vince alla fine chi, dei due, ha impiegato il minor numero totale di tentativi per scoprire tutti i codici composti dall’avversario.
Provate a individuare i codici segreti che possono ricavarsi dalle seguenti situazioni di gioco.
(Immagine di copertina, Wikipedia, utente ZeroOnem, licenza {cc-by-sa-2.0})
Dalle risposte fornite al 3° e al 4° tentativo, si deduce che il R non è presente. Quindi, ci sono due N in prima e in seconda posizione (4a risposta) e sono assenti anche A e V (2a risposta). Per cui, c’è un B (3a risposta) in quarta posizione (1a risposta) e non può esserci un terzo N. Per esclusione, il quarto colore è G, in terza posizione. In definitiva, il codice segreto è: N N G B
Dalla risposta al 3° tentativo, si deduce che c’è almeno un G. Quindi, non può esserci né il R, né il B (1a risposta), mentre sono presenti un N (4a risposta), due G (3a risposta) e un V (2a risposta). Il N può stare solo in prima posizione (4a risposta); quindi, i due G devono stare in terza e in quartaposizione (2a risposta ). Per esclusione, il V può stare solo in seconda posizione. In definitiva, il codice segreto è: N V G G
Dalle risposte fornite al 1°, 2° e 4° tentativo, si deduce che l’A non è presente. Quindi, ci sono R e G (1a risposta).e, di conseguenza, non ci sono né N né V (3a risposta), mentre c’è il B (2a risposta). I colori nascosti sono perciò: R, G e B, uno dei quali ripetuto. Il R deve stare in quarta posizione (risposte 1a, 3a e 4a), il G può stare solo in seconda posizione (risposte 1a, 2a e 3a); per cui, il B è il colore doppio e occupa le due restanti posizioni. In definitiva, il codice segreto è: B G B R.