È LUI O NON È LUI??? S.O.S DEEPFAKE, Il lato oscuro dell’intelligenza artificiale
È LUI O NON È LUI??? S.O.S DEEPFAKE,
Il lato oscuro dell’intelligenza artificiale
https://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/il-deepfake-del-papa_61336.shtml
“Mi sento confuso come un camaleonte in una vasca di smarties”
Mimetici, camaleontici, dissimulatori, imitatori esperti non siete più soli e la vostra arte oggi si può dotare di una tecnologia in più.. signori e signore per voi i DEEPFAKE.
Non sono un gruppo musicale ma una nuova minaccia proveniente dal web…un fake profondo, così profondo da sembrare indistinguibile dall’originale ed ecco che ci troviamo di fronte alla nuova frontiera del tarocco d’autore solo che, aspetti ludici a parte, questi “super tarocchi” rappresentano un vero e proprio pericolo quando si affaccia la minaccia del revenge porn e non solo.
La parola “deepfake” è stata coniata nel 2017 per indicare una tecnica per “la sintesi dell’immagine umana basata sull’intelligenza artificiale usata per combinare e sovrapporre immagini e video esistenti con video o immagini originali tramite una tecnica d’apprendimento automatico conosciuta come rete antagonista generativa e usata molto spesso per creare falsi video pornografici ritraenti celebrità ma anche per creare fake news, bufale e truffe.”
Una tecnica il cui sviluppo ha avuto luogo principalmente in due ambiti tra cui la ricerca nelle istituzioni accademiche relativa alla visione artificiale e appartenente all’informatica e spesso basata sull’intelligenza artificiale che si concentra sull’elaborazione al computer di immagini e video digitali e lo sviluppo amatoriale nelle comunità online.
Un primo progetto di deepfake venne pubblicato nel 1997 (“Video Rewite” con animazione facciale, usando le tecniche del machine learning per creare connessioni tra i suoni prodotti dal soggetto del video e la forma della sua faccia mentre tra gli esempi più odierni arriviamo al 2017 con il progetto “Synthesizing Obama” in cui veniva modificato un video che mostrava l’ex presidente americano intento a pronunciare parole appartenenti ad una traccia audio separata.
Nel mirino dei deepfakers attori, attrici, cantanti, politici ma non solo “minacciati da loro stessi” grazie a programmi “Face2Face” in grado di modificare video raffiguranti la faccia di una persona a cui vengono sovrapposte le espressioni facciali di un’altra identità in tempo reale.
Remix facciali che hanno come protagonisti ignare celebrità del grande schermo o politici come successo al volto del presidente argentino Mauricio Macri, Angela Merkel, Donald Trump, Barack Obama, Mark Zuckerberg, ma anche Matteo Renzi; quindi non solo immagini pornografiche sintetiche ed involontarie ma anche “satira” politica anche se vi è un sottile fil rouge che separa la satira da altri intenti, di certo meno ridanciani..
Ma ritornando, invece, ai contenuti video pornografici fake, possiamo ricordare come l’attrice Scarlet Johansson ne sia stata vittima prediletta tanto da parlarne al Washington Post nel dicembre 2018; in quell’occasione l’attrice statunitense espresse la sua preoccupazione per il fenomeno cogliendo l’occasione per descrivere Internet come un “oscuro buco nero che si nutre di sé stesso” e dove la rimozione di quei contenuti sarebbe stata comunque vana: “una causa persa”.
La falsa pornografia, infatti, con queste nuove tecnologie trova un fedele alleato nell’intelligenza artificiale e motivo per cui nel febbraio 2018, r/deepfake venne bannata da Reddit, Twitter e Pornhub a causa della condivisione di pornografia involontaria anche se la loro spreadability di certo non poteva essere fermata con questo tipo di provvedimenti più che altro palliativi; una sorta di esilio digitale.
I deepfake per questo stanno diventando una realtà molto più concreta e minacciosa degli out of characters delle narrazioni partecipative della crossmedialità, infatti, con i deepfake, tutti possono diventare vittime e non solo le celebrità ma anche tutti coloro che entrano nel mirino dei deepfake porn revergers anche se questo rappresenta solo uno dei numerosi esempi che si possono fare; la pericolosità di questa intelligenza per quanto possa essere affascinante per i passi da gigante che sta compiendo, infatti, dipende dall’utilizzo che se ne può fare e soprattutto a causa del suo aspetto “reale” che proprio per questo si può prestare anche ad una sua perversa utilizzazione.
E che internet sia un buco nero dove la sua materia, i contenuti, non si esaurisce né si consuma, ormai è una cosa che, a malincuore, sappiamo tutti ed è per questo che Paesi come il Regno Unito hanno previsto per i produttori di materiali deepfake pene come per coloro che si macchiano del crimine di molestie nella volontà di renderlo, in futuro, più specifico.
Resta il fatto che la sperimentazione più o meno perversa che anima la creazione di questo tipo di contenuti, ad oggi, è sempre più facile anche grazie ad app come FakeApp che consente agli users di creare e condividere video con volti scambiabili con estrema facilità utilizzando una rete neurale artificiale, la potenza di un processore grafico e dai tre ai quattro gigabyte di memoria per generare video fake, l’unico inconveniente sta nel disporre di una ingente quantità di materiale visivo raffigurante la persona-vittima.
Oltre alla versione “premium” esistono, però, delle alternative open-source al programma originale FakeApp, come DeepFaceLab, FaceSwap e myFakeApp.
Un fenomeno in crescita e che potrebbe diventare molto pericoloso nonostante la falsificazione di immagini, foto e ad oggi, video, possa essere considerato un fenomeno vecchio come il mondo solo che questo non rappresenta il vero focus del problema in quanto a suscitare parecchie preoccupazioni è, invece, tutto ciò che gravita intorno al concetto di fiducia nell’informazione e nel giornalismo; il problema principale sembra essere, infatti, il rischio reale per l’umanità di cadere in un’epoca in cui sia pressoché impossibile determinare se il contenuto divulgato da un media corrisponda o meno a verità oltre a violazioni di opere protette da copyright creando scompiglio e disordine che nel caso si tratti di personaggi legati al mondo della politica nella confusione tra identità originali e fake può anche portare a colpi di stato a causa delle dichiarazioni “rivedute” che, con i deepfake, si possono far circolare dando quell’alone di realtà…,ma prima o poi ci scappa il morto… parola di Iene.
Il lato oscuro dell’Ai, artificial intelligence
Non sono solo i video ad essere manipolati ma sotto minaccia d’attacco vi è tutta l’informazione.
“Fake news”, notizie false, e il ruolo sempre più centrale dei social network come fonte d’informazione.
Un luogo che non si può considerare proprio come la “location” ideale e più adatta per saziare la propria fame d’informazione tanto più se si pensa a quanto affermato dal CBInsights per cui circa il 52% del traffico online e soprattutto social, sarebbe generato da Bots, software in rete costruiti ad hoc per fingersi esseri umani.
Si delinea in questo modo una artificial intelligence (Ai) in grado non solo di ricomporre i movimenti degli esseri umani in modo meticoloso tanto da rendere difficilissimo il distinguo tra fake e originale e tutto questo grazie all’attenzione dell’Ai per i particolari del movimento come per quello della bocca ma non solo, infatti, l’attenzione interessa anche i movimenti più impercettibili come quelli delle rughe attorno a labbra o mento e il risultato è garantito.
Sembrerebbe, così, che noi tutti fossimo immersi in un mondo di “fake news” dove l’intelligenza artificiale ne fa da padrona con il suo dualismo antitetico fatto, da una parte dai suoi lati positivi come quando si pensa alla diagnostica in medicina ma anche da un lato più sinistro come nel caso della creazione di contenuti digitali completamente fasulli e che risultano essere tanto più credibili quanto più materiale è disponibile in rete.
Molti studi e non più solo le paure hanno mostrato come l’intelligenza artificiale possa essere quindi usata con fini volti a distorcere la realtà su vari frangenti tra cui quelli politici e dove alcune ricerche hanno rivelato come tra gli early adopters di queste sinistre potenzialità dell’Ai vi siano anche realtà statali molto centralizzate come Russia e Cina.
Il successo poi di questo tripudio di fake news sarebbe così da imputare al cosiddetto “bias” di conferma che, come sottolineato da Lucio Lamberti, docente di Marketing alla School of Management del Politecnico di Milano, sfrutterebbe la tendenza dell’essere umano per la ritenzione selettiva e quindi il suo essere più propenso a cercare conferma di quanto già “saputo” su un X argomento piuttosto che farsi un’idea personale ed ex novo su di un determinato tema; una sorta di riconferma ancestrale di “preservazione dallo sforzo” in quella che in passato era l’agenda setting.
Fino a qui non ci sarebbe nulla di male se non fosse che arrivati allo stato attuale il fidarsi delle informazioni ricevute senza averne verificata l’autenticità attuando almeno l’analisi contrastiva rappresenta un reale rischio reso ancora più tangibile e pericoloso dalla difficoltà con cui si riesce a dimostrare di trovarsi di fronte per esempio a dei deep fake; oggi, infatti, risulta sempre più difficile verificare l’attendibilità della fonte che è anche uno dei primi step della formazione della notizia che se viziata fin dalla sua genesi non può che innescare un meccanismo domino che si alimenta attraverso la condivisione da parte del target obiettivo ossia tutti quei soggetti che, una volta profilati anche sulla base dei loro comportamenti online, vengono individuati e permettono quella condivisione viziata la cui spreadability e stickiness è favorita proprio da quei soggetti di cui sopra e che risultano essere più aggredibili e quindi più facilmente influenzabili dalla finta informazione in quanto più creduloni ed ecco come ritorna il concetto di agenda setting che attiva il target obiettivo delle fake news e derivati e che, grazie ai social, ha la sua massima diffusione.
Arrivati a questo punto le parole di George Orwell non sono mai state così profetiche ed attuali come in questo preciso momento storico: “In tempi di menzogna universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”.