TIK TOK.. TIK TOK… Nuove frontiere social
Tik tok..tik tok.. non è il rintocco dell’orologio a cucu in cucina della nonna né sembra essere il final count down prima dello scoccare della mezzanotte che precede il via ai festeggiamenti di compleanni o brindisi per il capodanno cinese ma è il nome di uno dei social ormai più influenti..
Giovani, no giovanissimi, no di più ma non solo… Gli utenti del social network più spensierato di sempre sono cresciuti in fretta e, ad oggi, questo può dare pure del filo da torcere agli ormai matusa Facebook ed Instagram.. ed ecco come in pochi secondi dalla connessione ci si trova di fronte ad un talent show amatoriale dagli effetti holliwoodiani.
Balletti, tutorial, scenette simpatiche e assurde dalla durata variabile e compresa tra i 15 e i 60 secondi e di cui si può anche modificare la velocità di riproduzione, aggiungere filtri e altri effetti.
Nonostante i pubblici sempre più segmentati, l’età ha sempre rappresentato uno degli step base attraverso cui le aziende tentavano di individuare ed intercettare il proprio target obbiettivo che qui si scopre ha anche 6 anni.
Lanciato nel 2016, TikTok, in Cina è anche noto con il nome di Douyin, e ha un progenitore molto intellettuale in quanto aveva tra i suoi obbiettivi quello dell’eduzione, una specie di webinar, in cui gli utenti potevano imparare ed insegnare delle materie attraverso l’uso di pillole video di 3-5 minuti ma questo progetto non ebbe il successo auspicato e i suoi creatori decisero di cambiare target e rivolgersi, così, agli adolescenti dando vita a musical-ly che poi, nel 2016, lanciò live.ly, una piattaforma per lo streaming video in diretta.
Ma è nel 2017 che nasce TikTok attraverso un intervento aggregatore dell’azienda cinese ByteDance, che al tempo acquistò musical.ly unendola alla prima e mutuandone anche il nome.
Configurabile con modalità “privata”, l’applicazione che utilizza l’intelligenza artificiale è in grado di profilare i nostri interessi in base ai comportamenti manifestati e permette all’utente di creare contenuti visualizzabili solamente dagli utenti autorizzati dal titolare dell’account che così può decidere con chi interagire.
Arrivati a questo punto ci accorgiamo pure che Facebook è una cosa da anziani, Instagram, invece, da genitori e che i nipoti e i figli di questi hanno voglia di novità ed è così che ci possiamo pure rendere conto di come i social risultino strettamente legati al momento storico in cui ci si trova e noi oggi viviamo in mondo iperconnesso la cui capacità di concentrazione risulta essere più bassa rispetto a quella dei pesci rossi.
Bombardati da riprese “più grezze e più sporche” ma miratamente snakable, la voglia di protagonismo conquista un’altra volta gli utenti guadagnandoci sia in termini di affluenza che di cash flow e se ci pensiamo bene, la questione non si limita al presente ma avrà anche effetti nel prossimo futuro perché grazie a tutti quei dati raccolti che convergono in profilazioni mirate e cucite su misura, nel vero senso della parola, e sulla base degli interessi espressi da ciascun utente, si realizza quella spasmodica attenzione nei confronti dell’audience retention che sta letteralmente ingrassando i data base del colosso cinese e l’unica cosa che forse ci si deve augurare e che non ci si debba trovare di fronte ad un Cambridge Analytica made in China.