LA FORTUNA DELL’IMPICCATO
[Novantatreesima puntata]
Tra le rare eccezioni di trasmissioni televisive, basate su giochi validi, va citata La ruota della fortuna, versione italiana del format statunitense Wheel of Fortune ideato da Merv Griffin e proposto dall’emittente d’oltreoceano NBC nel 1975.
In Italia, il programma debuttò negli anni ottanta, all’interno di alcuni contenitori di Canale 5, per poi diventare un programma autonomo nel 1987 su Odeon Tv, con la conduzione di Augusto Mondelli (conosciuto con lo pseudonimo di Casti). Raggiunse, però, la notorietà nel 1989 con Mike Bongiorno, che lo condusse per quattordici anni, in varie edizioni, andate in onda prima su Canale 5 e poi su Retequattro. Dal 2007, il format è stato ripreso dalla casa di produzione Endemol, che ne ha prodotto una nuova versione andata in onda su Italia 1 dal 2007 al 2009, con la conduzione di Enrico Papi.
Questa trasmissione, secondo alcuni suoi autori, avrebbe contribuito a diffondere la cultura e la lingua italiana. Una tale affermazione è un po’ azzardata; ma, indubbiamente il meccanismo del gioco proposto possiede la capacità di affinare le conoscenze lessicali non solo dei concorrenti in studio, ma anche dei telespettatori da casa.
Il principio ludico su cui si basa, deriva da un popolare gioco carta e matita, per due concorrenti, noto con il nome de L’impiccato, inventato da alcuni studenti inglesi, in epoca vittoriana.
In questo gioco specifico, i due partecipanti si alternano nei ruoli contrapposti di boia e di condannato. All’inizio di ogni mano, il boia di turno sceglie segretamente una parola lunga a piacere; poi, trascrive su un foglietto uno schemino, formato da una serie di crocette e di trattini, elaborato in modo che ogni crocetta corrisponda a una vocale della parola segreta ed ogni trattino ad una sua consonante.
Ad esempio, se la parola segreta è: INDESCRIVIBILE, lo schemino deve essere così elaborato:
Da questo momento in poi, il condannato deve cercare di scoprire la parola segreta, proponendo una lettera per volta. Se la lettera indicata fa parte della parola segreta, il boia deve trascriverla nello schemino proposto, in tutte le posizioni a essa relative; altrimenti, deve tracciare uno dei sette pezzi che formano lo schemino convenzionale di un pupazzetto appeso a una forca. Il condannato vince la mano, se riesce a scoprire la parola segreta, prima di commettere sette errori (ovvero prima che si completi il disegno dell’impiccato); altrimenti la vince il boia.
In base alle regole esposte in precedenza, cercate di individuare l’unica parola che, può essere ricavata da ognuno dei seguenti schemini. A tale scopo, tenete presente che nessuna parola da individuare corrisponde a una forma verbale coniugata o a un termine arcaico. Inoltre, considerate che una lettera da scoprire non può, ovviamente, coincidere con una che è stata già evidenziata.
Ad esempio, dato questo schemino:
si può arrivare a scoprire che la soluzione è: SOLUZIONE, considerando che, in particolare, le vocali ancora nascoste, non possono essere né la «E », né la «U ».


