METAGRAMMI PER TUTTI I GUSTI
[Ottava puntata]
Il gioco del metagramma, nella sua versione classica, consiste nel cercare di unire due determinate parole, composte dallo stesso numero di lettere, mediante una catena (più corta possibile) di altre parole, nel rispetto delle seguenti regole:
– ogni parola deve essere ottenuta dalla precedente, mediante il cambio di una sola lettera;
– non valgono nomi propri, né forme verbali diverse dall’infinito e dal participio;
– il passaggio da una parola alla successiva non è valido, se alle due parole possono essere attribuiti solamente dei significati che presentano attinenze molto forti tra loro.
Ad esempio, si può passare correttamente, con 6 passaggi intermedi, da: CENTO a MILLE, nel seguente modo:
CENTO – CONTO – CONTE – MONTE – MOLTE – MOLLE – MILLE
Non sarebbero invece corrette le seguenti soluzioni:
CENTO – MENTO – MONTO – MONTE – MOLTE – MOLLE – MILLE
(monto è una forma verbale, diversa dall’infinito e dal participio);
CENTO – CONTO – COLTO – MOLTO – MOLTE – MOLLE – MILLE (molte può essere interpretato solo come femminile plurale di molto).
Questo gioco, la cui paternità è attribuita a Lewis Carroll (l’autore di Alice nel Paese delle Meraviglie) venne introdotto per la prima volta in Italia nel 1967, dal mitico Wutki, sulla rivista Linus.
Non è difficile verificare come le regole, alquanto rigide, del metagramma classico consentano una quantità relativamente ridotta di applicazioni interessanti.
Un modo per allargare sensibilmente il campo dei potenziali collegamenti, può consistere nell’ammettere, accanto al cambio di una lettera, anche l’anagramma di un’intera parola (ferme restando tutte le altre regole prima illustrate). Ad esempio, si può passare da PIANTO a RISATA (parole, non collegabili con le regole classiche), con 5 passaggi intermedi, nel seguente modo:
PIANTO – PIANTA – PANATI – PARATI – RAPATI – RASATI – RISATA.
Un metagramma di questo tipo può essere definito clastico (ovvero: costituito di frammenti), in quanto il meccanismo fondamentale dell’anagramma consiste, in pratica, nella riduzione in frammenti di una parola e nella sua successiva ricomposizione.
Un sistema per allargare il campo delle potenziali applicazioni anche a parole di differente lunghezza (cosa non possibile, nei due casi precedenti), può consistere nell’ammettere non solo il cambio, ma anche lo scarto o l’aggiunta di una sola lettera (non, però, l’anagramma, per non esagerare…).
Ad esempio, si può passare da: PAROLE a FRASI, con 5 passaggi intermedi, nel seguente modo:
PAROLE – PROLE – PROSE – ROSE – ROSI (rosicchiati, sgretolati) – RASI – FRASI.
Un metagramma di questo tipo può essere definito elastico, per la potenziale variabilità della lunghezza delle parole in gioco.
A questo punto, mi permetto di sottolineare come si possa (casualmente?) passare da CLASSICO a ELASTICO, mediante un metagramma classico, composto da un solo passaggio intermedio, nel seguente modo: CLASSICO – CLASTICO – ELASTICO…
Per esercizio, ora provate a passare da CUORE a TESTA, utilizzando tutti e tre i tipi di metagrammi prima illustrati.