“Mamma ho perso l’attenzione!” ALLARME ADHD, Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività
Il regalo più prezioso che possiamo fare a qualcuno è la nostra attenzione. (Thich Nhat Hanh)
“ATTENZIONE”: ecco la nuova parola chiave in grado di far sbarellare la SEO e Google Trend; la nuova moneta di scambio per i colossi di tutto il mondo a caccia di nuovi “adepti”.
Un’attenzione che sebbene nel mirino di molti, risulta essere più difficile da intercettare rispetto al passato per il semplice fatto che i suoi possessori, gli utenti prosumers, rispetto ad un po’ di tempo fa, appaiono più complessi e più difficili da intercettare a causa di quella “attenzione”, appunto, che si è fatta sempre più parziale e che si è andata progressivamente sgretolando arrivando ai minimi storici.
Ridottasi drasticamente nell’arco di un decennio, la nostra capacità d’attenzione è passata dai circa 3 minuti ai circa 40 secondi stando a quanto rilevato da uno studio condotto da Microsoft Canada nel 2015.
Fin qui apparentemente nulla di male se non fosse che quelle continue perdite d’attenzione popolano la vita di tutti i giorni di effetti negativi; l’incapacità di concentrazione o distrazione che dilaga oggi, infatti, non solo la troviamo tra i più giovani ma anche tra i più adulti ed è da imputarsi primariamente alla presenza costante nel nostro quotidiano degli smartphone in grado di distogliere la nostra attenzione inficiando produttività e performance nei più svariati campi che richiedono la più minuziosa attenzione.
Ed è così che tutta questa disattenzione e distrazione che caratterizza il vivere multitasking di oggi si traduce in perdite reali non solo quindi in termini di minuti o ore preziose sacrificate all’online piuttosto che al coltivare amicizie ed hobbies ma anche in perdite di denaro da parte delle imprese che hanno a loro seguito un esercito di distratti iperconnessi.
Lo scienziato Michael Merzenich fu tra i primi a dimostrare gli effetti della continua esposizione agli smartphone sul cervello e osservò che questi erano in grado di modificarlo sia da un punto di vista strutturale che funzionale e aspetto che venne ulteriormente sperimentato e verificato anche in alcune prove di brain drain, o “prosciugamento del cervello” e con cui anche altri studiosi poterono dimostrare come la presenza del cellulare inficiasse sull’esito di prove che necessitavano di particolare attenzione e concentrazione.
Ed eccoci qui esattamente come i piccioni del Professor Burrhus Skinner affetti da dipendenza da ricompensa variabile esposti a ricette perfette di marketing elaborate da team di businessmen psicologi per magnati o aspiranti tali che ad oggi mirano sempre più all’attenzione: la nuova valuta del mercato digitale ma molto più preziosa dei soldi e da cui realtà come la californiana Boundless Mind hanno già iniziato a lucrare dopo aver compreso l’importanza di trasformare gli utenti in distratti consumatori seriali estremamente impulsivi o meglio compulsivi.
Ed è anche così che scopriamo che un numero sempre più crescente di persone è affetto da ADHD, Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, un disturbo che comporta difficoltà d’attenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello d’attività e aspetti che poi confluiscono in un altro disagio quello dato dall’overload informativo per cui tutti quei continui stimoli a cui siamo esposti che tentano di distrarci dalla nostra distrazioni non farebbero altro che sovraccaricare il nostro sistema mandandolo letteralmente in tilt.
ADHD non sono quindi solo le problematiche connesse all’incapacità dei bambini di regolare il loro comportamento ma anche tutte le problematiche che interessano forse ormai tutte o quasi tutte le fasce d’età più o meno profondamente ma sostanzialmente nessuno escluso.
L’ADHD può diventare così un problema molto serio se non affrontato nella debita maniera per l’individuo stesso ma anche per chi lo circonda si tratti di affetti come di lavoro e tanto che, nei casi più gravi, può anche rappresentare un vero e proprio ostacolo al conseguimento degli obiettivi personali e non.
Il ridursi esponenziale della capacità di concentrazione configura così il disturbo da deficit d’attenzione, ADHD; ma non solo, infatti questo non è da considerarsi un disturbo dell’attenzione in sé e come a lungo sostenuto ma scaturisce da un difetto evolutivo nei circuiti cerebrali che stanno alla base dell’inibizione e dell’autocontrollo e, come osservato, proprio la presenza del cellullare avrebbe le capacità di modificare l’asset della struttura stessa del nostro cervello stimolando alcuni emisferi piuttosto che altri.
Aggressività, disturbi della socialità, immaturità, isolamento, disattenzione, iperattività ed impulsività sono tutti problemi che ad oggi risultano essere all’ordine del giorno e patologie medico-sociali da considerarsi per questo connesse al momento storico in cui stiamo vivendo noi cittadini iperconnessi.
Reparti di iperconnessi
I disturbi di condotta con ansietà, bassa auto-stima, inattenzione, impulsività, disorganizzazione ma anche i disturbi opposizionali come la deprivazione sociale, il basso rendimento e la bassa competenza sociale fanno dei netizen delle cavie da cui asportare quella poca attenzione che rimane.
E gli adulti affetti da ADHD si trovano a dover far fronte ad una esistenza per nulla facile e dove ogni cosa richiede uno sforzo immane e insormontabile; dovendosi scontrare pressocchè tutti i giorni con difficoltà ad organizzare programmi, tempo e lavoro, dovendo combattere con la disattenzione che si cronicizza e la distraibilità sempre in fase acuta ed è così che tutti questi soggetti si trovano in un marasma che pregiudica la loro esistenza.
E da qui la necessità di assistenza con interventi di tutoring ma anche rieducazione che passa attraverso l’autocontrollo nei confronti di quella che a tutti gli effetti è una dipendenza, quella da smartphone.
Aiutati sia dalla propria volontà ma anche da figure professionali che accompagnino il soggetto nel cammino e che nei casi più gravi necessita anche di un aiuto farmacologico non sembra essere comunque una strada di sola andata: dalla distraibilità indotta dai new media si può uscirne ma fino a quel momento l’ADHD causerà disagio nella difficoltà ad organizzare l’informazione e “ordinare” la propria vita che verrà presa d’assalto dal caos nel subentrare, poi, anche dello stress che deriva proprio da quella disorganizzazione da distrazione.
Demoralizzazione, scoraggiamento, incapacità di portare a termine un compito sono tutti aspetti che insieme alimentano la frustrazione da deficit di attenzione e che scava nel profondo ma il ritorno della fiducia in sé stessi, dell’autostima e il raggiungimento degli obiettivi che ci si era prefissati è ancora possibile con i giusti accorgimenti ma soprattutto con lo svezzamento da schermo.
#REPOST…molto spesso disconnesso.. è felice.. #JOMO: JOY OF MISSING OUT