PHISHING da DPCM: reati digitali lockdown friendly
Nuovo anno, brutte abitudini che restano…
Da quel discorso dell’ 11 marzo 2020 del Premier Conte con cui si rendeva pubblica la gravità della situazione che ci saremmo trovati ad affrontare… di tempo ne è passato e arrivati ad oggi, ci troviamo a vivere una nuova ed apparente normalità ma che continua a tenerci sospesi tra DPCM, lockdown, smart working, didattica a distanza e che nostro malgrado, scandiscono una quotidianità da stato di emergenza pandemica a pieno regime nonostante l’entusiasmo per il vax day.
Ma nell’Italia in bilico tra zone gialle, arancioni ma soprattutto rosse la situazione non sembra voler migliorare ritrovandoci ancora una volta a vedere le nostre settimane alternarsi con le autocertificazioni di una crisi profonda.
Con il lockdown e la digitalizzazione seguita per far fronte all’emergenza pandemica siamo stati costretti a cambiare molte nostre abitudini e con queste anche il crimine si è adattato registrando, così, un aumento esponenziale dei reati online.
Furti di identità digitale, frodi informatiche, clonazioni di carte di credito sono solo alcuni esempi dell’impennata del cybercrime che è riuscito a colpire sempre troppi ignari cittadini in un anno dominato dal Covid ed è così che, di pari passo con la digitalizzazione delle attività e in un certo senso anche delle relazioni, si sono fatti sempre più spazio gli attacchi informatici con un phishing dalle opportunità veramente innumerevoli.
Quasi ogni giorno, infatti, un numero sconsiderato di persone finisce nella rete di criminali digitali senza scrupoli che all’ “ombra dello schermo” ordiscono truffe online capaci di incastrare anche gli users più attenti.
Gli utenti, infatti, anche se obbligati a non abbassare mai la guardia finiscono comunque in inganni di diabolica “verosomiglianza” che celano frodi intelligenti e ben studiate per far vacillare le barriere della diffidenza con url scritte male, e-mail con loghi contraffatti o clonati che rimandano ad altri siti chiedendo pagamenti anche di pochi euro.
Ed ecco che giorni fa facendo un check nella mia casella di posta indesiderata ci trovo una sfilza di presunti corrieri che notificano l’imminente arrivo di fantomatici ordini online che non potrebbero essere evasi in quanto privi di indirizzo a cui recapitarli.
Lo stile asciutto corredato di numero di ordine ricorda il crap professionale delle grandi compagnie se non fosse che appena sotto ad uno sgargiante “STATO: PRONTO PER LA CONSEGNA” si invita a pagare la spedizione 1 euro..
Apparentemente nulla di strano se non fosse che quel numero di ordine si ripeteva in tutte le mail provenienti però da mittenti diversi ed incomprensibili di ipotetici corrieri a loro volta contrastanti.
Con l’aumento degli acquisti online, infatti, chiunque di noi potrebbe avere un ordine prossimo alla consegna o magari in ritardo, o per cui è richiesto il saldo dei costi di spedizione ma non facendo particolare caso al numero di ordine potremmo essere indotti, come in questo caso, al pagamento di quel “semplice euro” che rappresentando una cifra “equa” potrebbe anche spingerci a non prestarci particolare attenzione e così pagare per una vera e propria truffa.
Ed ecco che proprio così ritornano fondamentali le regole auree della prevenzione dell’autodifesa digitale come antivirus aggiornato, occhi ben aperti e diffidenza q.b. che possono metterci in guardia dagli abbocchi fraudolenti messi dai “pescatori di frodo” del web: i cyber criminali.