GESTIRE UNO STAND AD UNA FIERA E USCIRNE VIVI (FORSE)
Ricevo e pubblico volentieri.
di Renato Noviello
III B – Liceo Plinio Seniore di Roma – Prof Alberto Bigazzi
La Maker Faire è una fiera annuale e, come dice il nome (fiera dei creatori, in italiano) è un evento, dalla durata di tre giorni, dove grandi e piccole aziende, istituzioni, scuole e anche privati presentano nuove idee e nuovi prodotti, di ispirazione open source e soluzioni per migliorare la vita dell’uomo.
Sono uno studente del Terzo anno del Liceo Plinio Seniore di Roma. Conosco e frequento la Maker Faire già da alcuni anni. Sono stato a tre edizioni precedenti come visitatore e, quest’anno, grazie all’iniziativa (o per colpa, dipende dal punto di vista) di un mio compagno di scuola, come espositore di un progetto chiamato “acceleratore di massa elettromagnetico”, creato in collaborazione con la Britsh Interplanetary Society.
Il progeto consiste in un trenino che viene fato muovere da una serie di onde elettromagnetiche.
La Maker Faire nasce negli Stati Uniti, nel 2006 a San Mateo in California e, ben presto, diventa un fenomeno mondiale, ripreso anche in Europa. Dal 2013 sono cominciate le edizioni romane ed io ho partecipato come visitatore alle edizioni del 2015 (alla Sapienza) e del 2017 e 2018 (entrambe alla Fiera di Roma).
In quest’ultima edizione, anche se ho avuto meno possibilità di girare a lungo per i padiglioni, ho notato la presenza meno numerosa delle stampanti 3d, che non sono più l’attrattiva principale, perché ormai sono una tecnologia acquisita e comune. Questo, ha fato sì che si lasciasse maggiore spazio ad altri progetti e che ci fosse più varietà nelle proposte da parte degli espositori.
Questa maggiore varietà ha portato anche a situazioni fantasiose ma non particolarmente utili, come il rullo d’eroe e la metropoli di papere di gomma.
Molto spazio è stato dedicato al mondo della scuola e a quello accademico nazionale ed internazionale.
Il nostro era uno Stand speciale e questo aspetto, sopratutto in una fiera dove le particolarità sono motivo di attrazione ed interesse, può essere positivo. Era decisamente uno stand speciale, si, ma più nel senso di “bambino speciale”.
Tra errori di progettazione e mancanza di tempo necessario, il nostro stand si è trasformato piuttosto in un cantiere aperto e un laboratorio.
Vedere il progetto finalmente completo e funzionante , a fine fiera, è stata quasi una sorpresa per me! .
Durante i tre giorni, abbiamo lavorato costantemente per renderlo stabile, facendo fronte a guasti improvvisi e componenti elettronici (e non) suicidi che, sul più bello, hanno deciso di abbandonarci. Fortuna che qualche stampante 3D c’era ancora nella fiera, così da poter scroccare’ stampe di componenti necessari per poter resuscitare il progetto.
Qui sto scherzando, è ancora un ammasso di cartone, colla a caldo e buona sorte…
Il Liceo Plino ha portato anche un altro progetto di tipo solare, che consisteva in un programma per computer che tracciava le rote degli aeroplani. I dubbi sulla sua legalità ci hanno tormentato per tuta la durata della fiera anche perché nel nostro padiglione c’era la Polizia di Stato, La Guardia di Finanza e anche l’Aeronautca Militare, che si sarebbero potute contrariare… i non se ne sono accorti, o il progetto in fin dei conti è legale. Il Prof. dice che è legale, ma noi rimaniamo col dubbio, comunque.
I due nostri progetti si sono anche influenzati a vicenda in modo “comico”. Infatti, dopo vari inspiegabili malfunzionamenti del sensore (aerei che da Fiumicino venivano trasportato negli Stati Uniti) ci siamo accorti che i flussi di corrente generati dall’acceleratore, generavano campi elettromagnetici che mandavano in errore il sostare.
Spero di poter ripetere l’esperienza anche il prossimo anno, magari portando un progetto già completo e funzionante e non affetto da autolesionismo.
