La pubblicità ai tempi dei new media
“La pubblicità è vecchia come il mondo. Infatti, come tutti sanno, cominciò il serpente a decantare a Eva le virtù della sua frutta” (Cesare Marchi)
Se ci pensiamo bene Cesare Marchi non aveva tutti i torti e forse proprio quel serpente tentatore potrebbe anche esser stato un primo tentativo di influencer o sin ambassador.
Certamente, ai tempi della Genesi di certo non si poteva già parlare di americanizzazione nel senso consumistico del termine ma di certo la fascinazione per qualcosa di “proibito” non è cambiata in millenni; c’era quando non esisteva la tivvù e c’è ancora ora che la tv è diventata social e con i grandi cambiamenti anche la pubblicità si è innovata diventando social advertising.
Il destinatario degli spot è cambiato profondamente e così questi si sono dovuti adattare alla sua evanescenza e infedeltà cercando di coinvolgerlo su diversi piani tentando di distrarlo dalla sua distrazione.
L’advertising, infatti, più che mai ha dovuto reinventarsi per tentare di fidelizzare il potenziale cliente attirandolo attraverso la creazione di contenuti che privilegiassero il suo essere user-prosumer ma soprattutto sottolineando il suo aspetto di fan dei e nei social media nell’ottica “fan first” e che gli permettesse di avere specifiche e privilegiate reward come nel caso di contenuti bonus e offerte in un contesto in cui la pubblicità non si può più accontentare dello schermo tv ma per vincere deve raggiungere il suo cliente e più in generale il suo target tipo negli smartphone che hanno preso il posto del telecomando senza eradicarlo totalmente.
Il consumatore che un tempo era facilmente declinabile, oggi, è sfuggente ed estremamente pretenzioso e i tweet, gli hashtag, i post, le condivisioni, il watch time, non sono comunque sufficienti per definire in modo fisso ed esaustivo la sua propensione al consumo tanto più se il messaggio pubblicitario è posto nella maniera sbagliata: call to action troppo dirette o video non emozionali, sono solo due esempi.
Per far breccia nel cliente multischermo, la parola d’ordine è originalità in ottica cross mediale e per questo in grado di rendere innovativi anche i values di sempre del brand al fine di creare communities capaci di sostenerlo e farlo crescere nei new media.
Diventa per questo essenziale l’experienced marketing che, attraverso le brand stories, permette all’azienda di differenziare i propri prodotti da quelli dei competitor fin dalla promozione e dall’advertising; aspetti che non vanno mai tralasciati tanto più se si è coscienti che il destinatario dei messaggi pubblicitari non è più disposto a subire in modo passivo il modus operandi push in quanto ad oggi egli è in grado di potersi tutelare in quanto più consapevole in termini di comunicazione e per questo più sgamato nei confronti proprio di quei meccanismi comunicativi.
Meccanismi che fino a poco tempo fa potevano agire indisturbati con la loro aggressività ma che oggi non possono più agire come una volta e che di fronte si possono anche trovare una risposta altrettanto aggressiva: il subvertising o adbusting; storie e progetti comunicativi finalizzati al ridicolizzare, grazie alla verosimiglianza, il brand.
Per non prendere il buco, le aziende devono per questo procedere alla pianificazione strategica di un marketing che si connota della sfumatura social e cross-piattaforma.
La pubblicità nell’era dei new media ha come focus il carpire più che mai la nostra attenzione soprattutto in un momento storico dove risultiamo essere particolarmente avveduti ma allo stesso tempo più fragili.
Simona Panzeri, direttore comunicazione Google, nella puntata in replica del 14 agosto 2019, di Presa diretta ha rivelato che gli introiti pubblicitari costituiscono una grossa fetta del fatturato anche del colosso che, proprio così, lucra sulla nostra attenzione; una pubblicità personalizzata sul tipo di interessi che l’utente manifesta navigando in internet anche se è possibile attivare la modalità anonima per non ricevere messaggi pubblicitari customized.
In Google come in altri motori di ricerca però è anche vero che quando faccio una ricerca non sempre è presente la pubblicità, quando invece questa viene mostrata dal motore di ricerca, questo non guadagna nulla finché qualcuno non vi clicca; un fattore che porta a far si che le persone clicchino nella misura in cui ritengono che il contenuto di quell’annuncio possa essere utile.
Pubblicità di ieri, di oggi, l’attenzione del potenziale cliente è sempre nel mirino ed oggi quel mirino ha le armi dei new media.