TIK TOK tra luci e ombre…
Ring light switch on.. 60 secondi a disposizione per raggiungere un pubblico senza eguali e for free a differenza delle inserzioni a pagamento di Facebook & Co e se ci aggiungiamo che su TikTok “non serve essere una modella alta 1.80” e va benissimo anche vantare la semplicità e le problematiche adolescenziali, bhe sappiate che tutto ciò, anche agli occhi dei meno ferrati, sembrerà la combinazione perfetta per una rapidissima scalata.
Ma come tutte le novità non si conoscono ancora quali potrebbero essere, invece, i suoi rischi e che forse si annidano sia nella profilazione personalizzata che, in quanto capace di indurre dipendenza grazie a contenuti cuciti su misura su quel specifico utente, non ci farebbe escludere che, un domani, questa potrebbe anche rappresentare un vero e proprio problema tanto più se ripensiamo a “scandali” come quello di Cambridge Analytica e a cui aggiungere le minacce che possono invece provenire dall’interno come nel caso di utenti attratti dai giovanissimi utilizzatori.
E se da un lato il time of retention degli users e la loro attenzione risultano essere sempre più nel mirino degli investitori, dall’altro il bisogno di leggerezza, di curiosità, di stupire e di stupirsi trova in TikTok libero sfogo ma, il social network in questione, non risulta essere solo un luogo curioso in cui appagare il proprio voyerismo ma, anche, il substrato in cui “germi” di impegno sociale cominciano a diffondersi anche se non tra poche insidie.
Il risultato? Milioni di views e una miriade di cuori ma anche il profilo di Feroza bloccato per qualche tempo dall’azienda che dopo la denuncia pubblica della giovane su Twitter faceva sapere che il provvedimento restrittivo nei suoi confronti non era di censura politica ma per una violazione in termini di policy del social in questione.
Resta il fatto che l’accaduto risulta essere ancora nebuloso a differenza dell’unico aspetto forse constatabile senza necessità d’interpretazioni: il video di Feroza nella versione cinese dell’app, infatti, non avrebbe mai trovato spazio.
Il leggero fluttuare di video in video ci fa passare poi ai grattini del ticktoker Alex Griswold salvato da un melanoma in fase iniziale grazie all’occhio attento di due utenti, poi pennelli, al blush, curvando sulle ciglia finte ma che in realtà celano minuti di intensa ed iperconnessa denuncia di persecuzioni, che riportano anche alla mente l’effetto dirompente della Primavera araba che ebbe in Facebook il suo incubatore, finendo poi per essere rapiti dal gattino ballerino e dai cambi d’abito di vip e new comers ed è proprio così che storditi dal ritmo del social network made in China ci ritroviamo sulla sua home esattamente come la generazione Z.
Se oggi si dovesse descrivere Tik Tok con una sola parola penso che quella più adatta sarebbe “inarrestabile” anche nonostante gli attacchi del CEO di Facebook e che forse prima di iniziare crociate mediatiche, magari, dovrebbe pure fare un esame di coscienza.
E la Cina? Poche chiacchere e tanti fatti.. Per il 2049 si è posta un obiettivo che non sembra essere neanche così irrealizzabile e Tik Tok credo faccia parte di quel grande e “ambizioso” progetto che in quella data ha un importante valore nazionale in quanto coinciderà con il centesimo anniversario della Repubblica Popolare cinese e che proprio in quella “Silk Road 2049” avrà il suo coronamento.