Da HD Blog, su YouTube trovo interessante da condividere:
“Nel corso dell’evento “One More Thing” (Segui con noi la diretta streaming!) Apple ha annunciato i suoi primi Mac con processore proprietario Apple Silicon, basato su architettura ARM: sono il MacBook Air, il MacBook Pro e il Mac Mini!”
Non è la prima volta e molto probabilmente non sarà nemmeno l’ultima…
Il colosso del web Google ritorna ad essere al centro di polemiche.. ma soprattutto di multe!
2017: 2,4 MILIARDI, MAXI SANZIONE INFLITTA DALLA COMMISSIONE EUROPEA A GOOGLE PER ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE, NEL MIRINO DELL’ANTITRUST GOOGLE SHOPPING.
Ma arrivati ad oggi è sotto gli occhi di tutti quanto il web sia dominato da poche superpotenze che si è finiti per contare sulle dita di una mano e tra queste proprio Google, Facebook-Instagram e Tik Tok e dove l’accusa mira a difendere sempre lo stesso interesse: quello del libero mercato in cui la concorrenza sia rispettata e non cannibalizzata con cartelli che, alla luce di un importante focus, quello che ha come obiettivo il trattare equamente tutti i competitor, crei l’habitat ideale per l’utente-consumatore.
Tutto ciò, però, agli occhi della Commissione europea quando si parla di web sembra non realizzarsi tanto più se i player risultano essere sempre gli stessi e paiono agire ai limiti della legalità.
Ed è proprio così che tra i capi d’accusa ritorna anaforicamente la “violazione delle norme antitrust”, che nel tempo ha portato a scandagliare i diversi campi d’azione del colosso Google e tra questi: l’integrazione tra i servizi verticali all’interno del motore generalista, il tentativo di porre delle restrizioni ai produttori di dispositivi Android e operatori di rete mobili ma anche restrizioni a siti web di terze parti in merito alla possibilità di visualizzare sui loro siti pubblicità proveniente dai concorrenti di Google.
E se nel 2017 Margrethe Vestager, Commissario alla concorrenza sulla questione Google dichiarava che la posizione dominante non era un problema in quanto tale in quanto stava alle aziende la responsabilità di non abusare della loro posizione dominante nel mercato, arrivati ad oggi, invece, la questione sembra essere cambiata.
Ma Google si difese e tutt’ora continua a farlo mostrando quelle che appaiono comunque come delle evidenze: esistono i suoi concorrenti e gli utenti sono liberi di sceglierli anche se resta il fatto che proprio Google occupa una posizione dominante nell’ambito del search engine (cfr.NetMarketShare); una posizione però da non confondersi con il monopolio e tutto ciò nonostante la sua big size e la spiccata capacità di distinguersi nel campo dell’innovazione e dello stare al passo con le esigenze degli users facendone un credo trasversale, efficiente e di successo.
Un rischio reale, invece, può concretizzarsi nell’abuso proprio di quella posizione dominante, e fenomeno che rischia di realizzarsi quando il potere sul mercato risulta non essere contendibile e da qui il pericolo che sembra però scongiurato o almeno in parte, pensando all’esistenza di realtà comeAmazon che entrano apertamente in concorrenza con Google e lo stesso dicasi per i social network.
Una cosa però sembra essere certa, non è più come un po’ di tempo fa e anche i giganti del web cominciano ad essere chiamati alla loro “responsabilità”.. come fu per Microsoft, multata a più riprese per varie pratiche anti-concorrenziali tanto da essere costretta a modificare le proprie pratiche commerciali in Europa ma adesso ad essere ancora nel mirino dell’antitrust europea vi è Google dove quella a cui stiamo assistendo assume le tinte di una vera e propria guerra al gigante web e che, per alcuni aspetti e in chiave moderna, sembra anche assomigliare alla vicenda di Al Capone.
Considerato un simbolo del gangsterismo americano e della crisi della legalità che gli Stati Uniti ebbero ad affrontare durante il proibizionismo, ad oggi le vicende di Scarface ci si rivelano come la giusta personificazione di ciò che sta accadendo ora con i colossi del web che mirano al diventare “i capi dei capi” con mezzi anche illegali ed accordi illegittimi.. o comunque capaci di condizionare l’agire degli users apparentemente senza pressing ed intimidazioni ma inconsapevolmente.
Per il resto rimaniamo in attesa di nuovi aggiornamenti sperando che il web non diventi una cortina di ferro occupata da un “Sindacato del crimine” in versione digital.
Uno dei più affascinanti problemi divulgati dal grande esperto di matematica ricreativa, Martin Gardner, è sicuramente il seguente, riproposto nella versione tratta da un suo articolo, pubblicato nel numero 362, ottobre 1998, de Le Scienze.
Jones, un giocatore d’azzardo, mette tre carte coperte sul tavolo. Una delle carte è un asso; le altre sono due figure. Voi appoggiate il dito su una delle carte, scommettendo che sia l’asso. Ovviamente, la probabilità che lo sia realmente è pari a 1/3. Ora Jones dà una sbirciatina di nascosto alle tre carte. Dato che l’asso è uno solo, almeno una delle carte che non avete scelto deve essere una figura. Jones la volta e ve la fa vedere. A questo punto, qual è la probabilità che ora il vostro dito sia sull’asso?
Soluzione
Molti pensano che la probabilità sia salita da 1/3 a 1/2. Dopo tutto, ci sono solo due carte coperte, e una deve essere l’asso. In realtà, la probabilità che il vostro dito sia posto sull’asso rimane 1/3, perché avevate compiuto la scelta, prima che Jones scoprisse la carta.
Nel 1990 Marilyn vos Savant, autrice di una popolare rubrica sulla rivista Parade, analizzò un’altra versione di questo problema (che contemplava tre porte, dietro le quali si celavano un’automobile e due capre). La vos Savant fornì la risposta corretta, ma ricevette migliaia di lettere infuriate (molte delle quali, inviate da docenti di matematica…) che l’accusavano di ignorare il concetto di probabilità. Il caso finì in prima pagina sul New York Times e il problema acquistò in breve tempo una popolarità planetaria, arrivando a essere valutato come il più bel paradosso probabilistico del secondo millennio.
Tutto ciò dimostra egregiamente come il Calcolo delle probabilità costituisca la branca matematica nella quale è più facile cadere in errore.
Qui di seguito, riporto altri due esempi di capziosi problemi probabilistici. Provate a risolverli, senza farvi trarre in inganno,
1) In una famiglia ci sono quattro figli; qual è la probabilità che siano due maschi e due femmine?
2) Su un tavolo ci sono quattro dolciumi: un cioccolatino con la carta rossa (CR), un cioccolatino con la carta verde (CV), un torroncino con la carta rossa (TR), un torroncino con la carta verde (TV).
Mario prende due di questi dolciumi e dichiara: «Ho preso almeno un cioccolatino»; qual è la probabilità che abbia preso due cioccolatini?
Se, invece, dichiara: «Ho preso il cioccolatino con la carta rossa», qual è la probabilità che abbia preso due cioccolatini?
Solo sei di questi corrispondono a due maschi e due femmine (MMFF – MFMF – FMMF – MFFM – FMFM – FFMM); di conseguenza, la probabilità che, su quattro figli, due siano maschi e due femmine, è uguale a: 6/16 = 3/8 (e non a: 1/2, come si è indotti, erroneamente, a supporre…).
2) I possibili modi di prendere i quattro dolciumi, a due a due, sono questi sei:
CR–CV; CR–TR; CR–TV; CV–TR; CV–TV; TR–TV
Come si può notare, le combinazioni contenenti almeno un cioccolatino sono cinque; tra queste, una sola corrisponde a due cioccolatini:
Verba Volant è un noto gioco da tavolo, basato sulla memoria e sulla conoscenza lessicale. Attualmente è distribuito dalla benemerita associazione, Giovani nel Tempo ( www.giovanineltempo.it ), che si propone le seguenti finalità:
– realizzare e commercializzare dei prodotti, in grado di allenare e mantenere le capacità cognitive (memoria, attenzione, linguaggio, pensiero astratto…), di proteggere la salute cognitiva e psicologica individuale; – destinare alla ricerca sull‘invecchiamento, condotta dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna, una parte dei proventi ricavati da tali attività. Una confezione di Verba Volant contiene 54 tessere, tutte con lo stesso dorso. Su 53 di queste è riportata una lettera dell’alfabeto italiano (per praticità, la «Q» è sostituita dal gruppo «Qu»); sulla tessera rimanente, è disegnato un Jolly, che può assumere il valore di una qualsiasi lettera, a scelta.
All’inizio di ogni partita, si scelgono a caso 36 tessere e le si dispongono sul tavolo, coperte, in un quadrato 6×6.
Ciascun giocatore, al proprio turno, deve girare una quantità di tessere a propria scelta (ma non meno di 4); poi, deve cercare di formare una parola di senso compiuto, anagrammando tutte le lettere così scoperte.
Se il giocatore riesce nell’intento, preleva le carte scoperte e conquista un punteggio proporzionale alla loro quantità; altrimenti, prima di passare il turno, deve ricoprirle (e tutti dovranno cercare di tenere a mente le posizioni delle relative lettere). Non potendo simulare su una pagina di giornale l’azione di rovesciamento delle tessere, per farvi avere un’idea del meccanismo di gioco vi propongo delle situazioni potenzialmente ottenibili, una volta effettuata una determinata serie di ribaltamenti. Cercate di affrontarle al meglio.
1. Avete girato le tessere: A E E G P R R; utilizzando tutte le lettere così scoperte, cercate di comporre almeno una parola di senso compiuto. 2. Avete girato le tessere: A D E E G I R T; utilizzando tutte le lettere così scoperte, cercate di comporre almeno una parola di senso compiuto. 3. Avete girato le tessere: E I L N O O S U Z; utilizzando tutte le lettere così scoperte, cercate di comporre almeno una parola di senso compiuto. 4. Avete girato le tessere: Jolly – A C R S T T; utilizzando tutte le lettere così scoperte e attribuendo al Jolly il valore più funzionale, cercate di comporre almeno una parola di senso compiuto. 5. Avete girato le tessere: Jolly – F I N O S T U; utilizzando tutte le lettere così scoperte e attribuendo al Jolly il valore più funzionale, cercate di comporre almeno una parola di senso compiuto. 6. Avete girato le tessere: Jolly – A A E O R R T Z; utilizzando tutte le lettere così scoperte e attribuendo al Jolly il valore più funzionale, cercate di comporre almeno una parola di senso compiuto. 7. Avete girato le tessere: A B G I I O R S T e ricordate le posizioni della C, della P e della V; quale di queste vi conviene scoprire, per riuscire a comporre almeno una parola di senso compiuto? 8. Avete girato le tessere: A C E H I L O R R S e ricordate le posizioni della B, della C e della T; quale di queste vi conviene scoprire, per riuscire a comporre almeno una parola di senso compiuto?
MES, BEI, SURE, RECOVERY FUND, l’Europa ha stanziato per l’italia oltre 300 miliardi di euro.
Da Sarò Franco è la trasmissione Web Tv di Franco Fracassi, giornalista indipendente che parla senza censure. Commenti e rivelazioni di un reporter indipendente e senza padroni.
L’Italia e il mondo sono stati investiti dalla più’ grave crisi economica della storia moderna. Ognuno dei 27 paesi dell’Unione e Bruxelles sono corsi ai ripari mettendo in campo risorse mai viste prima. Ma come sempre accade la realtà è molto più complessa. L’Europa ha veramente cambiato marcia abbandonando la dottrina neoliberista? L’italia cosa deve fare di questo potenziale tesoretto messole a disposizione? Un video per svelare la realtà delle politiche europeo. Un video per spiegare, strumento per strumenti, quale portate siano state servite a tavola. Perché senza la conoscenza le nostre scelte non potremmo mai essere veramente libere.
Massimo Polidoro presenta e smonta la bufala del momento che sta diffondendosi malevolmente dopo Blue Whale e Momo: JONATHAN GALINDO..
“Chi è Jonathan Galindo? Davvero è una «inquietante sfida che induce i ragazzi al suicidio»? O è l’ennesima creepypasta che inizia per scherzo e che poi spaventa qualche adulto poco informato? E perché certi giornali danno spazio a storie senza fondamento?”
Il 15 Luglio alle ore 21.30 ci sarà il quarto OR-AperiTech Live!
Ci sarà la presentazione del piccolo robot AR.L.O.
Un robottino adatto a principianti, istituti tecnici e scuole in genere e permette di mettere insieme tutta una serie di esperienze da Maker.
L’evento OR-AperiTech è un appuntamento on-line tra Maker e appassionati di tecnologia. Organizzato da Officine Robotiche, come descritto nel primo articolo.
AR.LO.
Il piccolo robot è adatto per impostare corsi o comunque didattica in genere dal momento che implica: Stampa 3D, progettazione e protopizzazione di PCB(Printed Circuit Board) incluse le tecniche per saldare (PTHper lo SMD possiamo pensare ad altre schede o a questo bel tutorial, https://www.carminenoviello.com/it/2014/02/16/utilizzare-componenti-elettronici-smd-pth/) elettronica dei microcontrollori e programmazione (con spiegazione di come implementare semplici algoritmi).
Nato da esigenze personali è diventato un’ottima base, perché è molto semplice da realizzare, ha un costo molto basso e consente ampie possibilità di personalizzazione, dal momento che è basato sull’arcinoto Arduino e usa componenti facilmente reperibili…
In Officine Robotiche sono usciti nel tempo svariati esempi di come autocostruirsi dei semplici robot per svariati usi, tra i quali il LineFollower (https://www.officinerobotiche.it/line-follower-mfr16/), ma il progetto di Giovanni Bernardo è così ben dettagliato che merita sicuramente una posizione nella Hall of Fame. Trovare un Tutorial di questo livello non è per niente comune, è praticamente un manuale completo. Analizza talmente tanti aspetti che per ognuno di questi ci si potrebbe costruire intorno un corso a sé. Ha analizzato e dettagliato persino come hackerare (consentitemi il non bellissimo inglesismo) dei servocomandi dal basso costo.
Si è accennato alle possibili espansioni: il LineFollower, di cui abbiamo parlato, potrebbe essere un esempio, lo spostamento del robottino in questo caso, non è così elevato per fare gare di velocità, ma è un’ottima base per dei corsi che prevedono una partenza dal basso.
Il progetto è stato sviluppato Giovanni Bernardo e lo trovate su SettoreZero.
Maker, Blogger, appassionato di retrogaming e tecnologia d’epoca.
Gestisce il suo blog settorezero.com dal 2007 pubblicando per la maggiore tutorial incentrati sull’elettronica dei microcontrollori.
Cresciuto con un Commodore64, che continua ad utilizzare abitualmente, ha lavorato come freelance per Digilent, Robot-Italy, HTML.it e altri e gestisce un’associazione di retrocomputing, associazione64, con la quale organizza mostre, collabora con musei, e si dedica al restauro di apparecchiature e installazioni. Ha partecipato al Maker Faire, ed è membro di OR, dal 2014.
Matteo Flora ci fa notare che analizzando i dati reali il 90 % del budget di Facebook è generato non da 8000 inserzionisti, ma bensì molto meno forse 800. E quindi basta che pochi di loro si muovano per creare un problema plurimiliardario a Facebook. #StopHateforProfit
Uno di questi è Unilever e troviamo una la dichiarazione del vicepresidente della compagnia Luis Di Como.
“Fare ancora pubblicità su queste piattaforme in un periodo simile non ci garantisce alcun valore. Tra contenuti polarizzati e ed elezioni alle porte negli Stati Uniti, occorre unirsi in un impegno sempre più importante contro i discorsi d’odio”
Tornando a Matteo Flora:
“Pecunia non olet”
I soldi non puzzano però i soldi spostano gli interessi da una parte all’altra; ma forse è arrivato il momento di pensare che il dibattito dovrebbe essere un po’ di più che non legato semplicemente ai soldi.
Un dibattito fatto bene che parli di valori e non di minacce sulla base di investimenti più o meno, perché la risposta a una intimidazione di togliere i soldi è quella che abbiamo visto con YouTube: una risposta verticale e veloce basata su intelligenza artificiale che distrugge buona parte dei contenuti che danno fastidio, e che forse non è il modo migliore per approcciare il tutto: quasi mai la più veloce delle risposte che funziona nel minor tempo possibile e utilizzando una intelligenza artificiale invece che degli esseri umani è difficilmente la risposta che davvero vorremmo…
La storia ci insegna: TouTube nel 2017 l’Advertisement Apocalyps: “The Adpocalypse”
TEDx: Advertising Apocalypse: nella tana del Bianconiglio Digitale
Se volete sapere quali aziende hanno messo in “pausa” la loro pubblicità su Facebook, cliccate QUESTO LINK, perché la pagina viene aggiornata continuamente (ieri per esempio tra le altre si è aggiunto il colosso Coca-Cola..)
Mi permetto di farvi notare come questo dagli organizzatori non sia definito un boicottaggio a Facebook, ma bensì una richiesta alle aziende di prendersi una pausa di riflessione (Hitting Pause on Hate, metti l’odio in pausa) e al tempo stesso stesso di dare a Facebook la possibilità di mettere in atto delle misure convincenti.
Comunicato stampa ufficiale di ADL.
La campagna #StopHateforProfit inizia il 17 giugno 2002 sul Los Angeles Times.
In risposta al ripetuto fallimento di Facebook nell’affrontare in modo significativo la vasta proliferazione dell’odio sulle sue piattaforme, sei organizzazioni hanno annunciato oggi una nuova campagna, #StopHateforProfit, che chiede ai grandi inserzionisti di Facebook di dimostrare che non supporteranno un’azienda che mette profitto sulla sicurezza. ADL (Anti-Defamation League), NAACP, Sleeping Giants, Color Of Change, Free Press e Common Sense hanno creato una coalizione delle organizzazioni per i diritti civili più importanti della nazione, chiedendo ad alcune delle più grandi società del mondo di mettere in pausa la pubblicità su Facebook durante il mese di luglio 2020.
La campagna è una risposta ad una ormai lunga storia di Facebook che ha permesso a contenuti razzisti, violenti e chiaramente falsi di essere diffusi sulla sua piattaforma. La campagna organizzerà pressioni corporative e pubbliche per chiedere a Facebook di smettere di generare introiti pubblicitari da contenuti odiosi, fornire un maggiore supporto alle persone che sono oggetto di razzismo e odio e aumentare il controllo dei gruppi privati sulla piattaforma, tra le altre misure.
La campagna #StopHateforProfit è stata lanciata oggi con un annuncio sul Los Angeles Times che chiede cosa potrebbe fare Facebook con i 70 miliardi di dollari di entrate che guadagna dalla pubblicità ogni anno e sottolineando che la società di social media sta amplificando i messaggi dei suprematisti bianchi, permettendo istigazione alla violenza e non riesce a fermare chi usa la piattaforma per fare del male. L’annuncio invita i grandi inserzionisti aziendali a “inviare a Facebook un messaggio potente: i tuoi profitti non varranno mai la pena di promuovere l’odio, il bigottismo, il razzismo, l’antisemitismo e la violenza”.
“Facebook non è disposto a fare passi significativi per rimuovere la propaganda politica dalla sua piattaforma”, ha affermato Derrick Johnson, Presidente e CEO del NAACP. “È chiaro che Facebook e il suo CEO, Mark Zuckerberg, non sono più semplicemente negligenti, ma di fatto compiacenti nella diffusione della disinformazione, nonostante il danno irreversibile alla nostra democrazia. Tali azioni danneggeranno l’integrità delle elezioni [NDR: USA] mentre ci dirigiamo verso il 2020. Non lo tollereremo. Mentre riconosciamo il valore che Facebook fornisce nel collegare le persone di colore tra loro, mettiamo in discussione una piattaforma che beneficia della soppressione dei voti del popolo di colore o della loro voce”.
“Abbiamo visto da tempo come Facebook abbia permesso ad alcuni dei peggiori elementi della società di entrare nelle nostre case e nelle nostre vite. Quando questo odio si diffonde online provoca enormi danni e diventa anche ammissibile offline “, ha dichiarato Jonathan Greenblatt, CEO di ADL. “Le nostre organizzazioni hanno cercato individualmente e collettivamente di spingere Facebook al fine di rendere le loro piattaforme più sicure, ma hanno ripetutamente fallito nel prendere provvedimenti significativi. Speriamo che questa campagna mostri finalmente a Facebook quanto i loro utenti e i loro inserzionisti vogliono che facciano cambiamenti seri in meglio “.
“Siamo stati continuamente delusi e sbalorditi dall’impegno di Mark Zuckerberg a proteggere la supremazia bianca, la disinformazione degli elettori e le bugie che circolano su Facebook. Dato che le società prendono posizione contro il razzismo nella nostra società, dovrebbero considerare in che modo i loro dollari pubblicitari supportano Facebook rendendo i le persone di colore meno sicure online “, ha affermato Rashad Robinson, Presidente di Color Of Change. “Il fallimento della leadership di Facebook ha attivamente attirato l’odio razziale che vediamo nel nostro paese e ha persino tratto profitto dalla sua proliferazione. Un modo chiave per le grandi società di chiedere giustizia razziale è quello di trattenere i loro dollari fino a quando Facebook sia diventata più responsabile e responsabile nei confronti delle comunità nere sulla piattaforma.”
Negli ultimi anni, Facebook ha:
Consentito l’incitamento alla violenza contro i manifestanti che lottano per la giustizia razziale in America sulla scia di George Floyd, Breonna Taylor, Tony McDade, Ahmaud Arbery, Rayshard Brooks e molti altri;
Ha ammesso Breitbart News come “fonte di notizie attendibile” e The Daily Caller in un “correttore di fatti”, nonostante entrambe le pubblicazioni avessero precedenti di collaborazioni con noti nazionalisti bianchi e neonazisti;
È stato costretto a apportare modifiche alla propria piattaforma pubblicitaria dopo che una causa sosteneva che Facebook avesse permesso una diffusa discriminazione contro le comunità di colore;
Gli utenti di colore sono stati messi a tacere sulle piattaforme per aver denunciato il razzismo e (Facebook) si è anche rifiutato di proteggere adeguatamente gli utenti dalle minacce online;
Non è stato riconosciuto e rimosso la negazione dell’Olocausto come una forma di odio;
Ha permesso alla piattaforma di Facebook di essere utilizzata in diffusi sforzi di dissuasione degli elettori, usando una disinformazione mirata agli elettori di colore.
“Facebook è diventata una delle aziende più grandi e redditizie al mondo consentendo disinformazione, odio e incitamento sulla sua piattaforma”, ha affermato James P. Steyer, fondatore e CEO di Common Sense. “Facebook ha rifiutato di smettere di dare la priorità ai profitti rispetto al benessere della nostra società, ma gli inserzionisti possono, motivo per cui stiamo esortando le aziende a fare una pausa dalla spesa per gli annunci di Facebook fino a quando non apporta cambiamenti reali sulla piattaforma che proteggano i nostri bambini, la nostra democrazia e la giustizia sociale in questo paese. [NDR: USA]”
Un sondaggio condotto da ADL in America nel 2019 mostrava come Facebook fosse la piattaforma in cui […] oltre il 55 percento degli utenti riferisse di trovare odio e molestie sulla piattaforma.
La lista delle compagnie che hanno aderito alla protesta #StopHateforProfit è in continuo aggiornamento, quindi vi rimando alla pagina del sito stophateforprofit.org