ESSEN 2019: il report – mercoledì
Come ogni anno ci troviamo nuovamente insieme su queste pagine per il resoconto di quella che per me è ormai la dodicesima fiera consecutiva ad Essen. La formula ormai collaudatissima prevede l’arrivo in aereo, l’affitto di macchina ed appartamento fuori Essen, e i soliti compagni di viaggio: Fabrizio (Etrigan), Alessandro (Jelerak) e Marco (Zerro73). Con loro ci si ritrova in terra crucca il martedì, per poi andare fin dalla mattina alla fiera di mercoledì, giorno in cui gli stand sono in allestimento. Con noi si uniranno i soliti, carissimi amici, come Michele (GrandeMu), che è uno degli irriducibili che non manca mai anche il mercoledì mattina.
Si tratta di un giorno di preparativi per cui è difficile riuscire a provare qualche titolo ma è sempre bello salutare gli amici al lavoro. Dopo tanti anni, sono diverse le amicizie tra gli autori, gli editori ed i dimostratori. Ci sono persino dimostratori stranieri che ormai ci riconoscono e salutano sempre con calore e cortesia, ricordandosi di noi per le partite fatte e spiegate negli anni passati.
È bello vedere la fiera che prende forma, che cresce ora dopo ora in una moltitudine di tavoli, banner, stand sempre più lussuosi e scenografici. Anche quest’anno, come ogni anno, la fiera è più grande, più ricca e più accogliente. Questa volta i padiglioni sono sei e completamente pieni. Si è aggiunta un’entrata e alcune vecchie conoscenze hanno cambiato posto (ad esempio la Cranio non è più accanto all’entrata del padiglione uno come sempre). Insomma, le cose cambiano e restano le stesse.
Grazie a disponibili spiegatori orientali ed a qualche amico italiano quest’anno riesco a provare quattro giochi, tutti presenti nella mia lista delle cose interessanti da testare.
Lo ripeto tutti gli anni ma lo ribadisco anche questa volta: si tratta di una prima partita, in molti casi (dove non specifico diversamente) neppure completa. Pertanto occorre sempre prendere queste mie prime impressioni con il beneficio del dubbio. Al più sono aiuti per orientarsi all’acquisto o alla prova, soprattutto per chi conoscendo i miei gusti può capire un minimo se sono titoli nelle sue corde. Non pretendo di poter dare giudizi definitivi e particolarmente affidabili su titoli di cui ho sentito la spiegazione in inglese e di cui ho fatto solo qualche turno, tuttavia in una fiera dove escono più di mille titoli ogni anno anche solo un parere dopo qualche turno come il mio rimane un valido aiuto per non comprare al buio scatole che ormai raramente si discostano dai 50€ o più di spesa.
Eccovi i titoli provati oggi:
Nusa Rasa:
Si tratta di un gioco indonesiano che sarà presto su Kickstarter e non è attualmente in vendita in fiera. Ci sediamo la mattina perché è uno dei pochissimi già intavolati e i cui dimostratori sono già disponibili a spiegarlo. È un titolo in cui si gestisce un ristorante durante quattro round di gioco. I round sono suddivisi in quattro turni in cui i giocatori piazzano i loro tre lavoratori per poi servire ai tavoli le pietanze preparate nella fase finale del round soddisfacendo le richieste dei vari avventori ai tavoli. Piazzando i tre lavoratori a disposizione si possono svolgere diverse azioni che sono: prendere le materie prime per i piatti, migliorare la propria cucina, prendere le ricette per i piatti da servire, fare soldi, vendere o comprare altre materie prime al mercato, diventare primi al turno successivo ed altre cose simili. Nella fase finale del round, invece, si dovranno pagare i salari al personale (due soldi ogni lavoratore) servire i piatti e preparare il round successivo. Non c’è nulla di particolarmente originale se non il fatto che il titolo è estremamente punitivo, facendo perdere punti ad ogni cosa che non si riesce a fare (piatti presi ma non preparati, salari non pagati ecc. ecc.. Esiste, oltre alla modalità provata da noi, anche una versione più semplice per famiglie. Quello che realmente manca, oltre che qualche spunto originale, è la possibilità di mettere in piedi un motore di gioco, che invece si ripete ogni round praticamente uguale a quelli precedenti. Calcolando che abbiamo fatto solo due dei quattro round, e quindi non posso che darne un giudizio approssimativo, il gioco è carino per la cattiveria nel caso di errori ma non brilla per particolari trovate. Carino ma non eccellente.
Voto per tipo di gioco: 6,5
Voto personale: 6
Florenza Dice Game:
Questo Roll&Write della Placentia riesce a liofilizzare l’esperienza di gioco di Florenza Boardgame in poco più di un’ora senza snaturare il gioco cui si ispira. Di fatto con l’utilizzo di sei dadi ed i classici fogli dove segnare quanto si ottiene, questo titolo restituisce ottime possibilità strategiche e tattiche risultando un titolo molto più impegnativo e profondo degli altri Roll&Write da me provati. La gestione dei dadi è molto manipolabile tramite la costruzione di parecchi edifici e la tensione è costante per cercare di fare gli obbiettivi di gioco prima degli altri. Con un meccanismo per cui chi è di turno lancia i sei dadi e ne utilizza tre, lasciando agli altri la scelta di un dado tra i tre rimasti tutti sono sempre in gioco ed i 4 turni sono pieni di scelte complesse con pianificazione a medio termine. Si devono costruire edifici del tutto simili al gioco da tavolo compresi i diversi quartieri (chiesa, palazzo e rione), che, se completati, danno un ulteriore bonus. Molte le cose da tenere d’occhio e tanti i poteri e le caratteristiche diverse sbloccate alla costruzione degli edifici (che sono più di venti, tutti diversi). Un acquisto quasi obbligato per quanti amano questa tipologia di giochi e ne hanno sempre sofferte l’eccessiva semplicità. Questo titolo, infatti, per peso e scelte da fare in partita è decisamente profondo e assimilabile ad un board game classico. Promosso a pieni voti anche per la scatola piccola come il prezzo di vendita. Ci facciamo una partita completa con buona soddisfazione di tutti al tavolo. Bello.
Voto per tipo di gioco: 7,5
Voto personale: 8
Masters of Renaissance:
Gioco di circa un’ora di durata edito dalla Cranio Creations che prende l’ambientazione da Lorenzo il Magnifico ma vi inserisce un intrigante sistema di raccolta delle risorse e di immagazzinamento delle stesse. Ogni turno si può scegliere tra comprare una carta, attivare tutte le carte possedute o raccogliere risorse tramite una griglia su cui si inseriscono palline che rappresentano le risorse del gioco. La particolarità è tutta nella fase di raccolta risorse che si prendono su una griglia 3X4 in cui si attiva una riga o una colonna ma le risorse in essa contenute vanno immagazzinate in un sistema limitato in cui si possono tenere solo una risorsa di un tipo, due di un altro e tre di un altro ancora. Se si prendono risorse che non si possono tenere, per ogni risorsa scartata gli altri giocatori ottengono un avanzamento gratuito sulla track della religione. Questa è un track in cui arrivare alla fine è uno dei due modi per far finire il gioco e chi rimane troppo indietro perde la possibilità di fare fino a 9 punti vittoria. Altra cosa interessante è la possibilità di attivare le carte possedute che hanno tutte la possibilità di convertire risorse in modo sempre più vantaggioso al salire di livello delle carte prese. In compenso le risorse ottenute con queste conversioni vanno a finire in una riserva che non ha limiti e può essere mantenuta senza problemi al contrario dei magazzini utilizzati con le risorse prese sulla griglia. Le carte sono di quattro macro-tipologie e di tre livelli. Prendere una carta di secondo o terzo livello vuol dire coprire le carte del livello precedente e si può fare solo se si possiedono i livelli precedenti da ricoprire appunto. Comprare sette carte è la seconda possibile condizione di fine partita. I punti si fanno sulla track della religione e con le carte. Il gioco è interessante, profondo e con una durata limitata. I materiali sono buoni e abbondanti ed il feeling ottimo durante la partita. Peccato il prezzo non sia bassissimo attestandosi intorno ai 40€ in fiera. Siamo riusciti a fare una partita intera e dire che si tratta di un titolo consigliato agli amanti di giochi medi di breve durata.
Voto per tipo di gioco: 7,5
Voto personale: 7
Elektropolis:
Titolo taiwanese che ci mette nei panni di costruttori di città. Durante ognuno degli otto turni di gioco si devono svolgere due fasi. Durante la prima, uno alla volta, i giocatori devono decidere quante tessere adiacenti andranno a prelevare dal cerchio di quelle disponibili, considerando che più tessere si prenderanno e più tardi si finirà nell’ordine di turno delle fasi successive. Nella seconda parte del round si prenderanno le tessere ed una carta che stabilisce alcuni premi immediati o a fine partita e la zona della propria griglia della città dove si dovranno posizionare le tessere prese. Le tessere rappresentano diversi edifici che vanno da case (che fanno salire la soddisfazione della popolazione) a industrie ecologiche (che non inquinano) a industrie a carbone, energia elettrica o nucleare (che generano inquinamento). Oltre agli edifici si possono prendere le fonti energetiche di suddette industrie che sono le uniche a non dover essere posizionate sulla griglia cittadina. A fine partita si vede quanta energia si produce (punti vittoria) considerando solo le centrali che si riesce ad alimentare. A punti fatti in partita e con la produzione di fine gioco di dovrà sottrare il quadrato dalla differenza tra il proprio inquinamento e la felicità popolare.
Il gioco è interessante e molto scorrevole ma non mi ha soddisfatto in pieno risultando un pochino ripetitivo. Però siamo riusciti a fare solo metà partita per cui è difficile dare un giudizio poco più che approssimativo.
Voto per tipo di gioco: 6,5
Voto personale: 6
Da Essen per oggi è tutto, ci rivediamo al termine della prima giornata di fiera vera e propria domani. Buonanotte.
[Mio articolo pubblicato anche su Tana dei Goblin, licenza CC]